Con la testa sotto la sabbia

Ma il consiglio comunale di Alessandria per quanto ancora può continuare a far finta di nulla?
Rinviata, per motivi diversi, la discussione dei due temi “caldi” sul tappeto, ossia bilanci e vendita residue quote Aristor, ieri sera la maggioranza di centro destra ha messo ancora una volta la testa sotto la sabbia, ostentando una normalità posticcia, e un po’ irritante.

Ma a cosa, o a chi, serve un’assemblea che discute di che colore ridipingere le pareti della cucina, mentre la casa sta crollando?

Da giorni ne dibatto con amici di vario orientamento: è questo un atteggiamento che, se accompagnato dall’atteggiamento “solidale” (complice?) di alcuni media tradizionali, può consentire di far finta che l’Ente, e la città, non stiano vivendo una drammatica emergenza?

Secondo me no: credo che questo “tirare a campare” senza vie d’uscita sia invece un’ulteriore dimostrazione di quanto il Palazzo è ormai lontano dalla piazza, e quindi rappresentativo ormai soltanto più di se stesso. Autoreferenziale, nel senso peggiore del termine. Un continuo spot alla cancellazione della politica, purtroppo. Con tutti i rischi che ciò potrebbe comportare.

Ma gli alessandrini che ne pensano?

Ogni giorno una novità, per non annoiarci. Ieri il sindaco Fabbio ha chiesto di rinviare “a data da destinarsi” la commissione Bilancio che era prevista stamattina per discutere della vicenda dissesto-Corte dei Conti, “perché riteniamo che siano necessari ulteriori confronti con tecnici ed esperti”.

A questo punto il primo cittadino parteciperà al consiglio comunale, già boicottato la settimana scorsa? Lo scopriremo stasera, e verificheremo quale sarà l’atteggiamento dell’opposizione di centro sinistra, ma anche della Lega Nord.
Sono maturi i tempi per una mozione di sfiducia unitaria? Cosa altro può succedere, e Fabbio sta soltanto cercando di guadagnare tempo, o davvero crede che tecnici ed esperti possano offirgli altre vie d’uscita, fino ad oggi non praticate?

Di certo il timer procede impietoso, e la maggioranza dovrà, in tempi rapidi, chiarire se intende apportare ulteriori modifiche ai conti dell’ente, prima della scadenza fissata per il 21 marzo. Ma quali? Francamente, se non si è provveduto finora, appare difficile immaginare nuove soluzioni, efficaci e risolutive.
Sarà dunque dissesto, a cui affiancare pietosamente  il tranquillante participio passato “guidato”? Come se potesse esistere un dissesto abbandonato a se stesso, poi…..

Fabbio comunque è eccezionale. L’altro giorno ha dichiarato, ai microfoni di Radiogold: “si tratta di una vicenda che si protrarrà nel tempo. Quindi per essere affrontata ha bisogno della nostra professionalità e esperienza, noi che l’abbiamo già seguita”.

Capito vero? Noi che l’abbiamo creata forse sarebbe stato più appropriato, ma non stiamo ad arrampicarci sulle parole. La sostanza è che chi ha generato il dissesto si propone di gestirlo. Che poi, magari con motivazioni un po’ diverse (“tu hai fatto il danno, e ora tu rimedi”), è la conclusione a cui è arrivato anche il Pdl, dando semaforo verde alla ricandidatura dell’attuale sindaco.

Osserveremo comunque gli eventi, per scoprire le tappe successive sul fronte bilanci.

L’incognita maggiore (dando per scontato che non arrivino impedimenti di legge alla ricandidatura di Fabbio, e degli altri amministratori di centro destra) rimangono certamente gli alessandrini. Quanto hanno seguito a fondo la vicenda, e quanto ne hanno compreso i risvolti concreti per la città, e per le loro tasche?

Centro destra: avanti tutta, in ordine sparso

E ora avanti tutta: ma in ordine sparso, e guardandosi le spalle. Questo mi pare il senso politico dei congressi provinciali di Pdl e Lega, che hanno caratterizzato il week end.

