Un’Alessandria diversa è possibile?

E’ di ieri una piccola notizia di cronaca, che può e deve aprire spazi di riflessione più ampia.
Non per speculare sulle sorti di un singolo funzionario pubblico condannato per peculato, di cui nulla so né voglio sapere. Ma per lanciare, invece, uno spazio di discussione su trasparenza e qualità come possibili leve per creare sviluppo sul territorio. Non un territorio qualunque, naturalmente: quello alessandrino.

Del tema si parlerà lunedì sera in un dibattito pubblico a cui parteciperò come moderatore, organizzato dal candidato sindaco (e amico di questo blog) Corrado Parise, e mi pare che appunto, come mostra la notizia di cronaca di cui sopra, la questione sia di forte attualità e non una roba astratta o accademica.

Naturalmente lunedì sera non sarò presente per fare campagna elettorale pro Corrado (che sa farsela da solo), ma per porre domande molto concrete e pragmatiche ai relatori. Ci saranno un magistrato torinese, Paolo Lotti, che è consigliere di Stato e docente universitario di Diritto Amministrativo; Franco Osenga, presidente del Collegio Costruttori di Alessandria e delle Casse Edili a livello nazionale; la giornalista del quotidiano La Stampa (alessandrina, anche se lavora a Torino) Antonella Mariotti.

Vorrei farmi spiegare da questi signori se la crisi di Alessandria (come città, comunità civile e territorio) è irreversibile oppure no. E, partendo dal presupposto ottimistico che non lo sia (altrimenti potremmo starcene tutti a casa a guardare il calcio in tv fino alla fine dei nostri giorni), spero emergano idee e proposte concrete sul cosa fare, e sul come fare.

Che Alessandria dagli anni Settanta ad oggi ha imboccato un lento e progressivo declino ce lo raccontiamo spesso. Che le menti migliori, una volta specializzate o iper specializzate, si trovano a scegliere tra l’emigrazione e la sotto occupazione pure. Per vent’anni (ossia dai mitici anni Ottanta fino all’altro ieri) la terza via è stata rappresentata dall’elemosina chiesta a qualche politico mediocre, per ottenere un posto (non un lavoro) altrettanto mediocre con il quale morire dentro (interiormente intendo) assai prima che fuori. Oggi se ancora qualcuno ci prova a prometterlo (siamo sotto elezioni, la tentazione può esserci) ridetegli pure in faccia, perché oltre ad essere una strada umiliante, trattasi di millantato credito.

Quindi? Quindi cercheremo di capire come, a partire da nuove regole di trasparenza dell’ente Comune, dei suoi atti e delle sue attività, si può immaginare un’Alessandria normale (dentro un’Italia altrettanto normale, è chiaro), in cui:

1) le persone vivono di diritti, e non di favori e “conoscenze” personali e famigliari;

2) ognuno, in base alle proprie competenze e qualifiche personali, può cercare di costruirsi un percorso professionale (che sia da dipendente, libero professionista, lavoratore autonomo ecc…) in maniera trasparente e senza ostacoli burocratici o discriminazioni di sorta;

3) un commerciante o titolare di qualsiasi attività può ridurre al minimo i costi (in termini di tempo e denaro) della burocrazia, e dedicarsi pienamente alla propria attività, magari ricevendo dalla mano pubblica non sussidi, ma un aiuto in termini di miglioramento e ottimizzazione delle condizioni di lavoro, anziché continui ostacoli.
Per non dire poi dei tempi di pagamento dei fornitori da parte degli enti pubblici, e del livello illegale segnalato dalla notizia di ieri, che mi dicono essere assai più diffuso di quanto io credessi.

Insomma, proverò a chiedere a Lotti, Osenga, Mariotti e Parise come la pensano e cosa propongono, ma anche a stimolare interventi e contributi del pubblico presente. Non sarà (almeno non da parte mia, ma credo neanche degli altri) una serata “vota Antonio, vota Antonio”, ma il tentativo di capire se Alessandria ha qualche possibilità di uscire dalle sabbie mobili delle lamentele e dell’assistenzialismo (che non funziona più, oltre a deprimere “la meglio gioventù” a favore dei mediocri e delle clientele). Non è che ci si possa riuscire con un dibattito, o su un blog. Ma proviamo a fare la nostra parte.

