Tutti contro Morando?

Ho letto, con leggero ritardo, il duro attacco (posso dire anche un po’ noioso nella forma?) della sinistra novese al senatore del Pd, l’arquatese Enrico Morando (nella foto).

La mia attenzione personale sarebbe anche “svolazzata” altrove, se l’articolo non mi avesse riportato alla memoria il commento dell’altra sera di un mio amico, tutt’altro che di sinistra, con Il Piccolo in mano, di fronte alle stesse esternazioni di Morando: “ma questo qui una volta non era comunista?”. “Eh, sì, una volta sì” gli ho risposto io, pochissimo interessato ad approfondire la vicenda. Faceva davvero troppo caldo, quella sera, per mettersi a parlare di politica.

Però, a ripensarci, questo prender schiaffoni da sinistra e da destra è piuttosto emblematico di un partito, il Pd, che non si capisce bene come voglia posizionarsi rispetto ai grandi temi attorno ai quali si gioca davvero non dico la sopravvivenza (si sopravvive sempre, a meno di distruzione atomica), ma un futuro dignitoso per il Paese. Va bene il pluralismo interno, sempre meglio di un “non partito” come il Pdl, dove il dibattito è da sempre sostituito dai diktat del Capo, e in cui solo da poche settimane qualcuno sta provando timidamente a capire se davvero il dissenso è consentito.

Ma insomma è chiaro che su questioni come il welfare (pensioni, sanità, scuola, servizi sociali) si gioca una partita in cui o si sta da una parte, o si sta da quell’altra. Morando, pur puntualizzando che bisogna cominciare ad eliminare i privilegi di chi sta in alto, a partire dal Parlamento ecc ecc…(ma noi non ci crediamo più, e i fatti sono tutti dalla nostra parte), una posizione netta l’ha presa, che la si condivida o meno. Ed è, come sintetizzava il mio amico, una posizione molto liberale e assai poco di sinistra.

Certo, il realismo,  i conti pubblici che sono quel che sono, ossia da profondo rosso. Ma a mio parere l’approccio di un partito di popolo deve essere assolutamente opposto: ossia i pilastri del welfare sopra citati sono irrinunciabili, e per difenderli e migliorarli dobbiamo andare a prendere i soldi là dove ci sono (ma anche, naturalmente, ridurre davvero i costi della macchina pubblica: e a partire dall’alto, altrimenti non vale). Mi pare che qui si stia dicendo il contrario: i soldi non bastano, quindi tagliamo diritti dei cittadini e dei lavoratori e buonanotte ai suonatori. Non è così?

Ma intanto, per ha voglia di approfondire, ecco la ricetta ufficiale del Pd per uscire dalla crisi.

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