Gente ce n’era davvero tanta, va detto, sia all’Hotel Marengo di Spinetta, sia in via Wagner ad Alessandria: e questo a smentire la retorica semplicistica dei partiti ormai invisi al popolo.
C’è popolo e popolo, semplicemente. E questo in particolare noi che ci agitiamo tanto sul web dobbiamo sempre tenerlo conto: la società italiana è più complessa, e forse meno scontenta, di come amiamo raccontarcela.

Certo, più che semplici militanti (parlo in particolare dell’adunanza del Pdl, dove sono stato di persona) i congressi di partito mobilitano attivisti di vario livello. Il che però dimostra comunque una capacità di “fare rete”, di essere presenza attiva sul territorio, nonostante l’aria che tira non sia delle migliori.

Perché allora parlo di ordine sparso, rispetto alle prossime tappe? Perché, se è vero che i congressi di Partito della Libertà e Lega Nord hanno eletto con apparente (e concordata a priori) unità i loro vertici provinciali, è altrettanto vero che il futuro ha parecchie incognite.

Tutti stanno aspettando di capire da un lato cosa succederà a livello nazionale (abbiamo detto, solo tre giorni fa, di questo vagheggiato e enigmatico grande Centro), e dall’altro fanno i conti con l’incertezza della questione alessandrina.

Sul fronte di Palazzo Rosso la grande ipocrisia continua, dentro il Pdl: dal palco si incorona Piercarlo Fabbio, in privato il commento più benevolo è: “la patata bollente è la sua, se la gestisca”. L’impressione è che il centro destra alessandrino (ma non il sindaco uscente, che è combattivo e determinato, nonché davvero convinto di essere vittima di un complotto o giù di lì) dia Alessandria per persa per il prossimo quinquennio, e che tutto sommato nessuno se ne dispiaccia particolarmente.

L’operazione ‘lacrime e sangue’ sulla pelle degli alessandrini la faccia pure il centro sinistra, è un po’ il senso di diverse conversazioni riservate.
E non pochi aggiungono: Rita Rossa vincerà, si circonderà di vecchi arnesi capaci solo di vecchia politica, e in poco tempo la città, in cui la sinistra è minoranza ormai da trent’anni, tornerà a votare a destra.

Fin dove arrivano cinismo e lucidità politica, e dove comincia la favola della volpe e dell’uva? Mah…quel che oggi è evidente è la frammentazione estrema della proposta elettorale. Vale di più, elettoralmente, un Fabbio formalmente appoggiato dal Pdl (nella sostanza, vedremo chi davvero si mobiliterà per portargli voti, al di là della cerchia dei fedelissimi), o una Lega che corre da sola, candidando il suo attuale capogruppo a Palazzo Rosso Roberto Sarti? E uno dei due candidati saprà se non altro guadagnarsi un diginitoso ballottaggio, o c’è il rischio che l’elettorato di centro destra, in mancanza di una proposta unitaria, vada craxianamente al mare, oppure addirittura provi a guardare altrove? E dove? I sondaggi che sia Pdl che Pd per certo stanno realizzando (non so se anche la Lega e altre forze ne dispongono, può essere) riusciranno nelle prossime due settimane a fare un po’ di chiarezza, e potranno determinare qualche aggiustamente di rotta strada facendo?

Ne riparliamo senz’altro.

Da Roma a Novi, voglia di grande centro?

Quel che sta succedendo a livello nazionale lo avrete certamente letto anche voi.  Grandi manovre di primavera, nella prospettiva di elezioni politiche previste tra un anno, ma alle quali è opportuno prepararsi per tempo.

In tanti sono pronti a scommettere che lo scenario attuale sia destinato a cambiare enormemente. Innanzitutto perché la crisi, checché ne dicano gli ottimisti un po’ “pelosi”, è tutt’altro che finita, anzi sta cominciando a mostrare solo ora i suoi effetti, e potrebbe travolgere il governo tecnico (che poi è politico quanto e più di quelli che lo hanno preceduto, è evidente: ma ormai si campa di slogan mistificatori) anche tra qualche mese.

