Terzo Polo fermo ai box? E intanto l’Idv…

La politica alessandrina non si ferma neanche per il week end di prepararazione al ricordo dei defunti, e continua a tessere la sua tela.

Due gli elementi che possiamo provare a commentare (tralasciando il ring, sempre più amichevole e alla “volemose bene” delle primarie del centro sinistra, di cui parlano già in tanti), ossia il terzo polo e l’Idv.

Partiamo dal primo? Leggo su AlessandriaNews di ieri:

“La fuga in avanti di qualcuno, in piena solitudine, ha sicuramente fiaccato e indebolito il progetto del terzo polo in città, ma l’Api fino all’ultimo spera e lavora affinché il terzo polo si presenti unito all’appuntamento elettorale della primavera prossima. Se ciò non dovesse verificarsi l’Api è pronta fin da subito a esprimere un proprio candidato a sindaco di Alessandria”.

Traduco: i due Gianni (Vignuolo e Barosini) non si amano, dialogano poco e rischiano di fare la fine dei due famosi galli, in un pollaio dalle dimensioni ancora tutte da determinare.
Barosini è partito da tempo con la sua campagna elettorale, con una serie di manifesti 6×3 e credo qualche uscita sul “noto trisettimanale locale”. Ha poi il vantaggio di una certa visibilità personale, legata al suo ruolo di presidente del consiglio provinciale. Vignuolo (foto in alto) però, par di capire, non ci sta, e rivendica un metodo non accettabile (la “fuga in avanti di qualcuno”), minacciando di sfilarsi dal progetto unitario del terzo polo. Non pervenuta, per ora, la posizione di Fli, il cui coordinatore provinciale Ristorto però pare in buona sintonia con Barosini (e intenzionato a candidarsi personalmente come sindaco di Acqui Terme, dicono i bene informati. Del resto ad Acqui Ristorto fu già assessore in passato).

Quindi Vignuolo scenderà in campo direttamente, arricchendo ulteriormente il panel dei candidati della corsa di primavera? Oppure sceglierà, come Api, di appoggiare qualche altro candidato in campo? Lo vedremo….così come vedremo quali sono le reali intenzioni dell’ex sindaco Mara Scagni, rispetto alle cui scelte qualche lettore nei vari commenti ai post dei giorni scorsi e in e-mail private mi chiede lumi. Davvero non lo so, e osservo con voi, e con interesse.

Poi c’è l’Idv: delle polemiche dei giorni scorsi abbiamo letto abbondantemente sui giornali.

Ora non resta che capire chi vincerà il braccio di ferro interno: possono convivere ancora il segretario provinciale Vincenzo Demarte (foto in basso) e i “ribelli” Bellotti, Barrera e Laguzzi? Difficile direi. E quindi che succederà? Resa dei conti interna, esplulsioni, uscite volontarie? Per ora Demarte registra la solidarietà del suo segretario regionale (che peraltro a Torino ha pure lui le sue belle “gatte da pelare”, a quanto si legge in giro), e qualcuno dice che stia medidando la propria candidatura “in proprio” alle prossime comunali.

Al fianco dei “ribelli” si schiera invece Rita Rossa. Preludio a qualche tipo di alleanza, lista civica o simili? Ma Paolo Bellotti non aveva annunciato, tra l’altro proprio al sottoscritto, il proprio ritiro dalle scene politiche?

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Pdl e Pd: declino parallelo?

Pd+l e Pd-l, come dice Grillo? Certamente l’impressione è che i due principali partiti del Paese stiano vivendo un parallelo, e non so quanto arrestabile declino. Provo a rifletterne con voi, a costo di perdere qualche altro saluto per strada. Ma senza spero farmi dei nemici (e per così poco poi…)

Allora, stiamo solo alle cronache locali, che bastano e avanzano.

Il Pdl alessandrino e provinciale mi sembra che un partito nel senso pieno del termine (congressi, riunioni, confronto democratico) non lo sia stato mai. Bastava il marchio, il culto del capo supremo, la disciplina di partito e l’appartenenza. E naturalmente i voti, perchè a tanti nostri concittadini quanto sopra è andato benone per 18 anni, anche se adesso se gli parli di Berlusconi fischiettano, sospirano, osservano i cumulo nembi.