Mario e Rocco: senza pudore

Il premier Mario Monti: “Io ho il consenso degli italiani, i partiti no”. Non male come affermazione, per uno che è stato nominato da una lobby, anziché passare attraverso una consultazione elettorale.

Ma il bello è che sui media amici (quasi tutti) la spacciano come una verità. Meravigliosamente spudorati, tutti quanti. E quasi nessuno che, al contrario, metta in evidenza una realtà sacrosanta: l’unico risultato tangibile che resterà in nefasta eredità al Paese dal passaggio del governo Monti-Passera-Fornero sarà che milioni di italiani saranno espulsi dal mercato del lavoro almeno 10 anni prima di avere diritto a qualsiasi (minima, naturalmente) assistenza pensionistica. Provare per credere, come diceva Guido Angeli.

Leggo poi che a Palermo invocano, naturalmente in maniera goliardica, la candidatura a sindaco dell’indimenticato porno divo Rocco Siffredi. Lui, sì, uno che potrebbe portare davvero “misure straordinarie”.

Ebbene: io la butto lì. Secondo voi, in caso di competizione elettorale democratica, chi prenderebbe più voti tra Mario e Rocco? Certamente sarebbe una sfida tra personaggi senza pudore.

Campagna elettorale: ma chi paga?

Ma quanto costa la campagna elettorale alessandrina? Nei giorni scorsi, vedendo la città letteralmente invasa da cartelloni pubblicitari con i volti sorridenti dei nostri aspiranti sindaco, ho chiesto ad un addetto ai lavori (incontrato per altri motivi) se esistono tariffe speciali agevolate per le affissioni politiche: lo ha escluso, ma col beneficio del dubbio. Quindi se qualche amico in campagna elettorale ci vuole dare qualche delucidazione, gli saremo grati.

Poi ci sono comunque le uscite pubblicitarie sui media cartacei e on line, le radio, i “santini” e molto altro.

E’ noto che, ormai, anche i partiti più strutturati si limitano ad un sostegno morale pressoché a costo zero, e a qualche pacca sulle spalle. Salvo poi magari scoprire che i partiti stessi percepiscono dalle nostre tasche comunque finanziamenti ingentissimi, spartiti poi non si sa bene come, o magari investiti all’estero a nome di questa o quella fondazione. Comunque questa è una digressione: rimaniamo sul territorio.

Chi paga le campagne elettorali dei nostri candidati, e perché? Non mi pare che in corsa miliardari ce ne siano tanti: gli aspiranti allo “scettro” di Palazzo Rosso sono perlopiù impiegati pubblici, lo abbiamo già ricordato. O comunque lavoratori con redditi non strabilianti. Qualcuno è pure in cassa integrazione, mi dicono, e in predicato di assumere magari qualche direzione generale vacante. Pubblica anch’essa, ça va sans dire, perché questa è gente specializzata. Mica improvvisatori.

Allora, quanto costano le campagne elettorali (soprattutto quelle dei candidati più presenti sui media, ovvio: quelli che hanno pure addetti stampa non volontari e spin doctor ad hoc), chi le paga e perché? In gioco, ricordiamolo, ci sono incarichi, dal sindaco in giù, non solo “rognosi”, ma scarsamente retribuiti. La politica, ufficialmente, “rende” solo dalla Regione a Roma, e a Bruxelles.
Tutti filantropi quindi? Tutte persone pronte a sacrificare non solo il proprio tempo, ma anche risorse finanziarie private a favore dell’impegno pubblico disinteressato?

Mentre continuo a chiedermelo e a cercare risposte, segnalo l’ultima perla di Piercarlo, che continua a fare, eccome:

ma con la pletora di dipendenti comunali non proprio tutti super affaccendati, e le finanze dell’ente messe come sono messe, era proprio necessario appaltare ad una società esterna la redazione di questo essenziale documento? E perché mescolo questa notizia con la campagna elettorale? Ahi ahi, che malizia….Piercarlo fa, e noi paghiamo?

Il Psi è vivo, e lotta insieme a noi

Alessandria 2012: la città più socialista d’Italia. La considerazione mi è balenata in testa in questi giorni, scorrendo le liste provvisorie dei candidati alle comunali di maggio. Il Psi è stato parte importante della cultura politica della città fino agli anni di Tangentopoli, e grazie al traghetto della seconda repubblica la gran parte dei suoi componenti sta per entrare, più o meno trionfalmente, nella terza.

