Fabbio butta la palla nel 2012

Sicuramente a Piercarlo Fabbio (nella foto) va riconosciuta una determinazione eccezionale, e una straordinaria coerenza nel difendere le proprie scelte e posizioni. Mentre non saprei davvero quanto ci sia di coraggio, e quanto di incoscienza nei membri del consiglio comunale che, ieri sera, hanno deciso di sostenere le sue scelte.

A fronte dell’excursus della vicenda, che è inutile star qui a riassumere per l’ennesima volta, e dell’ulteriore parere ‘non positivo’ dei revisori dei conti, 16 consiglieri di centro destra (su 22 votanti, a garantire il numero legale) hanno deciso di assumersi una bella responsabilità, di fronte alla città ma anche, sul piano personale, di fronte alle autorità competenti.

Ora, a gennaio, toccherà di nuovo alla Corte dei Conti esprimersi (il 19, se ben ricordiamo), e anche la Procura della Repubblica di Alessandria, dopo gli arresti domiciliari per l’ex ragioniere capo Ravazzano e gli avvisi di garanzia al sindaco e all’ex (si fa per dire) assessore al Bilancio Vandone, dovrà presumibilmente decidere se e come compiere passi successivi. Tutti noi ricordiamo, pochi giorni fa, il tono ‘grave’ dell’intervista su La Stampa del procuratore capo Michele Di Lecce.

Un’osservazione aggiuntiva, su tutta la vicenda, riguarda però i tempi: gli organi di controllo e di verifica e la Giustizia in Italia funzionano male. Nel senso che sono strutture lente. E tempi così lunghi, su questioni che impattano pesantemente sulla gestione quotidiana non solo di un ente pubblico, ma anche di un territorio e di una comunità, sono di per sè elemento peggiorativo, e di danno per tutte le parti in causa.

L’esimio fiscalista Uckmar ci ha messo un pomeriggio, o giù di lì, a dare la sua opinione (assolutamente non vincolante, come già abbiamo sottolineato) sul modus operandi e le scelte dell’amministrazione Fabbio.
Naturalmente non si può pretendere da Corte dei Conti e Procura uguale rapidità, spesso nemica della precisione e della correttezza. Ma l’Italia sarà un Paese normale solo quando anche sul fronte del controllo amministrativo, e delle aule giudiziarie, si potrà ottenere un’operatività non solo assolutamente super partes, ma anche espressa in termini ragionevolmente rapidi.

A maggio ad Alessandria sono previste le elezioni amministrative, il che significa che la campagna elettorale, di fatto, è già cominciata, e che a gennaio entrerà nel vivo. Vi pare che si possa arrivare alle urne (ripeto: vale per tutti i soggetti in campo, comunque la si pensi) con una simile spada di Damocle che non solo oscilla sul capo dell’attuale sindaco, ma condiziona il futuro dell’intera città?

Ma che c’entra Uckmar?

Potenza della (falsa) comunicazione/informazione. Stamattina un amico mi dice: “ho letto che per il comune di Alessandria è tutto risolto: il sindaco ha trovato i soldi in extremis e c’è stata pure la valutazione di un notissimo esperto dal nome strano”.

Peraltro, e per contro, qualche giorno fa girava voce avessero arrestato un consigliere comunale, che invece aveva solo ricevuto, come tutti gli altri, soltanto la notifica di presunto danno erariale.

Questo per dire come l’elettorato alessandrino sta vivendo, in queste settimane, tutte le vicende legate a Palazzo Rosso solo di rimbalzo, e parecchio distorte.

La vicenda del parere di Victor Uckmar (nella foto), venduto in corsa, tra Natale e ieri, al committente pagante (che si legge essere stato Piercarlo Fabbio, come privato cittadino) è emblematica. Nel procedimento in corso ha valore totalmente nullo, zero assoluto. A contare sono solo: il parere dei revisori dei conti che conoscono a fondo la vicenda, e la decisione del consiglio comunale.

Successivamente non l’esimio fiscalista Uckmar, ma su due fronti diversi la Corte dei Conti e la Procura della Repubblica avranno titolo per approfondire la vicenda, chiarendoci una volta per tutte come stanno le cose.

Fabbio però ha entro stasera l’urgenza assoluta di convincere i suoi, ossia i consiglieri di centro destra che al primo giro lo sostennero approvando i bilanci, e che ora sono chiamati a confermargli la fiducia approvando le sue modifiche. E rischiando grosso, e a livello personale e non politico, insieme a lui.

E’ tutto lì lo snodo, e il ricorso a Uckmar rientra un po’ nella logica berlusconiana del rifiuto dei giudici naturali: ma Fabbio non è Berlusconi, e il berlusconismo è archiviato. Non trascurerei questo dato.