Oggi il Pdl è a pezzi nel capoluogo, e non so capire dove finisca l’eroismo e cominci l’incoscienza del sindaco Fabbio, quando dice di voler fare cinquanta incontri con gli alessandrini in 48 ore……ultimamente gira anche voce (non confermata) che il primo cittadino voglia fare i comizi a testa in giù da 20 metri di altezza: ma di Stefano Venneri, uomo dei record, ne basta e avanza uno per città, in fondo.

Quanto il Pdl sia frammentato al suo interno lo si capisce chiacchierando con gli sfiduciati consiglieri comunali, ma anche “annusando” le intenzioni (non sempre esplicitamente dichiarate, ma ci vuol poco ad intuire la situazione) di alcuni degli esponenti locali del partito. Emanuele Locci ha già dichiarato che valuta l’ipotesi di candidarsi sindaco, Fabrizio Priano sta cercando di capire se le primarie di cui il segretario Alfano parlò l’estate scorsa sono ancora un’ipotesi sul tappeto, Maconi e Bonadeo se incontrano Fabbio per strada non cambiano strada, ma per pura educazione.

Altrove in provincia, mi pare che il Pdl non stia messo meglio: dove governa, come a Tortona, scricchiola paurosamente. Dove è all’opposizione, come a Novi, in sostanza non c’è da anni.

Ma se guardiamo all’altra faccia della medaglia, ossia al Pd, che c’è di diverso? Le primarie di Alessandria sono un flop indiscutibile in termini di candidati: non mi si dica che una corsa a due, peraltro con evidente disparità di liste e partiti di appoggio, è quel che ci si augurava varando l’iniziativa, perchè sarebbero frottole. La realtà è che, mentre proliferano gli aspiranti sindaci (ne spunta almeno uno in più a settimana: in primavera potrebbero essere almeno una ventina), il Pd alessandrino, come quello nazionale, sembra convinto che, semplicemente, poichè il ciclo di Berlusconi (e probabilmente, per riflesso romano e anche per “meriti” propri, anche quello di Fabbio) è al capolinea, allora gli italiani, e i mandrogni, altro non potranno fare che avallare l’alternanza di sempre.

Intanto però, come abbiamo constatato su più fronti in questi giorni, il Pd di casa nostra perde pezzi per strada. Qualche esempio? Parise e Scagni ad Alessandria sono ormai più fuori che dentro, mentre il segretario provinciale Borioli e Maurizio Lanza, segretario dimissionario di Cassine, si scambiano carinerie e si danno il benservito a vicenda sul web. E poi c’è il “fortino” novese, dove la situazione è da resa dei conti: in poche settimane si sono dimessi un assessore, un consigliere comunale (o forse due?), e il segretario cittadino. Carica per la quale sarebbe già stati diversi i “ma anche no, grazie” fra i papabili contattati, tanto che l’on. Lovelli lancia l’allarme dalle colonne del settimanale Il Novese. E la vecchia guardia sembra sì prossima a riprendere il controllo del partito, ma della terza età.

Ma davvero tertium non datur? Bah…Non so voi: io ho come l’impressione che qui, se la società civile non decide davvero di voltare pagina, prendendo in mano la situazione (anche dentro i partiti esistenti naturalmente: Pdl, Pd e gli altri sono semplici scatole. E’ il contenuto che va cambiato) ce la vedremo davvero brutta…

Piove sempre sul bagnato

Tiriamo tutti un sospiro di sollievo, perchè il Comune di Alessandria, per quanto disastrato nei conti, sa ancora trovare, quando serve, le risorse necessarie a non privarsi di professionalità imprescindibili.

