Volano i profitti del polo chimico: e la bonifica?

“Accidenti – mi dice un amico nei giorni scorsi – ho letto sul giornale che il polo chimico di Spinetta va alla grande, ed esporta quasi tutto all’estero. A noi però rimangono gli effetti collaterali”. Sa che sono sensibile su questo tema, e gli piace stuzzicarmi.

In realtà però l’amico ha messo il dito nella piaga. Ossia: si avvicina la data del processo (che poi magari slitterà di altri 6 mesi per qualche cavillo procedurale: mi stupirei del contrario), e parte sui media locali la grancassa del consenso. Ben orchestrata, sia pur con qualche distinguo, dai sindacati, che naturalmente hanno nel proprio dna la tutela contrattuale ed economica dei propri iscritti, per cui ci sta.

Però ci piacerebbe che anche per la salute dei lavoratori (e di tutti gli abitanti della Fraschetta e di Alessandria, attenzione) ci fosse la stessa attenzione, lo stesso rispetto. E’ evidente che, nei decenni, non è mai stato così. Ed è altrettanto evidente che, anche oggi, di bonifiche serie e radicali (quindi costose, certo) non se ne parla minimamente. Ricordate gli slogan di Fabbio e Repetto? Beh, oggi pare siano stati derubricati pure quelli. Silenzio assordante, avanti tutta, e chi si ammala peggio per lui.

Nei giorni scorsi il solo Lino Balza è tornato a fare l’elenco dei veleni, e a ricordare che, con certi profitti, sarebbe anche lecito aspettarsi un impegno sostanziale, da parte del gruppo chimico, sul fronte del devastato territorio alessandrino. I sindacati, invece, tacciono. Mentre i politici, beh loro hanno ben altri problemi di questi tempi.

Quanto all’andamento positivo sul mercato della Solvay, e di tutto il comparto chimico, non possiamo che esserne lieti sul fronte occupazionale. Ma si tratta, al contempo, della dimostrazione di quanto la nostra provincia sia arretrata, sul piano economico culturale. Non raccontiamoci frottole: nessun territorio evoluto ospita con entusiasmo fabbriche chimiche, che finiscono solitamente con l’insediarsi nelle aree più deboli, depresse, culturalmente modeste.

Insomma, Alessandria richiama per associazione mentale Brindisi o certe province sarde, non certo la silicon valley o anche semplicemente operosi distretti artigianali o agricoli. E non si vedono all’orizzonte segnali o progettualità in grado di cambiare la situazione in modo significativo.

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