Ma, soprattutto, perché la politica vuole al più presto recuperare la centralità formale e sostanziale che le compete, e scalpita per riorganizzarsi.

Il Pdl, in particolare, è secondo molti destinato a “squagliarsi” nel giro di pochi mesi, soprattutto se  in occasione della tornata elettorale amministrativa di primavera le campane dovessero suonare “a morto” un po’ ovunque.

Se così sarà, ci ritroveremo a fare i conti con una nuova Forza Italia, e una nuova Alleanza Nazionale? Non proprio, perché nell’affoffata zona “centrista” del nostro panorama politico sembra si stia ragionando di un nuovo soggetto politico, capace di “sommare” l’area liberal di Forza Italia e quella del Pd (da Berlusconi a Veltroni, insomma), passando per Casini e Rutelli. E Fini? Fini pare improbabile possa condividere un simile progetto, di nuovo con, e forse subalterno, al Cavaliere. Più plausibile invece pensare che ci possa essere un riavvicinamento alla sua matrice di partenza, la galassia di An insomma. E chi sarebbe il leader di questo nuovo grande centro? Monti, Passera, un redivivo Montezemolo? Lo vedremo, se mai il progetto maturerà.
Lo scenario politico, naturalmente, si completerebbe con una posizione autonoma ma anche isolata della Lega Nord, e con uno schieramento di forze e sigle di sinistra a leadership vendoliana. Senza trascurare la possibilità di ulteriore crescita del Movimento 5 Stelle, che potrebbe intercettare in buona parte l’elettorato di un’Italia dei Valori sempre più in affanno, non solo a casa nostra.

Fantapolitica? Forse, ma intanto in queste settimane se ne parla. Subordinando il tutto, naturalmente, ad una riforma della legge elettorale che possa consentire a questo panorama di forze di garantirsi una reale rappresentanza in Parlamento. Da cui nessuno può permettersi di star fuori a lungo, senza veder scemare forza, consenso ed identità.

Naturalmente solo a partire da giugno, dopo le elezioni amministrative, potremo capire se davvero esiste lo spazio per una simile riorganizzazione del quadro politico.

Qualcosa però, intanto, già si muove anche da noi. Non ad Alessandria (alle prese con emergenze di ben altra natura), ma in quel di Novi. Dove da un lato il Pd (che da quelle parti è rimasto almeno in parte il Partitone, e non la robetta scipita a cui siamo abituati nel capoluogo) perde pezzi per strada. Dall’altro un esperto “tessitore” come il senatore Chessa sta lavorando ad un progetto, “Novisiamo”, che per ora è un’associazione, ma potrebbe ben presto diventare qualcosa di diverso, in relazione sia all’evoluzione dello scenario nazionale, sia alle elezioni comunali cittadine del 2014.

Per ora a “Novisiamo” hanno aderito esponenti del mondo politico locale di diversa matrice, “al di fuori di schematismi di parte che consideriamo largamente superati”. In realtà i nomi dei fondatori dell’associazione hanno in comune percorsi anti Partitone, e si richiamano all’esperienza locale del  pentapartito del 1985-1990. Un archetipo che la dice lunga anche sull’età media del comitato promotore.
Alcuni nomi (non necessariamente noti a noi alessandrini), oltre al già citato Gianfranco Chessa? Piero Vernetti, Osvaldo Repetti, Costanzo Cuccuru, Luigi Cavanna, Alberto Masoero, Gabriella Depetro, Francesco Giannattasio, Fabrizio Scarsi, Dario Ubaldeschi.
A cui, si dice, potrebbero presto aggiungersi altri esponenti in uscita dal Pd. Sempre naturalmente in attesa di capire cosa succederà a Roma nei prossimi mesi.