Ne avevamo parlato, se ben ricordate, ai primi di settembre. In un’intervista a La Stampa l’architetto Enrico Pelizzone  (appena conquistati i meritati galloni di pensionato dopo una vita di duro lavoro come Direttore dell’Area Servizi di Pianificazione e Sviluppo Territoriale Economico e Culturale di Palazzo Rosso) annunciava che, nonostante i 65 anni compiuti, lui ai giardinetti ci sarebbe stato poco. Noblesse oblige, e se gli impiegati comunali lo avevano (bonariamente, s’intende) soprannominato il Cardinale, è chiaro che le panchine o il bar sport non potevano essere il suo destino.

Volere è potere, si sa. Anche se un po’ in sordina, il suo ex stretto collaboratore architetto Pierfranco Robotti si è subito attivato, e se andate sul sito dell’ente a “ravanare” con un po’ di pazienza nell’albo pretorio on line (atti deliberativi) trovate come ho fatto io, anche se un po’ “imboscata”, la determinazione 2014, che parla di “Affidamento di incarico per prestazione di servizi inerenti pianificazione e programmazione economico/strategica e urbanistica e di supporto progettuale e di coordinamento operativo, in materia di definizione di progetti di sviluppo urbano”.

I dettagli leggeteli voi. Trattasi di una robetta da 20 mila euro lordi, per carità. Argent de poche per chi da sempre è abituato a ben altri introiti. E naturalmente senza menate di vincoli di orario, o altri “paletti” da pischelli. Immagino che per quella cifra un architetto trentenne avrebbe firmato per un bel part time annuale “lungo”. Ma naturalmente anche noi, profani di architettura, piani regolatori e bilanci, ci rendiamo ben conto che questo incarico è:

a) indispensabile, come altre consulenze strategiche, anche in un contesto di crisi finanziaria dell’ente senza precedenti.

b) ad personam, perchè le competenze non s’inventano, e i ragazzi, si sa, son ragazzi, o ragassuoli, come mi ha ricordato di recente un amico di questo blog.

Però vediamo il bicchiere mezzo pieno, dai: il Comune di Alessandria non è proprio in bolletta totale, come si dice in giro. E chi continua a dire che per i laureati il lavoro manca, e che gli architetti in particolare sono tra i più penalizzati dalla crisi, forse dovrebbe informarsi un po’ meglio, che diamine, e crearsi opportunità.

Animo ragazzi, animo. Mandate subito un cv al sindaco Fabbio e all’architetto Robotti, non è detto che una consulenza strategica non salti fuori anche per voi…

E. G.

La “rumenta”, che business….

I rifiuti, che business. O meglio che salasso per le tasche dei cittadini, e che affarone per chi opera nella filiera. E naturalmente non mi riferisco a chi materialmente svuota i cassonetti. Ma neanche penso per forza a proventi illeciti, che pure in quel settore sembrano abbondare, così come gli intrecci con la malavita.

Anche nella nostra provincia la raccolta e, soprattutto, lo smaltimento della “rumenta” pare ormai essere uno dei principali pilastri dell’economia, e d’altra parte se, come me, vi occupate almeno una volta alla settimana dello smaltimento del pattume domestico sapete cosa intendo.

L’umanità (meglio: l’Occidente) si sta letteralmente seppellendo sotto i propri rifiuti, e attorno alla raccolta e smaltimento degli stessi sono nate scuole di pensiero, e si sono moltiplicati gli interessi.

Alessandria mi pare da questo punto di vista un bell’esempio di schizofrenìa, costosa e improduttiva. La giunta di centro sinistra guidata da Mara Scagni scelse (se ben ricordo verso la fine del mandato, almeno dal punto di vista delle conseguenze operative) il porta a porta. Da me in un sobborgo, tra l’altro, si arrivò (a cavallo tra la vecchia e la nuova amministrazione) al paradosso di distribuire alle famiglie tutti i contenitori della differenziata, senza mai poi attivarla. Proprio perchè, appunto, nel frattempo arrivò il centro destra, che prima fermò il completamento del progetto precedente, e poi decise di stravolgerlo, per tornare (tranne in centro e al Cristo, a quanto leggo) ai cassonetti in strada. Che ora, in alcune vie della Pista ad esempio, fanno orrenda mostra di sè a blocchi di quattro o cinque, in diversi casi proprio dinanzi all’ingresso dei palazzi.

