Polpette avvelenate

Quanti scheletri ci sono negli armadi dei circa 900 candidati alle prossime amministrative alessandrine? E’ una domanda che mi gira in testa da qualche giorno, perché da più parti arrivano segnali inquietanti, assolutamente non trascurabili. Poca, pochissima politica, e tanto sciacallaggio, a volte involontario, a volte sapientemente costruito a tavolino.

Quasi nulla si capisce di come i 16 candidati sindaci gestiranno la cosa pubblica, se saranno eletti. Nel senso che ognuno esterna i propri progetti in pompa magna, ma non dice con quali dané li realizzerà. E questo, scusate, ma per aspiranti pubblici amministratori, in una situazione finanziaria da quasi bancarotta come quella di Palazzo Rosso, non è questione secondaria. Anche perché, statistiche alla mano, pare che Alessandria sia già oggi, tra i 125 capoluoghi di provincia, al 21esimo posto (terzo in Piemonte, dopo Torino e Novara) per pressione fiscale. Vi immaginate cosa potrà succedere da giugno, vero?

Eppure tutto ciò sembra passare in secondo piano, e il tratto distintivo di queste settimane è rappresentato, appunto, non da proposte concrete, ma da polpette avvelenate. In forma di dubbio, insinuazione, denuncia anonima o in camera caritatis. Quasi ogni giorno arrivano ai giornali e ai giornalisti e-mail che segnalano ogni forma di anomalìa, di comportamento ritenuto illegittimo o ambiguo di qualche candidato sindaco, o aspirante consigliere.

Del resto, stiamo parlando di un esercito di persone, ognuna delle quali “tiene famiglia”. E Alessandria, lo sappiamo, è un paesone dove tutti sanno tutto di tutti. E amano far circolare la conoscenza, purché sia loro concesso l’anonimato. Se poi questa può diventare l’occasione per regolare qualche questione personale in sospeso, tanto meglio.

Che fare di fronte a questo bombardamento di informazioni? A me la par condicio pareva una panzana persino quando sembrava essere l’ultimo baluardo contro lo strapotere del “tiranno di Arcore”, figuriamoci ora. Però qui mica si tratta di usare il bilancino per decidere se e quanto parlare con questo o di quello. La questione è abboccare o no all’amo di pinco e pallino, con il rischio naturalmente di sbattere qualcuno nel tritacarne, aiutando qualcun altro in maniera più o meno consapevole.

la cosa più saggia da fare, allora, credo sia separare come sempre fatti e opinioni. E chiedere a chiunque abbia qualcosa di serio da denunciare di farsi avanti, mettendoci la faccia, ed esibendo quelle che ritiene essere le prove delle sue accuse.

Dopo di che, calma e gesso ragazzi. Anche nel caso di Palazzo Rosso stiamo pur sempre parlando di amministrazione del bene comune, e di un bene particolarmente malconcio. Quindi dimostrare, in questo mese, quali sono le proprie proposte al riguardo è assolutamente più importante che non “sputtanare” gli avversari, credetemi.

Già noi elettori siamo disgustati di nostro, e non sappiamo se ridere o piangere di fronte alla notizia di una scheda elettorale che sarà in realtà un foglio di 96×31 centimetri. Aiutateci ad avere ancora qualche motivo, semplice e banale, per recarci alle urne. Nonostante tutto.

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