Oggi Parma, domani Roma?

Dalle recenti elezioni amministrative emerge un elemento eclatante: la maggioranza degli italiani ha smesso di credere nei partiti dell’attuale arco parlamentare. Attraverso un’astensione di massa senza precedenti, e con il voto al Movimento 5 Stelle, gli elettori dicono una cosa semplice alla trimurti romana ABC (Alfano Bersani Casini) e a tutto il sistema dei partiti: toglietevi dai piedi, o cambiate radicalmente, perché così come siete rappresentate soltanto più i vostri apparati assistenziali.

Un messaggio così semplice, e così devastante, dal basso non arrivava da tanto tempo. Come reagiranno i partiti stessi? Le prime sensazioni non sono incoraggianti: da Bersani a Bindi, da Cicchitto ad Alfano, l’impressione che si ricava è che questa gente sia ontologicamente incapace di trasformazioni vere, perché sanno bene che ciò significherebbe passare la mano. E l’autoconservazione è la prima regola che hanno nel loro dna: si pensano politici dalla culla, quello hanno sempre fatto e quello vogliono continuare a fare da qui alla fine dei loro giorni.
Che gli italiani intendano consentirglielo, però, è tutto da vedere.

Concentriamoci su Parma (nella foto, il nuovo sindaco Federico Pizzarotti). Se anche solo 6 mesi fa qualcuno ci avesse detto: i 5 Stelle governeranno un capoluogo di provincia, ne avremmo sorriso. Oggi è la realtà, e la politica tradizionale (come il sistema dei media) da un lato finge di cambiare atteggiamento verso “i grillini”, dall’altro li aspetta al varco, confidando nel loro naufragio.

Fra le poche analisi di buon senso di esponenti dei partiti tradizionali, vi segnalo quella dello scaltro Matteo Renzi, che sa se non altro parlare un linguaggio contemporaneo, e non da museo delle cere della politica, come fa invece gran parte della classe dirigente del suo partito. E dice parecchie cose condivisibili.

Cosa succederà nei prossimi mesi? Non conosco il nuovo sindaco di Parma (che pure a prima vista appare persona se non altro di buon senso), e men che meno i consiglieri eletti dai 5 Stelle, quindi è difficile immaginarlo.

Certo là partono dal baratro: 600 milioni di euro di debiti dell’ente Comune (il triplo di Alessandria, ma è anche una città grande praticamente il doppio).
Quindi pensare che i “grillini” facciano peggio è difficile. Anche se potrebbero, anzi dovranno, avallare una serie di operazioni altamente impopolari.

Se però davvero i 5 Stelle procederanno con un metodo tanto banale quanto rivoluzionario (es: gli assessori scelti dal sindaco fra i cittadini che inviano curricula professionali, anziché fra i galoppini della vecchia politica), e daranno piena trasparenza ai bilanci, alle spese e alla gestione del Comune, beh….Parma rischia di essere un volàno straordinario per il movimento di Grillo, e la pietra tombale soprattutto di chi, in questi giorni, continua a far finta di aver vinto.

Continuiamo a rimandare invece, lo so, il discorso sulla rifondazione del naufragato centro destra: è che non ci vedo chiaro, e vorrei capire se c’è davvero della sostanza dietro gli slogan pre e post dèbacle elettorale. Mi prendo qualche altro giorno.

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