Orrore estetico per il momento, e un prevedibile “lezzo” da discarica la prossima estate. Il ritorno al passato, tra l’altro, pare sia costato tre milioni di euro, centesimo più o meno. E altrettanto immagino si sia speso in precedenza, per mettere a punto “la macchina” della differenziata.

Poi c’è l’enorme business delle discariche. Quando aprirà davvero quella nuova, tra Quargnento e Solero? E’ vero che ci sarà all’interno anche un inceneritore, come taluni hanno ipotizzato e argomentato in questi giorni?

E questi inceneritori sono nocivi, o no? Gli interrogativi non mancano, le risposte decisamente sì. Ma forse siamo noi cittadini comuni che abbiamo ormai rinunciato ad un ruolo attivo e “partecipato”, su questo e tanti altri temi. E questo è il dato in assoluto più preoccupante di questa fase storica del nostro Paese.

Via della povertà

Mentre Berlusconi provvede al buon umore dei vertici della politica europea, e come massima progettualità agli industriali e alle parti sociali promette “mi inventerò qualcosa”, io sono colpito dalle piccole storie di indigenza di casa nostra.

E’ di ieri la notizia di una signora alessandrina di 48 anni che ha lanciato un appello, attraverso i media, perchè qualcuno la aiuti a trovare un lavoro “per vivere dignitosamente”. Mi auguro davvero che qualcuno possa intervenire, ma credo che ormai le persone in quella situazione siano tante, troppe, per poter sperare in una via d’uscita che non sia “di sistema”.

Caritas, sindacati, centri di accoglienza, gruppi di volontariato. Ovunque (e non più solo nelle grandi città: anche da noi, nella tranquilla ed un tempo opulenta provincia) si moltiplicano gli SOS, e la disperazione cresce nella misura in cui le persone percepiscono di non vivere un passaggio momentaneo, ma una condizione strutturale di marginalità senza prospettive.

E guardate che questo fenomemo è di massa, e ci riguarda tutti. Un commerciante che conosco mi raccontava l’altro giorno che sempre più clienti, seri e solvibili fino a qualche mese, imbarazzati chiedono dilazioni per pagare a rate beni di prima necessità: la carne, la verdura. Magari i figli non lo sanno (e i genitori sbagliano a non renderli consapevoli), ma in tante famiglie già si fanno i salti mortali.

Certo, in tanti per fortuna (e per oculatezza delle generazioni precedenti) possiamo permetterci per ora di vivere serenamente, senza affanni.

Ma quanti sarebbero i quarantenni realmente autosufficienti, se non esistessero le loro famiglie, l’aiuto materiale dei nonni, e il “fieno in cascina”? Un’esigua minoranza ormai. Per non dire naturalmente dei più giovani, che sono cresciuti nell’epoca della precarietà, e che più sono qualificati, più considerano normale non lavorare, o impegnarsi in attività a metà tra la passione e il volontariato.

E’ evidente che un Paese del genere non ha futuro. E non ha scelta: subito fuori dai piedi non solo Berlusconi e Bossi, ma un intero ceto politico trasversale che non più la capacità, la voglia, l’età, la sensibilità e il bisogno di capire il presente, e il futuro. E in parallelo riscrivere seriamente le regole della convivenza civile, ma in un’ottica diametralmente opposta a quella sciaguratamente finora percorsa in questi anni: non via libera alla competizione individuale sfrenata, ma allo sviluppo di progetti e reti di copertura e inclusione sociale che aiutino prima di tutto i deboli a ripartire.

Ci rendiamo conto che solo qualche anno fa, anzichè pensare a come aiutarli, guardavamo con malcelato fastidio gli stranieri mendicare lungo le strade, e ora al loro fianco rischiamo di trovarci il nostro vicino di casa? O noi stessi, naturalmente.