Redditi e rappresentanza

Non mi diverto a controllare quanto sono ricchi i ricchi, e non sono tra quelli che ieri hanno preso d’assalto il sito del governo per sapere quanto guadagnano Passera, o Balduzzi, o l’avvocatessa super nababba Paola Severino. Mi interessa così poco il governo Monti, peraltro, che di diversi ministri ancora ignoro addirittura il cognome. Per non dire dei sottosegretari.

Al di là del voyeurismo degli italiani però (che per decenni se la sono tirata da grandi amatori, ad esempio, e secondo me invece erano e sono più che altro consumatori di film porno), c’è un dato che mi pare evidente. E preoccupante.

Ossia: il Governo Monti ha al suo interno soltanto rappresentanti del 10% più benestante della popolazione, che detiene nelle proprie mani quindi non solo più del 50% della ricchezza del Paese (con tendenza a crescere) ma anche gran parte del potere politico. Per non dire, naturalmente, di quello economico, con Emma (quella di Confindustria, non quella di Sanremo) che accusa i sindacati di tutelate lavativi, fancazzisti e ladri. Quindi aboliamoli, no?

Insomma, la maggioranza degli italiani è plebe che non conta una mazza, ma non lo sa. O lo sa, e le è andato pure bene, finché in cambio ha ricevuto abbondanti razioni di benessere materiale, a fronte del totale disimpegno, e del progressivo allontamento da qualsiasi forma di reale partecipazione/decisione.

Oggi però almeno, che Monti and company sembrano intenzionati a risanare il Paese sulla pelle dei poveracci, una qualche forma di insurrezione popolare è prevedibile possa concretizzarsi? Non sto pensando a grandi rivoluzioni, men che meno in nome di un’ideologia.

Mi sto proprio chiedendo se, dopo il miliardario un po’ (tanto?) disonesto che lasciava intendere ai poveri che, con un po’ di furberia, ce la potevano fare pure loro, ora l’unica alternativa sia davvero essere governati da questo consesso di alto borghesi  intenzionati esclusivamente a tutelare il proprio ceto. Il resto è mancia o elemosina, se ne rimane.

Dall’occhiolino un po’ osceno del Berlusca al ghigno gelido di Monti: proprio tertium non datur?

Non so per ora darmi una risposta. Ci penso…

Voltare pagina, senza vendette

Non è che mi stia diventando simpatico, ma attorno al sindaco Fabbio comincio a sentire un po’ troppa voglia di vendetta, e sete di sangue, e non mi piace. Lo so che così dicendo farò arrabbiare un po’ di gente, ma non importa.

Fabbio sta concludendo un quinquennio fallimentare, e oltretutto rifugge il confronto aperto sulle proprie responsabilità: questo lo rende out, c’è poco da difenderlo. Però l’auspicio è che la diatriba si mantenga su un piano puramente politico (e giudiziario, se ce ne sono gli estremi, come pare evidente), senza far però crescere un clima da ‘resa dei conti’ che non fa comunque bene a nessuno.

Detto questo, sto chiedendo un po’ in giro, in ambienti di centro destra, ora cosa potrà succedere. E non mi pare che ci siano idee gran che chiare. D’accordo, gli scenari possibili, tecnicamente, sono diversi, e anche di difficile lettura per chi non è (come il sottoscritto, e come la gran parte dei cittadini) profondo conoscitore delle normative.

Ma quel che è chiaro a tutti è che il Comune di Alessandria, che sul piano finanziario già non era un esempio di virtù nel 2007, durante la gestione del centro destra ha visto drammaticamente peggiorare il proprio stato di salute. Lo stesso Emanuele Locci, consigliere del Pdl a Palazzo Rosso, fa un’analisi lucida della situazione, anche se è evidente che a lui, e ad altri, si può ribattere: ma voi dove eravate? Insomma, perché non avete per tempo fatto sentire, più forte e chiaro, il vostro dissenso dentro lo schieramento di centro destra?

