Ma Grillo è davvero anomalo?

“Solo in Italia un comico rischia di diventare la terza forza politica del Paese. Ma in fondo è anche per questo che ci piace”.
Me l’hanno detto ieri, e vale la pena di rifletterci un po’: non tanto sul “solo in Italia” (in fondo negli States hanno avuto come leader politici attori di non eccelsa bravura come Reagan e Schwarzenegger), quanto sulla dinamica che c’è dietro il caso del momento, ossia l’ascesa, a quanto pare irresistibile, del Movimento 5 Stelle.

Lasciamo stare la pretesa del Movimento di essere “altro” rispetto a Grillo: nessuno (o comunque non io) mette in dubbio l’impegno e l’indipendenza sul territorio dei singoli gruppi locali, ma è un fatto che, senza Grillo, i 5 Stelle non sarebbero nati, e comunque anche oggi, senza l’onda d’urto e il carisma del mattatore genovese, sarebbero poca cosa.

Andiamo al sodo: Grillo è il primo esempio di singolo leader che fa nascere un movimento (naturalmente non politico, ma libera associazione di cittadini: e guai a chiamarli partito) destinato ad avere un peso rilevante sullo scenario nazionale? Naturalmente no: basta pensare a Bossi con la Lega, Di Pietro e l’Idv, Berlusconi e Forza Italia. Insomma, tutti i principali soggetti politici dagli anni Ottanta in poi sono nati per l’intuizione e la volontà di un singolo portatore di “carisma”, e poi naturalmente ognuno ha fatto il proprio differente percorso.

Ma anche i movimenti extraparlamentari post sessantottini, pur frutto di ideologie diffuse e condivise, camminavano sulle gambe di alcuni leader, che comunque ne catalizzavano e sintetizzavano la mission. Ma è l’intera storia dell’umanità ad essere sempre stata “illuminata” da figure di leader carismatici, condottieri e quant’altro, e stupirsene, o elaborare percorsi alternativi, mi pare francamente un giochino da intellettuali annoiati.

Che poi Grillo sia nato come comico, Bossi come nullafacente-finto medico, Di Pietro come magistato e Berlusconi come…Berlusconi è un altro paio di maniche.

Nel poker d’assi nostrano, a mio modo di vedere, l’anomalia rimane invece proprio il Senatur, più che Grillo. Nel senso che Bossi è stato l’unico a riuscire a costruire un movimento (anche la Lega ha a lungo rifiutato l’etichetta di partito, come oggi fanno i 5 Stelle) che si è consolidato ed è cresciuto nel corso di un ventennio, essendo in partenza un signor nessuno.

Pensateci: Di Pietro e Grillo hanno trasferito sul mercato della politica un’ampia notorietà acquisita altrove. Berlusconi poi è il miliardario che prima costruisce (non da solo: con l’appoggio di forze note, e forse anche meno note) l’arsenale mediatico, e poi, grazie a quello e a ingentissime risorse finanziarie, occupa lo spazio centrale di un sistema politico in disfacimento. Con quali risultati nel corso dei suoi 18 anni di regno ognuno può valutarlo come crede: ne abbiamo parlato anche troppe volte, e non è il tema della riflessione di oggi.
Bossi invece, signori miei, è l’unico sciur Brambilla che arrivava direttamente dal Bar Sport, e quindi secondo me resta un unicum.

Ma rimaniamo su Grillo, e sui 5 Stelle: è presto per dire dove riusciranno ad arrivare, come è ipocrita negare che, oggi, rappresentano l’unica boccata di aria fresca in una politica che sa di camera mortuaria, con annessi miasmi per tanti di noi ormai insopportabili.

Credo che, nei prossimi 12 mesi, sarà interessante verificare da un lato se il sistema politico sarà finalmente in grado di dare una risposta positiva, in termini di facce nuove e proposte serie, rispetto al ciondolare di vecchi zombie in putrefazione che ci è toccato veder sfilare, anche ad Alessandria, in queste settimane. Ex leader ormai ridotti ad incontri “in camera caritatis” con militanti e stampa compiacente, perché gli italiani son sì più pecore che leoni, ma non si mai. Meglio non stuzzicarli troppo, di questi tempi.
Dall’altro lato, i 5 Stelle dovranno fare i conti con i problemi di crescita “impetuosa” che persino i sondaggisti più prudenti sembrano oggi dare per scontata. Il che significa creare una struttura, e puntare su persone competenti e (torno sul concetto) anche carismatiche. Basta guardare cosa è successo, in momenti analoghi, a tutti e tre i partiti che abbiamo citato (Lega, Idv e Forza Italia) per capire che quello è un punto di non ritorno.

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