Non so, francamente, quanto in un simile contesto possano intervenire in maniera incisiva anche i politici locali, a partire dai sindaci. So però che, nei fatti, finora è stato fatto davvero troppo poco, se non allargare sconsolatamente le braccia. Anche a questo, soprattutto a questo, dovrà pensare il primo cittadino di Palazzo Rosso nel 2012.

Tutti in corsa per Palazzo Rosso!

Cominciamo la settimana facendo il punto sul panel di candidati ufficiali alla poltrona (sempre più scomoda, sempre più ambita) di Palazzo Rosso, e buttiamo un occhio anche alle possibili new entry? Naturalmente se mi dovessi perdere qualche pezzo invito tutti quanti ad intervenire, perchè il quadro è assai composito. E, considerato che ancora mancano 6 o 7 mesi alle elezioni, comincio a temere che dovrà essere stampata una scheda “lenzuolo”.

Allora, partiamo da destra. Lì c’è da mesi la candidatura di Claudio Prigione, consigliere comunale de La Destra, di cui è segretario provinciale e “anima” il mitico avvocato Rovito. Per quattro anni La Destra ha oscillato tra appoggio formale e critiche interne alla giunta Fabbio, fino allo “strappo” definitivo. Anche se gli interventi de La Destra in consiglio sono sempre assai moderati, quasi democristiani a voler essere spiritosi a tutti i costi.

Poi c’è il sindaco Fabbio. Fino a 6 mesi la sua ricandidatura (con sostegno ampio, e magari mugugni interni: esattamente come quattro anni fa) era scontata. Ora, francamente, molto meno. I suoi fedelissimi oramai si contano sulle dita di una mano, a voler essere generosi. E le ragioni, magari neanche tutte così vere, ma certamente non tutte false, sono sotto gli occhi di tutti. Cronaca politica quotidiana. Lì non so cosa possa succedere: ipotizzare le dimissioni del sindaco al momento è azzardato, ma al contempo immaginare che l’attuale cittadino riesca a riannodare così tanto i fili da convincere la coalizione a sostenerlo in una nuova avventura credo lo sia di più.

Posto che, naturalmente, finchè nel centro destra nazionale non arriva il big bang e non riparte la ricostruzione, se il tandem Berlusconi Bossi dice una cosa, quella è, anche nelle lontane periferie. Personalmente, credo che Fabbio non sarà ricandidato, e immagino che sia la Lega, sia il Pdl stiano facendo le proprie valutazioni interne, per capire se conviene provare a rilanciare con una proposta forte e unitaria, o correre con due candidati separati, e sotto sotto magari auspicare che la “patata bollente” passi nelle mani del centro sinistra.

Lo abbiamo già detto tante volte: risanare il Comune di Alessandria, e la sua galassia di “partecipate”, è impresa da lacrime e sangue, e a forte rischio di impopolarità. Chi ci riuscisse, senza devastare la città, e anzi creando un clima di nuova “partecipazione”, potrebbe entrare nella storia di Alessandria, come una sorta di nuovo sindaco Basile, o come Pagella a Novi Ligure. Ma forse, oltre a non esserci più in circolazione figure di quel rango, sono proprio i tempi ad essersi complicati parecchio.

Torniano però ai candidati. La vicenda delle Primarie del centro sinistra (con la competizione interna ridotta al confronto tra Rita Rossa e Mauro Buzzi) la seguiremo in queste settimane attraverso i dibattiti pubblici, e vedremo se il 13 novembre alle urne ci andranno solo le “truppe cammellate” (ipotesi al momento piuttosto ragionevole) oppure anche gli alessandrini qualunque, non tesserati dai partiti e non dipendenti di enti pubblici in qualche modo direttamente coinvolti. Anche se poi l’unico metro di valutazione sarà il numero dei partecipanti, e sarebbe bello capire qual è la soglia di successo partecipativo, andando a fare qualche raffronto con Milano, Cagliari, Torino, Bologna ecc….Anche qui, davvero non ho il tempo materiale, ma se qualcuno di voi ha voglia di fare un po’ di ricerche online, qualche dato comparativo secondo me salta fuori.