Voi cosa fareste al posto di un consigliere di maggioranza? Io, che sono diffidente come e più dei miei gatti, francamente mai e poi mai (sapendo di non capirci un’acca di bilancio) mi lascerei trascinare in un’operazione che non può che essere ‘sulla fiducia’. Ma tant’è, io neanche mi sono mai sognato di fare il consigliere comunale, proprio perchè ho l’impressione che sia un ruolo in cui, in generale e non solo nella vicenda specifica, a volte non sai bene quali sono le possibili ricadute di quel che stai facendo, ma comunque lo fai.

Comunque, stasera pare proprio che qualcosa dovrà succedere. Anche se già sento ipotizzare di un nuovo possibile rinvio al 2 gennaio, in seconda convocazione e con numero legale ridotto. Niente più ormai ci stupisce, restiamo affacciati alla finestra…o al loggione del consiglio comunale. Sempre ricordando con rammarico che il sindaco Fabbio da qualche tempo ha oscurato la trasmissione web delle sedute del consiglio.

Alessandria, un anno dopo

Altro che settimana semi festiva e sonnolenta, in attesa dei (dimessi, a quanto pare) brindisi di fine anno.  In questi giorni ad Alessandria potrebbe succedere di tutto, e la noia lascia certamente il passo a brividi e preoccupazioni.

Si parte da Amiu. Salvo colpi di scena (ormai è saggio mettere sempre le mani avanti) oggi sapremo chi si occuperà di raccogliere la spazzatura degli alessandrini nei prossimi vent’anni.
Trattasi di “gara europea a procedura ristretta agevolata”, che secondo la maggioranza di Palazzo Rosso non si poteva proprio evitare, perché lo impone la legge. Mentre altri sostengono il contrario.

Sia come sia, la disponibilità a partecipare l’hanno data in 6: e per noi cittadini ingenui rimane un mistero capire perchè mai soggetti lontani da Alessandria potrebbero aver interesse a gestire un servizio che certo fino ad oggi, nelle mani di Amiu, non ha fatto intravedere grandi business.

Senza contare poi le voci incontrollate di questi giorni , secondo cui l’appalto assegnato ‘in corsa’ sarebbe il tentativo disperato di un’amministrazione alla canna del  gas di fare cassa, per recuperare ossigeno e riassestare i conti.

Come andranno davvero le cose, lo scopriremo a breve osservando la successione degli eventi.

Anche perchè, appunto, giovedì e venerdì sera toccherà ai consiglieri comunali di maggioranza farsi carico della non facile decisione: appoggiare ad oltranza la linea del sindaco Fabbio (e del suo braccio destro Vandone, per quanto formalmente soltanto più assessore agli Affari Generali) , e approvare le modifiche ai bilanci, nonostante il parere ‘non positivo’ dei revisori? E poi che succederà di fronte alla Corte dei Conti, con la spada di Damocle del danno erariale che oscilla poco simpaticamente sulle teste di assessori e consiglieri?

Accidenti che situazione signori miei: che fine anno incredibile. E pensare che, solo 12 mesi fa, si cantava e ballava spensierati con Max Laudadio. A voi questa chicca dal palco

Il grande (ir)responsabile

Non è che, in clima natalizio, mi sia venuta la tentazione di essere buono o buonista, e di mettermi a fare l’avvocato del sindaco di Alessandria Piercarlo Fabbio, o di quello di Tortona, Massimo Berutti. Però le vicende dei loro enti, entrambi ad un passo dal dissesto finanziario a quanto si legge (anche se a Berutti, in verità, mi pare nessuno contesti di aver truccato le carte, se non altro) vanno senz’altro inquadrate in un contesto più ampio. Senza naturalmente volere con questo sminuire le eventuali responsabilità degli attuali primi cittadini.

Facciamo allora un passo indietro, o saliamo di un piano, rispetto all’attuale situazione di questi due Comuni, e di non pochi altri nel Paese. A ridurli così è stata, indubbiamente, una gestione poco accorta (frutto non solo dell’ultimo ‘giro’ amministrativo, però), e la convinzione, tutta italiana, che i debiti pubblici sono appunto della collettività, e quindi in fondo in fondo di nessuno. Tutti noi siamo educati con questa italica ‘sensibilità’ interiore, c’è poco da fare. Tanto che, tra i miei conoscenti, quasi tutti quando ricordo la pesante ipotesi di danno erariale contestata agli amministratori alessandrini mi rispondono: “va beh, ma quelle sono cifre pro forma: mica nessuno tirerà mai fuori un euro…”.