Si fa prima a citare i due o tre che non ci sono: Franzò, Ferrero, Veronesi. Nomi che per i più giovani magari sono arabo: ma l’età media del nostro blog non è mica tanto in erba, mi sa. Quindi non pochi vedranno se non altro ri/accendersi la lampadina dell’amarcord. Che in genere rende i giudizi, sia positivi che negativi, meno radicali e un po’ intrisi di nostalgia.

Veniamo, allora, a chi c’è. E naturalmente consideratelo un elenco parziale, aperto al contributo di voi tutti.

Naturalmente non si può che partire da Rita Rossa, candidata del centro sinistra e grande favorita nei sondaggi della vigilia, figlia del “mitico” Angiolino, e assessore socialista alla Cultura a Palazzo Rosso in una breve giunta “di transizione”, prima dell’impetuoso vento leghista del 1993.

Sempre nel centro sinistra, tra le fila di Sel, sarà in lista Franco Ferrari, tra i fondatori e a lungo direttore del Teatro Comunale, e che mi raccontò nel corso di un’intervista  di essere stato indicato nel cda dall’allora Psi, peraltro in un’epoca in cui “nel consiglio di amministrazione entravano tutte persone davvero competenti in termini di cultura e teatro”. Detto oggi, in effetti, fa quasi impressione.

Ma tra i candidati sindaco il profumo del Garofano è assai diffuso: c’è Ezio Sestini, candidato di Alessandria Riformista (all’interno della quale gli danno una mano almeno altri due ex socialisti come l’assessore provinciale e sindaco di Volpedo Gian Carlo Caldone e l’ex responsabile dell’Urp in Provincia Roberto Piccinini). Non so gli altri, ma veramente se a Sestini provate a dire ex si incazza, perché socialista lo è ancora, eccome, e con orgoglio.

Ma radici socialiste ci sono pure nel dna di Dino Foresto, 70enne candidato sindaco con Alessandria pulita, ed ex manager pubblico (Amiu in particolare), che militò in area Psi nella prima repubblica, e fu poi leghista nella seconda. Nella terza, vedremo.

Si dice che da famiglia di tradizione socialista provenga anche Luisella Daziano, candidata sindaco di TuAlessandria. Lista che del resto nasce per volontà e determinazione di Felice Borgoglio, il numero uno del Psi dei tempi d’oro.

E nel centro destra? Anche lì non manca un filone socialista, che ha senz’altro il suo più autorevole rappresentante in Fabrizio Priano (figlio d’arte: il padre Giovanni, che fu anche sindaco nei primi anni Novanta, è ancora comunque in pista, anche se non più in prima fila), capogruppo del Pdl a Palazzo Rosso, e di recente fondatore con Stefania Craxi dell’associazione politico culturale Riformisti Italiani. Ma non scordiamoci il rientro in campo, all’interno della lista civica Più Alessandria a supporto del sindaco Fabbio, dell’ex assessore Piero Formaiano, che pare avrà con sè altre figure d’antan come Pierino Cereda e Costanzo Cuccuru.

E poi, naturalmente, non possiamo ignorare che, nell’Alessandria del 2012, altri due big di scuola socialista come Piercarlo Bocchio e Pierangelo Taverna siedono ai vertici rispettivamente di Amiu/Aral e della Fondazione CrAl.

Insomma, chi l’ha detto che i socialisti sono scomparsi? Ad Alessandria sono più attivi che mai. Naturalmente a voi di contribuire a rimpolpare l’elenco, che è certamente parziale. E buoni aneddoti a tutti.

Campagna elettorale: chi mentirà di più?

Proviamo allora a fare il punto della situazione.
Ad Alessandria ad oggi ci sono in campo 16 candidati sindaco, compreso l’ultimo in ordine di presentazione sui media: Dino Forestocon Politica pulita. Foresto ha 70 anni, e un lungo passato come manager di aziende pubbliche, Amiu in particolare.

Ora il prossimo passo sarà verificare, naturalmente, se tutti e 16 gli aspiranti, e le assai più numerose liste di sostegno, passeranno il vaglio dell’ufficio elettorale di Palazzo Rosso. Con così tanti soggetti in pista, qualche intoppo non si può escludere.