Comunque, dalle primarie del centro sinistra uscirà il nome del candidato di uno schieramento così ampio (dai Moderati ai comunisti, nelle loro varie articolazioni) da apparire per forza sulla carta il principale competitor del candidato di centro destra, che sia Fabbio o qualcun altro.

Ma, tra centro, sinistra e liste civiche, le altre candidature abbondano, e non è detto che, con tutto quel che sta succedendo, i giochi siano fatti. Anzi, io prevedo che il bello comincerà a gennaio.

Certamente, ad oggi, è ufficialmente candidato il presidente del consiglio provinciale Gianni Barosini, che a mio avviso è (anche grazie ad una sobria ma incisiva cartellonistica cittadina) il volto più noto all’elettore medio, dopo Fabbio e Rossa. Barosini al momento risulta il candidato Udc, e non è chiaro se ad appoggiarlo sarà anche il resto del terzo polo, ossia Fli e Api. “Rumors” parlano di un accordo probabile con il finiano Ristorto, e di un rapporto meno scontato sul fronte dell’Alleanza per l’Italia, il cui coordinatore alessandrino Gianni Vignuolo è peraltro tra i nostri lettori, e spesso commentatori. Quindi magari ci dirà la sua in diretta.

Altri candidati da tempo in pista per la poltrona di primo cittadino sono poi Giovanni Rattazzo (della lista civica Crescere Insieme) e Renato Kovacic, indomito vecchio leone che rappresenta i Comunisti Sinistra Popolare, partito costituito due anni fa da Marco Rizzo. Quello che si vedeva in giro ai tempi di Bertinotti (ma era nei Comunisti italiani con Diliberto, non in Rifondazione), e che ha una pelata che lo rende piuttosto simile al comico Crozza, per intenderci.

L’altro giorno, infine, il consigliere comunale Ezio Sestini e l’assessore provinciale Giancarlo Caldone hanno presentato la lista civica Alessandria Riformista. Il candidato sarà probabilmente lo stesso Sestini, che dichiara: “al primo turno da soli, e per fare un grande risultato”.

Ed eccoci ai punti interrogativi. Che da che mondo è mondo sono la parte più divertente, perchè stimolano la fantasia.

Butto lì un po’ di nomi, che poi conoscete tutti: Corrado Parise, Mara Scagni, Paolo Bellotti, Felice Borgoglio. E pure la lista civica Per la nostra città, di Mauro Morando, che vedo attiva su facebook ma non ho ancora capito se avrà un candidato sindaco, e chi sia. Forse lo stesso Morando, che non conosco.

Corrado Parise lo conosciamo bene, invece, e ogni tanto interviene anche sul nostro blog, come alcuni suoi sostenitori. Dopo aver rinunciato a competere alle Primarie, ha annunciato la sua candidatura direttamente a sindaco, anche se non ho ancora capito se uscirà dal Pd o meno, se farà una lista civica o un partito, ecc…Ce lo spiegherà certamente al momento opportuno. Così come via via capiremo se ha intenzione di costruire alleanze, e con chi. Certamente il suo percorso conflittuale degli ultimi anni all’interno del Partito Democratico cittadino lo rende “inviso” ad alcuni notabili, al di là delle formule di maniera. Io però mi chiedo sempre quanto l’elettorato finale percepisca di tutte queste battaglie interne, e quanto invece si limiti a prendere atto, alla fine, di qual è il candidato dello schieramento. Per cui il problema di chi “strappa” è sempre quello (se non aspira ad un ruolo di pura testimonianza, ma vuole correre per vincere) di costruirsi un percorso di visibilità, e pure di alleanze.

Anche Mara Scagni peraltro ha annunciato più volte di voler continuare ad avere un ruolo attivo nella politica cittadina, e l’ex sindaco è una figura certamente di richiamo, e che di politica ne sa. E non è mica così scontato, lo sapete bene. Farà una sua lista, o proverà a dialogare con altre forze? Come nel caso di Parise, sia pur con un percorso diverso, mi pare di capire che i rapporti di Mara Scagni con il Pd non sono idilliaci, diciamo così. Vedremo. Così come vedremo se Paolo Bellotti, da trent’anni in consiglio comunale e attualmente ancora iscritto all’Idv, manterrà fede al suo recente annuncio di ritiro dalle scene.

