Tutti contro Grillo. E Beppe ringrazia…

E’ il tema di gran moda, in questi giorni: è più demagogico Beppe Grillo (nella foto), o i leader dei partiti tradizionali, soprattutto di centro sinistra (anche perché quelli di centro destra, più scaltri, tacciono), che lo attaccano scompostamente ogni volta che esce un sondaggio che lo dà in crescita, per lo più a spese loro?

La demagogia, diciamocelo, è categoria che va a braccetto con la politica da sempre: non era forse demagogico Togliatti, che sapeva benissimo fin dal ’45 di non poter (ne voler) realizzare nessuna rivoluzione, ma coglionò impunemente le masse popolari fino alla sua morte, anno di grazia 1964? E Bossi, scusate, ma mica penserete davvero che abbia mai creduto alla secessione padana? Due esempi a caso, naturalmente, ma ce ne sono molti altri.

E’ evidente però: chi continua a tacciare  di antipolitica e di populismo le nuove proposte politiche, e lo fa da dentro partiti per i quali la popolazione prova una insofferenza dilagante, palpapile e iper motivata, ha sempre torto.

Ha torto perché dovrebbe guardare a casa propria, e formulare lì proposte credibili, da affidare a una classe dirigente non sputtanata, non sempre quella da quando i quarantenni di oggi avevano i calzoni corti, e memoria per ricordare.

Bersani e pure Vendola (e con questo non metto comunque i due sulle stesso piano, e spero di non doverlo fare in futuro) possono girarci intorno quanto vogliono, ma quando Beppe Grillo dice “Se tutti pagassimo più tasse… loro ruberebbero il doppio”, esprime un concetto del quale molti italiani sono straconvinti. E le cronache di questi anni offrono un certo sostegno a questo punto di vista.
Ma voi parlate con la gente, in queste settimane? Io moltissimo, è l’unica forma di sondaggio in cui credo. E quel che emerge (accanto, ahimé, ad una incapacità di massa di distinguere differenze che, nell’offerta politica nazionale e locale, comunque esistono) è uno scoramento di fondo, un “voterò per il meno peggio”, ossia di colui o colei che penso sia tale, su cui certo non si può pensare di rifondare Alessandria e l’Italia.

Io li vedo, i limiti politici di Grillo e della sua proposta. E non ho dubbi che i 5 Stelle non abbiano, complessivamente, le competenze (ma anche le relazioni, in un sistema completamente basato sull’inciucio, da Palazzo Rosso al Quirinale) per governare. Però mi irrita, francamente, vedere chi ha contribuito a ridurre questo Paese  nelle attuali condizioni (in buona e allargata compagnia, naturalmente) ergersi a paladino della politica, mentre gli altri sono demagoghi irresponsabili. Naturalmente Grillo gongola: come in passato è stato per Bossi, e per Di Pietro, ogni attacco scomposto è nuovo fieno in cascina per i 5 Stelle. Però attenzione: non mi stupirei se, da qui al 6 maggio, partisse un mega siluro, mediatico o giudiziario, contro il Beppe nazionale. Scommettiamo?

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