Luca e Beppe: i nuovi salvatori?

Siamo davvero alla fine della seconda, deludente repubblica nata dalla restaurazione post tangentopoli (e che ha applicato gli stessi metodi della prima, in maniera forse ancor più sistemica)?
I partiti tradizionali (in primis Pdl e Pd, ma anche Udc, Lega e gli altri) avranno la capacità/volontà di rinnovarsi davvero, e in profondità, oppure si affideranno a vecchie tecniche di sopravvivenza, e cercheranno di vender cara la pelle, o addirittura di far passare la tempesta, convinti di farcela ancora una volta? E magari hanno pure ragione, sia chiaro…..

In questi giorni ho letto un po’ di cose qua e là. L’analisi di Luca Ricolfi su La Stampa ad esempio, che parla di incapacità di ricambio di leader senza dire nulla di straordinariamente innovativo, ma ben riassumendo alcuni concetti chiave.

Poi, o forse prima, ho apprezzato le riflessioni di Germano Marubbi, assessore al Bilancio del Comune di Novi, che nel suo blog, partendo certamente dalla posizione di uno che sta, sia pur criticamente, dentro il PD,  dice alcune cose credo condivisibili, se non altro sul fronte della necessità/incapacità del suo partito (e di altri, analogamente) di rinnovarsi davvero.

Infine, ma non ultima per importanza, mi sono fatto una chiacchierata telefonica con un’amica che, da Roma, mi ha raccontato alcuni gustosi siparietti su un convegno politico che stava seguendo per lavoro, in cui una pletora di cariatidi di buon nome discettavano, suppongo con gran serietà, sul futuro del Paese, facendolo naturalmente coincidere con il proprio. Ad un certo punto pare sia arrivato un loro compagno di militanza, 45 enne, e che sia stato giovialmente (ma senza, ahimé, nessuna ironia) accolto con un “ecco le nuove generazioni”.

Risultato del mio mix di letture e contatti?  La classe politica che ci ha condotti al baratro non ha nessuna intenzione di sbaraccare, o anche solo di passare gradatamente la mano, se non a propri figli o figliocci, e in maniera lenta e “blindata”.

Non si rendono conto che siamo di fronte ad un crollo di sistema, dopo il quale nulla sarà più come prima? Ma sì che lo sanno, ma hanno anche ben presente che questo è il Paese del Gattopardo,  e che “resistere, resistere, resistere” è un motto sempre molto glamour.

Ma attenzione: agli occhi di elettori un po’ distratti il mondo politico italiano sembra sempre immutabile non solo nei metodi, ma anche nei volti, eppure qualche spostamento di forze (sia pur interno all’universo degli addetti ai lavori, e assolutamente autoreferenziale) in fondo c’è.

Ricordate che, solo un anno fa, le speranze di innovazione venivano riposte, su un fronte e sull’altro, soprattutto in Gianfranco Fini e Nichi Vendola?
Ebbene, in soli 12 mesi i due (potenza delle polpette avvelenate, e forse anche di altri strumenti di persuasione, chissà…) sembrano completamente rientrati nei ranghi dei comprimari, non più percepiti oggi come leader capaci di guidare, e men che meno trasformare, i rispettivi schieramenti.

Allora, tornando al punto di partenza: dobbiamo rassegnarci ad un Paese immutabile, e sperare che si riesca semplicemente a mettere qualche “pezza” al sistema, per evitare il suo crollo? Oppure all’orizzonte ci sono davvero segnali di rivoluzione, nei metodi e anche nell’anagrafe del Paese che conta?

Mah….sicuramente oggi i nomi che girano alla voce “innovatori”, ossia Luca Cordero di Montezemolo e Beppe Grillo, sono entrambi 65 enni famosi e miliardari (in vecchie lire, naturalmente), il che pare un elemento di continuità con il modello di politica berlusconiana. E’ anche vero che però entrambi dichiarano di non voler fare i leader, ma solo i “papà buoni” (rubo l’espressione ad un altro amico, che mi perdonerà), che tanto hanno avuto dalla vita e dal Paese e ora sono pronti a fare la loro parte, mettendosi al servizio di progetti innovativi, che dovranno essere condotti da altri e camminare sulle loro gambe.

Non mettiamoci qui a discutere delle mille differenze tra Italia Futura e Movimento 5 Stelle, ci sarà modo. Segnalo soltanto, per ora, lo stupore che genera il fatto che a Parma i “grillini” stiano studiando per prepararsi ad entrare in consiglio comunale. Beh, in effetti pensando a certe nostre esperienze locali sembra fantascienza.

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