Un territorio in dissesto

Gli alessandrini cominciano a fare i conti con il dissesto del loro comune, e scuotono la testa. Non che la città sia povera, lo abbiamo detto tante volte: c’è un risparmio plurigenerazionale su cui tanti (non tutti, peraltro) possono contare, “tenuta” del sistema bancario permettendo.

Ma Alessandria è città improduttiva, troppo sbilanciata su rendite, pensioni e stipendi pubblici. E dopo anni in cui, colpevolmente, in tanti hanno fatto finta che così non fosse, o che fosse comunque una condizione assolutamente normale, il dissesto di Palazzo Rosso è l’evento “scatentante”, che sta facendo emergere questa consapevolezza un po’ inquietante. Eh sì, perchè le rendite finanziarie saranno sempre più erose da balzelli comunali, provinciali e statali di ogni tipo. E i patrimoni immobiliari improvvisamente non vengono più percepiti come tali, ma come un costo. “Vorrei vendere, ma nessuno compra: e non trovo neppure da affittare a persone minimamente affidabili. Un disastro”. Così migliaia di seconde case, in città e nelle campagne, diventano zavorra, e anche grazie all’Imu (oltre che alla crisi generale) il loro valore decresce rapidamente.

Anche questa, in fondo, è una delle sgradevoli conseguenze del dissesto. E non si venga a dire, naturalmente, che è meglio essere nullatenenti, perché in questi tempi di crisi il disagio vero, quello che mette a rischio la possibilità di offrire un futuro dignitoso ai figli per intenderci, lo affrontano come sempre i più poveri (e chi ha in casa malati cronici, o portatori di handicap): salari deboli e “traballanti”, una serie di servizi pubblici che “esploderanno” verso l’alto sul piano dei costi, vedendo probabilmente saltare anche esenzioni e agevolazioni.

E le grida di dolore non arrivano solo da Palazzo Rosso. E’ di sabato la dichiarazione del presidente della Provincia, Paolo Filippi: «Abbiamo stimato che dovremo fare a meno di circa 5,5 milioni di euro nel 2012, dopo gli 8,5 delle precedenti manovre. Nel 2013, se ancora ci saremo, dovremo affrontare un altro taglio di risorse di 11 milioni. E’ per questo che dico che siamo già morti e sepolti».
Niente mezze misure, e fa bene. Di questi tempi, anche illudere la gente è una colpa. E se per la chiusura del Marengo Museum probabilmente le vesti se le stracceranno in pochi, andate un po’ a spiegare agli alessandrini che, con le casse degli enti in queste condizioni, è a rischio addirittura la spalatura della neve il prossimo inverno, sia sulle strade comunali che provinciali…

Attenzione però: ci apprestiamo a pagare, tutti insieme, i risultati di politiche pubbliche sciagurate di medio lungo periodo. E, senza in qualche modo voler sminuire le responsabilità di chi ha mal gestito il Comune di Alessandria nell’ultimo quinquennio, rendiamoci conto che la questione è assai più ampia. Anche se a noi italiani piace trovare sempre l’eroe da un lato, il capro espiatorio dall’altro.

Quel che Filippi, Rossa e altri politici non possono dire (ma sanno bene, perchè sono tutt’altro che sprovveduti) è che gli enti che si ritrovano ad amministrare (ma anche altri) hanno ormai come mission quasi eclusiva quella di reperire le risorse per pagare gli stipendi dei dipendenti. E d’altra parte mettere in campo drastiche politiche da “tagliatori di teste” va ben oltre le loro prerogative di politici, e avrebbe comunque conseguenze ancora più devastanti per tante famiglie, e per tutto il territorio.

La coperta è sempre più corta signori miei, e vie d’uscita indolori temo proprio che non ce siano.

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