Ma gli alessandrini dove sono?

Siamo alla farsa. Leggo di sindaco e consiglieri di maggioranza presenti ieri sera a Palazzo Rosso, ma non nell’aula del Consiglio: che apre e chiude i lavori in mezz’ora.

C’era, a quanto pare, assai più vivacità in loggione, e l’impressione è che sarà così anche stasera, quando Fabbio e la sua maggioranza dovrebbero approvare il riassestamento di bilancio. Il condizionale è d’obbligo, dato il senso di incertezza e precarietà di queste ore. E anche, possiamo dirlo, l’atmosfera un po’ da presa per i fondelli della cittadinanza. Perchè non si possono mettere impunemente in burletta proteste dei cittadini e fatture non pagate, ed esultare a fronte di comunicazioni della Corte dei Conti tutt’altro che lusinghiere. E poi la sera non presentarsi in consiglio comunale.

Ora che succederà? La Lega Nord farà ancora, e nonostante tutto, da ‘stampella’ al sindaco, oppure punterà definitivamente i piedi? E la vicenda bilancio-Corte dei Conti- Magistratura può considerarsi definitivamente ‘aggiornata’ a metà gennaio, quando ci sarà la nuova verifica sugli interventi “sollecitati” alla maggioranza, oppure dobbiamo attenderci altri eventi eclatanti? Alessandria naviga a vista, anche se francamente l’indignazione e la mobilitazione appaiono sempre più un fenomeno da addetti ai lavori. L’alessandrino medio scuote la testa, ma si guarda bene dal trasformarsi in cittadino a pieno titolo, informato e partecipante. E forse è soprattutto per questo se siamo arrivati a questo punto.

Ps: Intanto però un po’ di ossigeno per il Comune di Alessandria, a quanto pare. La Provincia ha deliberato il pagamento dei denari dovuti sul fronte del Conservatorio, “edificio del Comune in uso alla Provincia su convenzione stipulata nell’anno 1998”. In sostanza quasi due milioni e mezzo di euro, che da tempo Palazzo Rosso in realtà “esibisce” su più tavoli, dando l’illusione della moltiplicazione degli euri. Disciplina sportivo-contabile non ancora omologata dalla Corte dei Conti, purtroppo.

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L’ora della responsabilità

Mentre Alessandria è smarrita, colpita al cuore da una crisi i cui effetti più gravi cominciano a manifestarsi solo ora, il sindaco Piercarlo Fabbio ostenta tranquillità, sicurezza e un po’ di faccia tosta.

Nel week end ha detto ai castelceriolesi (cornuti e mazziati da una discarica che ha inabissato la loro qualità di vita, e li ha impoveriti tutti quanti) più o meno: “grazie per la vostra cambiale, farà la fine delle fatture del Comune”. Ossia respinta, o pagata “a babbo morto”, come ben sanno i fornitori dell’ente, piccoli e grandi. Ma piccoli soprattutto.

Beh, ci vuole dell’arte signori miei, e del sangue freddo. Ma l’apoteosi, e la conferma che il sindaco di Alessandria comunque ci sa fare, si è avuta ieri.

Comunicato stampa enfatico per gioire di fronte alla pronuncia della Corte dei Conti sul bilancio. E per ribadire ancora una volta che opposizione e revisori non capiscono una beata mazza. Ma quale dissesto finanziario, suvvia….giusto alcune interpretazioni difformi, “che sono figlie di diverse interpretazioni dottrinarie, alle quali prontamente intendiamo adeguarci”.

Bene, dico io. Non tanto per Fabbio e Vandone, quanto per le nostre tasche di cittadini naturalmente. Poi mi arriva fra le mani uno stralcio del documento della Corte e insomma, anche da inesperto di numeri e bilanci non è che mi sembri una robetta minimalista, o tranquillizzante.

E la Lega Nord deve pensarla più o meno allo stesso modo, se ha deciso di astenersi dal firmare “qualsiasi  atto amministrativo sui documenti finanziari del Comune”, “in “in assenza di preventivo parere favorevole del Collegio dei Revisori dei Conti, espresso all’unanimità”.
E adesso, che succederà stasera in Consiglio, e nei prossimi giorni? Ma, soprattutto, che Natale e quale 2012 si stanno preparando per i tanti dipendenti delle municipalizzate, e per i dipendenti dello stesso Palazzo Rosso?

Perchè è questo, scusate tanto, quel che in fin dei conti ci preme di più sapere: metà economia alessandrina rischia di finire in ginocchio, e a noi tocca leggere comunicati stampa trionfalistici?

Eternit: io pago, tu taci

Spostiamoci per una volta in terra casalese e monferrina, di cui in questo blog poco ci occupiamo, semplicemente perchè poco la conosciamo.