Ma il vero artefice degli attuali dissesti comunali si chiama Silvio Berlusconi (nella foto), naturalmente accompagnato da tutti quel team di personaggi al di sotto di ogni sospetto a cui, attenzione, la maggioranza del popolo italiano (ricordiamocelo sempre please) ha dato, come nel precedente caso di nonno Benito, a lungo il proprio consenso entusiasta. Sono o non sono questi signori che, mi pare nel 2008, hanno deciso di ‘staccare la spina’ dell’Ici, senza mettere a punto nessun significativo strumento alternativo di sostegno finanziario per i Comuni? Se tu togli l’acqua dall’acquario, o ne lasci solo due dita, mica ti puoi stupire se poi ti muoiono i pesciolini, no?

Detto questo, le responsabilità di Fabbio e Berutti (peraltro entrambi entusiasti sostenitori del Cavaliere: chiamasi nemesi storica) non vengono meno. Così come sarebbe un troppo semplice ritorno al passato ripristinare l’Ici (pardon, ora la chiamano Imu) e buonanotte ai suonatori. E’ evidente che l’attuale governo della triade banche/industriali/Chiesa (privo di qualsiasi legittimazione popolare, checchè sostenga il presidente Napolitano) per ora si è limitato a ‘mazzuolare’ i soliti noti, ossia noi, senza porsi minimamente il problema dei costi dell’apparato pubblico  nazionale e locale. Ed è altrettanto evidente che non si uscirà da questo perverso gioco di specchi se non prendendo atto che lo sperpero sta in alto, ma anche in basso: quattro milioni di dipendenti pubblici sono una forma di assistenza sociale diffusa che un Paese in ‘affondamento’ rapido non potrà sostenere ancora a lungo. E i 2.000 dipendenti fra Comune di Alessandria e sue partecipate sono una goccia di quel mare inquinato.

La parola ai consiglieri

C’erano davvero tanti alessandrini ieri sera a riempire il loggione della sala del consiglio comunale a Palazzo Rosso. Ho deciso di farci un salto anch’io, anche perchè nel frattempo, e da un po’, il nostro sindaco, così attento alle politiche di comunicazione, ha deciso di non trasmettere più le sedute in diretta sul web, attraverso il sito dell’ente. Peccato, speriamo che il prossimo primo cittadino ripristini senz’altro questo strumento a basso costo, e ad alta utilità per tanti addetti ai lavori e semplici cittadini che amano informarsi.

Comunque, la cittadinanza presente ieri sera (tra un saggio ma anche eccessivo spiegamento di forze dell’ordine sotto il Palazzo) sta a dimostrare che non tutta la città sonnecchia e se ne frega. Anche se si tratta di una minoranza di cittadini, avanguardia se vogliamo essere enfatici, è comunque la testimonianza che le ultime vicende non hanno lasciato impassibile l’elettorato.

Francamente mi ha colpito la civiltà del pubblico presente (fin troppo educato e silenzioso, date le circostanze), non meno della retorica dell’emiciclo. La cronaca l’avete credo letta anche voi.

Il dialogo è finito da tempo, la partita ora si gioca tutta dentro la maggioranza. Starà ai consiglieri di centro destra decidere se continuare a perseverare nel sostegno alla ‘linea di bilancio’ del sindaco Fabbio, e dei suoi due nuovi luogotenenenti Alsaldi e Trussi, oppure se staccare la spina. Quanto tutto questo? Immagino per forza la prossima settimana, avendo la Corte dei Conti chieso che le correzioni siano effettuate ed approvate entro il 30 dicembre.

A questo punto, attendersi un passo indietro volontario del sindaco è improbabile. Più complesso e difficile capire quali saranno le scelte non tanto dei partiti, quando dei singoli consiglieri. Ognuno, alla fine, decide con la propria testa dopotutto, con la propria coscienza e con le proprie tasche. A questo punto è davvero tutto possibile. E tutto ulteriormente rinviato di qualche giorno. Buon panettone a tutti i nostri politici e amministratori, compatibilmente…

Ripartire da zero

Che giornatina, mercoledì a Palazzo Rosso. Il ragioniere capo  Ravazzano(nella foto) in carcere, una conferenza stampa del sindaco prima annunciata e poi annullata all’ultimo momento, voci e smentite continue.

Per tutto il pomeriggio tra gli addetti ai lavori sono serpeggiate le ipotesi più varie: “Fabbio si dimette stasera, no si dimette giovedì sera in consiglio. Anzi no, contrordine, non ha nessuna intenzione di dimettersi”. O ancora: “ma come cavolo può fare a presentare le correzioni di bilancio a firma di un dirigente che nel frattempo è andato in galera?”, oppure “pare che Vandone verrà sostituito con effetto inmmediato”. “Sì, ma da chi? Figurati se ne trova un altro, in questa situazione”.