Ma, soprattutto, aprile sarà il mese dei comizi, delle promesse, delle bugie più o meno consapevoli raccontate per convincere la marea di alessandrini ancora indecisi. Il 50%, più o meno.

Cosa significa però questa abbondanza di candidati ad amministrare un ente che versa in gravissime condizioni finanziarie (a prescindere dalle eventuali responsabilità che Corte dei Conti e Magistratura, con i loro tempi, prima o poi individueranno), e che nei prossimi mesi sarà costretto a politiche di rigore che ricadranno, in toto, sulle nostre spalle e nelle nostre tasche di cittadini?
E’ un segnale di crisi della politica, o invece un sintomo di vitalità “dal basso”, da parte della comunità locale?

Innanzitutto, non gasiamoci troppo: il fenomeno non è solo alessandrino. A Genova, dove si vota come da noi, la situazione è più o meno simile, con 14 candidati e un boom di liste civiche.

Si potrebbe poi osservare che là, sotto la lanterna, il centro sinistra si è confrontato in primarie vere e pure “dilanianti”, da cui il Pd è uscito sconfitto, mentre qui è largamente il partito egemone, almeno a livello di apparato, tanto che tutti gli altri componenti della coalizione allo strumento primarie hanno pure rinunciato in partenza. Ma se è per quello a Genova il centro destra è storicamente pure assai più debole che da noi, quindi il parallelo con il capoluogo ligure stoppiamolo qui.

Chi vincerà la corsa a Palazzo Rosso? Me lo hanno chiesto ancora ieri, ipotizzando un “recupero” di consenso da parte dell’attuale sindaco. Io non ci credo: sia chiaro, Fabbio, dato il contesto nel quale si sta muovendo, è bravissimo a gestire la propria comunicazione, checché ne dicano i suoi detrattori.

Paragonarlo al capitano Schettino della Costa Crociere fa scena, ma è fuorviante: quello là si è mostrato un dilettante, e se l’è data a gambe. Piercarlo è al timone ad oltranza, e nega pure che la nave sia in avaria. Anzi, con fior di argomentazioni sta cercando di spiegare agli alessandrini che grazie alla sua politica di investimenti (al contrario degli sterili sprechi precedenti) siamo in piena fase di risanamento. Altri cinque anni, e pure i più malfidati vedranno i risultati e lo ringrazieranno.

Ora, si può credergli o meno, e noi lo abbiamo sempre criticato in abbondanza. Ma non neghiamogli la patente di vero professionista della politica.  Anche se quando parla di “politiche anticicliche di stampo keynesiano” un po’ si espone alla parte di azzeccagarbugli.

E anche se, naturalmente, rimane l’ambiguità di una partita in cui gli arbitri sembrano aver poca voglia di fare la loro parte, e di pronunciarsi con chiarezza e fino in fondo. Ma questa, che pure è cosa assai grave, non può essere una colpa da imputare a Fabbio.

E. G.

Ps: naturalmente anche in questa campagna elettorale tutti i candidati sorvoleranno su un tema che è invece essenziale per il futuro di Alessandria, e del Paese. I dipendenti pubblici (Comune e partecipate, nel caso specifico) sono troppi. Ma chi lo dice si becca un bel “noi non la voteremo mai”, come è successo di recente ad un dibattito a cui ho partecipato. L’onestà intellettuale non genera consenso.

Tutti in gita a Bruxelles

“Che dici, ci andiamo a Bruxelles?”
“Eh, se paga Amag ci andiamo sì…”.

Questo, monosillabo più o meno, il dialogo di cui ieri mattina, a pochi metri da diverse persone, si sono resi protagonisti due longevi amministratori di quel che resta della cosa pubblica alessandrina.

Per carità, viva l’onestà intellettuale, e molto meglio questo siparietto di vita reale che le insopportabili “pippe” da homo eticus che puzzano lontano un miglio, e ci fanno “ghignare” nei bar.
Però naturalmente meglio ancora sarebbe: “ma che ci andiamo a fare a Bruxelles, non basta e avanza se ci va l’uomo forte dell’Amag, al più accompagnato da un (1) rappresesentante del Comune di Alessandria in grado di esprimersi correttamente in inglese?”

Perchè mi sa che il mandrogno gli “zucconi” di quelle parti là mica l’hanno ancora imparato, sapete?