Stavolta, però, il tema è quello, universale, del ricatto del denaro. Per cui qualcosa si può e deve dire. La notizia rimbalza sui media da qualche settimana, sintetizzata giornalisticamente come “l’offerta del diavolo”, e costantemente aggiornata.

In pratica, se ben capisco, c’è un magnate svizzero che deve rispondere in tribunale dello sterminio (perché di questo si tratta) nel corso dei decenni di centinaia di persone innocenti, e vorrebbe comprarsi, con molto denaro, il silenzio sottomesso e la connivenza rassegnata non tanto dei singoli, quanto addirittura delle pubbliche amministrazioni, espressione ufficiale di una comunità.

A me pare miserabile (e tristemente emblematico) che una tal proposta sia anche solo presa in considerazione, anziché suscitare una reazione ferma, e pure rabbiosa. Invece temo di intuire che il miliardario spregiudicato ha trovato terreno, se non fertile, almeno ‘dissodabile’. E ci sta a prova’ insomma, come direbbero a Roma. Io sono certo che, per dire, in Val di Susa o in Toscana questo cialtrone e i suoi legulei verrebbero inseguiti con i forconi in mano fino in capo al mondo, altro che in Svizzera. Ma tant’è: in certe aree neanche avrebbero sopportato in silenzio la presenza di simili “fabbriche di morte” per tanto tempo, se vogliamo dirla tutta. Ossia: ogni popolazione elegge la classe di amministratori che si merita e in cui, in fin dei conti, si specchia.

Il solo fatto che si stia parlando di “quantum”, sottolineando che i disastrati Comuni del casalese grazie a questi soldi potrebbero completare bonifiche e ricerche, lascia capire che la logica ‘io pago, tu taci’ del miliardario ha già vinto, e la memoria di tanti innocenti rischia di essere ulteriormente infangata.

Oltre ad esprimere totale personale disgusto per il poco dignitoso aplomb anglosassone degli amministratori casalesi di fronte ad una proposta che richiederebbe ben altra grintosa risposta, segnalo però che non tutto è perduto.

Esistono ancora oasi di dignità, orgoglio e memoria: una di queste è http://vocidellamemoria.org: bravi, tenete duro. Chi sposa la tesi per cui il denaro può comprarsi tutto, compresa la vita di tante persone innocenti, è già morto da tempo e non lo sa. O finge di non saperlo.

Grigi: ma chi paga?

So bene che ai lettori di questo blog il calcio interessa poco, ma ci provo lo stesso. Perchè in fondo i Grigi sono patrimonio della città, anche dei non tifosi.

Io allo stadio non ci vado praticamente mai, ma seguo costantemente le vicissitudini, sportive e non, dell’Alessandria Calcio. Anche grazie ad amici che non si perdono la minima mossa, in campo e fuori, e mi tengono informato.

E dall’estate scorsa non mi è ancora passata la voglia di capire a chi appartiene l’Alessandria Calcio. Nessuno, mi pare, ha mai negato che dietro l’attuale assetto societario formale  ci siano salvatori della patria che non vogliono comparire. Si parlò all’epoca di un gruppo lombardo, poi di imprenditori che avevano dato garanzie fidejussorie, ma non erano interessati a stare sotto i riflettori.

E tutto questo, scusate, ma mi sembrò e mi sembra assai strano.

Normalmente chi investe dei soldi in un’impresa lo fa o per guadagnare denaro (e non mi pare l’ipotesi dei Grigi, e neanche del calcio in generale), oppure per visibilità.

Da Berlusconi a Moratti, fino al nostro “mitico” Gino Amisano, il calcio è pieno di imprenditori che, per amore di una maglia e pure probabilmente per vanità personale  (o nel caso del Berlusca nell’ambito di più ampi obiettivi politici) decidono di finanziare progetti belli, ma costosi e in perdita.

Ma se qualcuno pagasse (e stiamo appositamente sull’ipotetico, per carità) i conti e rimanesse nell’ombra, allora sì che la molla della curiosità dovrebbe legittimamente scattare.

In un’intervista mesi fa il bomber Fabio Artico (nella foto) mi confermò che un anno di gestione dei Grigi non costa meno di 2 milioni e mezzo di euro, e anche le più recenti news vanno mi pare in questa direzione.

Ma allora, dal momento che anche quest’anno l’organico è validissimo e molto ampio (e si dice che alcuni dei giocatori abbiano ingaggi che superano i centomila euro a testa), e considerato che gli introiti sono quelli che sono, non è che davvero al mosaico manca qualche tassello? E, se così fosse, quale e perché?

