Voltare pagina, senza vendette

Non è che mi stia diventando simpatico, ma attorno al sindaco Fabbio comincio a sentire un po’ troppa voglia di vendetta, e sete di sangue, e non mi piace. Lo so che così dicendo farò arrabbiare un po’ di gente, ma non importa.

Fabbio sta concludendo un quinquennio fallimentare, e oltretutto rifugge il confronto aperto sulle proprie responsabilità: questo lo rende out, c’è poco da difenderlo. Però l’auspicio è che la diatriba si mantenga su un piano puramente politico (e giudiziario, se ce ne sono gli estremi, come pare evidente), senza far però crescere un clima da ‘resa dei conti’ che non fa comunque bene a nessuno.

Detto questo, sto chiedendo un po’ in giro, in ambienti di centro destra, ora cosa potrà succedere. E non mi pare che ci siano idee gran che chiare. D’accordo, gli scenari possibili, tecnicamente, sono diversi, e anche di difficile lettura per chi non è (come il sottoscritto, e come la gran parte dei cittadini) profondo conoscitore delle normative.

Ma quel che è chiaro a tutti è che il Comune di Alessandria, che sul piano finanziario già non era un esempio di virtù nel 2007, durante la gestione del centro destra ha visto drammaticamente peggiorare il proprio stato di salute. Lo stesso Emanuele Locci, consigliere del Pdl a Palazzo Rosso, fa un’analisi lucida della situazione, anche se è evidente che a lui, e ad altri, si può ribattere: ma voi dove eravate? Insomma, perché non avete per tempo fatto sentire, più forte e chiaro, il vostro dissenso dentro lo schieramento di centro destra?

La mia impressione è che il Comune di Alessandria, in questi anni, sia stato in mano al sindaco e a pochissimi fedelissimi, e che dietro a paroloni tipo “politiche anticicliche di tipo keynesiano” (pensando a quel che è successo nei fatti, sembra, diciamocelo, una ‘supercazzola’ stile Amici miei..) si sia mascherata la scelta, sciagurata, di continuare a spendere per consolidare e aumentare il consenso, ignorando le più banali regole di equilibrio tra entrata e uscita.

Del resto, se si è sempre fatto così anche in passato, perché mai fermarsi volontariamente, rischiando l’impopolarità tra i cittadini, ma soprattutto tra gli ‘amici’ in attesa di prebende, consulenze strategiche, budget da dedicare al marketing globale e via dicendo?

Per dire basta, e per raddrizzare per tempo la baracca, ci sarebbe voluto un grande sindaco. E Fabbio ha dimostrato di non esserlo.
Ora è tardi? Per lui sicuramente sì, per la città certamente no, perché ripartire si deve, e con determinazione. Chi deve prendere le decisioni, anche drastiche, lo faccia in fretta. E la politica cerchi, almeno in frangenti così drammatici, di non essere autoreferenziale, e di guardare davvero all’interesse collettivo.

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