Comunque sia, scopriremo presto chi saranno i membri dell’allegra comitiva chiamati a presentare al Parlamento Europeo l’ambizioso impianto di turboespansione cogenerativa in zona Aulara (nella foto, la sorridente inaugurazione), che sempre ieri mattina il presidente/amministratore delegato della società pubblica che gestisce acqua e gas dalle nostre parti ha garantito essere pienamente in funzione, alla faccia di qualche malelingua che, anche sul nostro blog, ha di recente sostenuto il contrario.

Intanto alcuni sindaci soci di minoranza di Amag vanno nuovamente all’attacco rispetto ai criteri di gestione della partecipata pubblica alessandrina. Ma questa è un’altra storia.


Che iattura questo governo!

“Mai più in vita mia voterò una coalizione con dentro il PD”, scriveva ieri su facebook un giovane e combattivo esponente della sinistra antagonista alessandrina, in prima linea sul fronte No Tav e No Terzo Valico.

Mentre più o meno nelle stesse ore un vecchio leone della sinistra (ambientalista e non solo) del nostro territorio ricordava che, senza articolo 18, le sue battaglie a favore della salute dei lavoratori sarebbero state immediatamente “liquidate” con un bel licenziamento per motivi organizzativi.

Esattamente, aggiungo io, come succederà dal giorno dell’entrata in vigore della riforma del lavoro firmata Monti, Fornero, Pdl, Pd, Cisl e Uil ecc ecc….

E allora, tralasciando per un giorno le miserie del dissesto comunale alessandrino, forse potremmo provare, tutti quanti, ad interrogarci su dove stiamo andando.

Del resto chiunque diventi sindaco di Alessandria, non potrà che fare da paravento ad una serie di operazioni impopolari, gestite da commissari con in mano la calcolatrice. Per cui stacchiamo un attimo la spina dalla battaglia senza quartiere, e sostanzialmente con il nulla in palio, dei nostri valorosi 15 candidati, e guardiamo al Paese.

Dove da mesi è in atto una campagna di disinformazione che impegna tutti i grandi media, che fanno la corsa a convincerci che, da quando Monti ha preso il posto di Berlusconi, l’Italia ha letteralmente cambiato faccia. Eravamo una terra di filibustieri, e un Paese prossimo al crac economico-finanziario, e in un battibaleno siamo tornati ad essere gente perbene, operosa e con un tessuto industriale da record sul fronte export, in attesa di migliorare anche il resto.

Ora, se l’uscita di scena di Berlusconi era senz’altro necessaria (e in fondo auspicata anche da una parte del centro destra), questo esecutivo è, fin dalle modalità del suo insediamento, una iattura assoluta. Il Paese è stato consegnato in mano a miliardari e loro camerieri con qualifiche professorali (“nel mio idealmondo, Monti è un bidello”, scrive una mia amica sul suo suo profilo facebook: e oltre a farmi sorridere mi spalanca un mondo), che stanno portando avanti con estrema diligenza i loro compiti.

Quanto sia inutile eliminare l’articolo 18 per rilanciare l’economia lo ha spiegato di recente persino Carlo De Benedetti (“è una puttanata”).

E mi spiegate dove va a sbattere la testa, da domani, un operaio, un bancario, un tecnico che, a cinquant’anni, viene messo alla porta con 18 o 24 mesi di bonus? Vi sembra il nostro un Paese basato sul libero mercato delle professionalità, modello States? Naturalmente la licenziabilità non vale per tutti questi boiardoni di Stato, a partire dal Monti, che si è fatto pure nominare senatore a vita prima di mettersi a disposizione per “L’ingrato compito”.

Quanto poi, più in generale, i nostri attuali governanti (e parlamentari, nella quasi totalità dei casi) possano rendersi conto delle difficoltà in cui già oggi si trova gran parte della popolazione, possiamo immaginarcelo. E tra 6 mesi sarà molto peggio, gli indicatori sono tutti evidenti.

L’unica soluzione democratica sarebbe votare quanto prima. E con un sistema elettorale onesto, rappresentativo della reale volontà degli italiani. In quel modo ci si potrebbe davvero contare. E, nella peggiore delle ipotesi, essere causa del nostro male e del nostro destino. Oggi davvero in pessime mani. Mani “altre” da noi.