Atm batte Cissaca

Atm batte Cissaca, o almeno lo anticipa. Nel senso che, mentre gli stipendi dei dipendenti del consorzio socio assistenziale sono garantiti fino a fine anno, quelli della partecipata alessandrina dei trasporti si fermano prima. A fine novembre arriverà solo un anticipo di 500 euro a testa, “uguale per tutti”. Poi si vedrà.

Il problema è sempre lo stesso: “il socio proprietario”, ossia il Comune di Alessandria, ha le casse vuote. Ma come è possibile essere arrivati a questo punto senza programmazione, senza attrezzarsi per tempo? Mistero.

E cosa intendono fare gli amministratori di Palazzo Rosso per far fronte a questa situazione catastrofica? Non si sa. Qui il rischio è davvero l’effetto domino, con conseguenze disastrose per tutta l’economia cittadina. Noi continuiamo a dirlo: chi non è (più?) in grado di svolgere in maniera dignitosa il proprio compito, non farebbe meglio a dimettersi?

Servizi sociali al capolinea?

Ma come è possibile che il sindaco di Alessandria si proclami pronto (tra venerdì e sabato, salvo sindromi influenzali sempre in agguato) a 50 incontri con i cittadini in 48 ore, e al contempo faccia “lo struzzo”, ignorando l’emergenza Cissaca?

Meraviglioso poi il tentativo di ‘scaricabarile’  ai danni della Provincia. Come se Gianni, creditore di 500 euro nei confronti del suo macellaio, dicesse che la colpa è di Pinotto che gli deve a sua volta dei soldi. Secondo voi a chi l’esercente gonfierebbe il faccione? Secondo me a chi si è “pappato” la carne senza pagarla. Punto.

Ma davvero si può arrivare a tanto, nell’indifferenza dell’elettorato? Io non ci credo. Staremo a vedere dunque dove si terranno questi vis à vis con la cittadinanza, e quali effetti otterranno.

Certamente defilarsi rispetto ad una situazione di disagio diffuso è sintomo di grande debolezza, e può anche essere visto con un segnale di distacco, di ormai maturata indifferenza. Che però, appunto, mal si concilia con gli slogan di chi (Corte dei Conti permettendo) sembra intenzionato a consegnarsi al verdetto delle urne in primavera.

E il Cissaca? Davvero da gennaio c’è il rischio di un blocco totale delle attività, e degli stipendi? E in ogni caso che succederà ad ottobre 2012, quando i consorzi paiono destinati a sciogliersi? I servizi oggi erogati passeranno sotto la competenza dei singoli comuni, e saranno fortemente ridimensionati?

Tutti gli alessandrini (sia coloro che beneficiano oggi dei servizi sociali, sia quelli che potrebbero averne bisogno in futuro) hanno diritto a risposte certe. Che però continuano a non arrivare. Che si può fare a questo punto? Come si comporterebbero i nostri 10 candidati sindaco, se toccasse a loro?

Fiat se la suona e se la canta

Non se ne è parlato un po’ poco? Eppure è roba grossa signori: Fiat, dopo essere preventivamente “uscita” da Confindustria, dal 1 gennaio 2012 disdice tutti i contratti. In altri tempi, sarebbe stata rivoluzione, o almeno gran casino. Oggi pare “l’ineluttabile evoluzione degli eventi”.

Lo chiamano rinnovamento delle relazioni di lavoro. A me sembra che si tratti di un baratro. Non so se sia “fascismo aziendale”, come dice Cremaschi della Fiom. Sicuramente è un altro grave passo verso il ridimensionamento dei diritti dei lavoratori. Che, sia chiaro, una parte degli stessi salariati ritiene non solo inevitabile, ma utile. Nel senso che è opinione diffusa che certi contratti, privati e pubblici, oggi tutelino i debosciati e gli scansafatiche. Il che magari in qualche misura è pure vero: ma, con un’operazione da ritorno al caporalato, anzichè trovare il modo di colpire gli imboscati si cala la mannaia su tutti i lavoratori (Fiat, in questo caso: ma sarà effetto domino, vedrete), e pian piano si punta a ridurli a pura forza lavoro a basso costo. Prendere o lasciare: se puoi permetterlo naturalmente li mandi “a ranare i babi”, ma nella maggior parte dei casi il rospo lo ingoi tu, a testa bassa.

Molto, molto triste. Bene fa Fiom (e spero tutta la Cgil, ma non ho ancora capito bene) ad opporsi. Cisl e Uil invece, con fierezza, annunciano che sono pronte a trattare i termini del nuovo contratto: pare che potranno scegliere il colore della copertina dello stesso, ed imporlo con fierezza al padronato, nel nome dei lavoratori. Evviva.

E il governo Monti che fa? Non pervenuto…