Io francamente ne dubito, e credo che tutto sommato sarebbe comunque una perdita. Ma anche lui, dove vuole (e può) andare a parare?

E Felice Borgoglio? Il settantenne ex sindaco, parlamentare Psi di lungo corso, da almeno un anno lavora sottotraccia, fa incontri, discute. In un primo tempo pareva intenzionato, con la sua associazione TuAlessandria, ad individuare un candidato di peso, al di fuori dei soliti nomi della giostra politica. Per un po’ si è parlato di Deborah Paglieri, poi della cugina Laura (figlia di Nini, scomparso di recente, e ex moglie di Luca Josi, il leader nazionale dei giovani socialisti alla fine della prima Repubblica, “più craxiano di Craxi”, come si diceva di lui all’epoca). Ora anche Borgoglio pare in stand bye, che però non significa che abbia rinunciato.

Insomma, in tanti cercano il nuovo Pisapia, o il De Magistris di casa nostra. Una figura di eccellenza, capace di dare la sferzata epocale di cui ci sarebbe bisogno. Ma esiste questa figura? Ed è tra le figure che abbiamo citato, o si nasconde altrove? Un mio amico sostiene che a questo punto Alessandria avrebbe bisogno di un magistrato. Un altro dice di un imprenditore. Insomma, pur che non sia un politico, sembra essere il sentire comune…A voi i commenti, le proposte, le critiche.

Ma quanto corre la spesa a Palazzo Rosso?

Lo so, questo sarebbe il giorno giusto per commentare la morte di Gheddafi, e il nuovo scenario internazionale. Guardando le foto impietose del Rais massacrato, e quelle di un anno fa, in cui Berlusconi gli baciava le mani. Ma lo fanno già tutti, che altro aggiungeremmo? Potremmo però commentare con ironia il fatto che uno zombie che cammina come Silvietto, senza uno straccio di idea che sia una su come salvare questo Paese dalla bancarotta, pensa addirittura al 2013 e, udite udite, vorrebbe cambiare il nome al Pdl.
Che notiziona, eh? Il marketing nonostante tutto, anzi al posto di tutto il resto. Fuffa, fuffa, fuffa. Del resto, se per 18 anni ha funzionato…

Va beh, in attesa che il Paese trovi la forza e la dignità di voltare pagina, noi continuiamo a parlare delle vicende di casa nostra. Che mostrano peraltro analogie inquietanti con lo scenario nazionale.

Una news mi ha colpito in particolare, a margine del caos di Palazzo Rosso, ed è la notizia sulla spesa corrente.

L’oppposizione (i consiglieri Pd Brusasco e Abonante in particolare) insistono a sottolineare che, dal rendiconto 2010 al bilancio di previsione 2011, a Palazzo Rosso si passerebbe da 87 a 120 milioni di euro di spesa corrente. Anche se di bilanci non ci capisco nulla, mi sembra francamente un’anomalia che qualcuno dovrebbe immediatamente spiegarci, a partire da sindaco e assessore al Bilancio.

“Attenzione”, mi hanno detto, “perchè non si sta parlando di investimenti, ma soltanto di spese di normale gestione”. Ma come è possibile scusate? Se il costo del personale rimane ancorato intorno ai 32 milioni di euro, e anzi di recente il dirigente competente Antonio Pino ci ha spiegato di essere riuscito, sia pur faticosamente, a tenerlo sotto controllo e a ridurlo leggermente.

Se in questa voce “lievitata” del 40% davvero non ci sta il ponte Meier, o il rifacimento di tutte le nostre disastrate spese periferiche, o magari un nuovo teatro che vedrete, prima o poi sarà la soluzione definitiva anti amianto….

Se, se, se….potrebbero i nostri amministratori comunali spiegare, con parole semplici e comprensibili a noi inesperti di finanza creativa, se è vero che le spese correnti di Palazzo Rosso galoppano, e come mai?