Bene. Anzi malissimo. La sostanza è che il Comune di Alessandria non è mai stato messo così male, a memoria di cittadini, dal dopoguerra ad oggi. Male sul piano contabile, etico, e di fiducia popolare. Perché gli stessi elettori che quattro anni e mezzo fa determinarono il trionfo di Fabbio, oggi se lo incontrassero per strada lo congederebbero con qualche battutaccia al veleno. Ma, al contempo, gli stessi elettori non sembrano francamente vedere all’orizzonte una strada davvero nuova e diversa. Tanto che sta crescendo, giorno dopo giorno, il ‘partito del commissario’: ossia la speranza che arrivi un tecnico, e ci resti tutto il tempo necessario, “che tanto meglio dei politici farà per forza”.

E’ colpa degli alessandrini se hanno una classe amministrativa così mediocre? Certamente sì, vale lo stesso criterio di analisi che utilizziamo per la situazione nazionale, poche storie. La classe politica è comunque espressione della base elettorale: anzi, quando si parla di elezioni amministrative locali non si può far finta di non sapere di chi sta votando, perché Alessandria è un paesone, e tutti sanno tutto di tutti. Che sia per trasparenza o perché siamo provinciali impiccioni e pettegoli, la sostanza finale è che non possiamo mai sostenere: “non sapevo chi fosse quel tale che ho votato”.

Dopo di che, naturalmente, ci sono anche politici e progetti che deludono clamorosamente, e Fabbio e la sua giunta possono essere inseriti a pieno titolo nella categoria. Una squadra mal costruita dall’inizio, piena di invidie e rancori sotterranei, e di personaggi mediocri inseriti in posizione chiave. Per cui le persone più competenti (che c’erano, e ci sono, naturalmente, nel centro destra alessandrino) o sono state emarginate, o via via si sono defilate per scelta. Quasi tutte queste figure peraltro (al momento non mi sovvengono eccezioni) sono colpevoli di scarso coraggio. “Col sindaco non ci parlo neanche, figurati: però mica posso sganciarmi così…e poi?”. Tante volte mi sono sentito ripetere in privato questa frase. E forse invece ci sarebbe voluta più determinazione e chiarezza, da parte di chi si accorgeva della deriva di certi criteri di gestione, ma fingeva di non vedere, di non capire.

Comunque guardiamo avanti: è chiaro che le dimissioni del sindaco Fabbio sono ormai indispensabili. Che contributo può dare alla città che ha sempre detto di amare, restando barricato in trincea a negare l’evidenza dei fatti? Massimo garantismo, massima presunzione d’innocenza: ma quando non sei più in grado di governare nulla, e tutto va a rotoli, devi togliere il disturbo.

Su che basi questi personaggi nella bufera potrebbero, ad esempio, procedere la prossima settimana, in estrema corsa, all’assegnazione della procedura di appalto dei servizi fino ad oggi svolti da Amiu?

Dopo di che, naturalmente, aspettiamoci un 2012 terribile: che si arrivi o no a proclamare il dissesto finanziario dell’ente (che molti danno per scontato), andremo incontro a tagli dei servizi, aumento del costo degli stessi, e drastiche riduzioni del personale. Argomento tragico, in una città ad economia pubblica. Ma nodo che qualcuno dovrà prima o poi affrontare. E forse solo un tecnico, non sottoposto al ‘ricatto’ delle urne, può occuparsene davvero.

Comunque sia, da qualche parte bisogna ripartire, questo è certo. Buona fortuna, Alessandria!

Che farà il consiglio comunale?

“Abbiamo lavorato e continueremo a lavorare per fare crescere Alessandria”. E ancora “Le attuali contestazioni sono frutto di una diversa interpretazione delle norme di contabilità pubblica”.

Il sindaco Fabbio non intende arrendersi, a quanto pare, nonostante l’avviso di garanzia notificato a lui, all’assessore Vandone e al ragioniere capo Ravazzano. Pesanti le ipotesi di reato (falso ideologico, abuso d’ufficio e truffa ai danni dello Stato), che si vanno ad aggiungere alla contestazione di maxi danno erariale.

L’attenzione ora è davvero tutta rivolta al consiglio comunale di giovedì e venerdì, e alle sue scelte. I consiglieri di centro destra si presenteranno, e sosterranno ancora una volta l’azione di ‘resistenza’ del primo cittadino, e dei suoi fedelissimi? Oppure, come chiesto a gran voce da più parti, faranno stavolta mancare la fiducia, e magari si dimetteranno, mettendo la parola fine a questa agonia?

Difficile fare previsioni. Quel che mi pare evidente è che, a questo punto, lo scenario dei candidati di centro destra alle prossime elezioni comunali riparte da zero. E il percorso si preannuncia terribilmente in salita.