La mia impressione è che il Comune di Alessandria, in questi anni, sia stato in mano al sindaco e a pochissimi fedelissimi, e che dietro a paroloni tipo “politiche anticicliche di tipo keynesiano” (pensando a quel che è successo nei fatti, sembra, diciamocelo, una ‘supercazzola’ stile Amici miei..) si sia mascherata la scelta, sciagurata, di continuare a spendere per consolidare e aumentare il consenso, ignorando le più banali regole di equilibrio tra entrata e uscita.

Del resto, se si è sempre fatto così anche in passato, perché mai fermarsi volontariamente, rischiando l’impopolarità tra i cittadini, ma soprattutto tra gli ‘amici’ in attesa di prebende, consulenze strategiche, budget da dedicare al marketing globale e via dicendo?

Per dire basta, e per raddrizzare per tempo la baracca, ci sarebbe voluto un grande sindaco. E Fabbio ha dimostrato di non esserlo.
Ora è tardi? Per lui sicuramente sì, per la città certamente no, perché ripartire si deve, e con determinazione. Chi deve prendere le decisioni, anche drastiche, lo faccia in fretta. E la politica cerchi, almeno in frangenti così drammatici, di non essere autoreferenziale, e di guardare davvero all’interesse collettivo.

Palazzo Rosso: chi ha paura del dissesto?

Chissà quale contributo essenziale ha portato il sindaco Piercarlo “Schettino” Fabbio da Alessandria alla riunione nazionale del Pdl di ieri sera. Speriamo che ci aggiorni al più presto sul tema. Ci interessa moltissimo.

Intanto il consiglio comunale di Palazzo Rosso, orfano del suo condottiero, ha mostrato di comprendere la gravità della situazione, ed è già qualcosa. Non che, prima dell’abbandono dell’aula da parte della Lega e delle forze di centro sinistra, si sia deciso alcunché, ne poteva essere altrimenti, data l’assenza del sindaco.

Ci sono stati interventi equilibrati, altri più schierati, ma nessuno alla fine che sia andato davvero fuori tema, o che abbia detto, francamente, bestialità di particolare rilievo.

Al tempo stesso, però, man mano che il dibattivo procedeva, appariva evidente che il dissesto dell’ente sembra far paura a tanti, se non tutti. Perché? Attenzione: è chiaro che, se il dissesto non fosse nei numeri, non avrebbe senso dichiararlo. Ma qui si ha come l’impressione che ci si altro: ossia che la politica, nel suo insieme, abbia il timore di perdere il controllo della situazione, ossia che il giocattolo si rompa, per un tempo indefinito.

Così, quando il mio omonimo (che ormai, qualsiasi cosa dica, viene spernacchiato: eh sì che è rimasto l’unico onorevole a Palazzo Rosso!) auspica l’arrivo di un commissario, o di un tecnico “alla Monti“, addirittura per cinque anni, probabilmente a molti corre un brivido lungo la schiena.

Per ragioni affettive? Per amore della politica insomma? Per interessi personali? O semplicemente perchè, improvvisamente, tanti mariti vedono lo spettro di noiose serate invernali da trascorrere in famiglia, o con la parentela allargata?
Tutte le ipotesi sono valide naturalmente, fate la vostra.

Certamente però, nell’imbarazzante latitanza del sindaco, il consiglio comunale, condotto con grande serietà ed equilibrio da Cuttica di Revigliasco, non poteva oggettivamente ieri sera fare altro, o di più.

Il pallino torna ora nelle mani di Fabbio, e considerato il tenore delle sue ultime esternazioni non saprei francamente quanto questo possa tranquillizzarci.

In attesa di sapere quali assi (o due di picche) il primo cittadino abbia ancora da giocare, prendiamo però anche atto del fatto che il prefetto Castaldo, con procedura piuttosto irrituale, ha affidato ad una radio locale l’esternazione del proprio punto di vista sulla vicenda bilanci. E ci è parso più preoccupato dalle “voci destabilizzanti” che dalla situazione finanziaria di Palazzo Rosso. Incrociamo le dita.