Economia alessandrina: un rilancio è possibile?

Basta proclami: il territorio, ossia le imprese e i lavoratori, hanno bisogno di concretezza e non di fuffa. Questo in sintesi (e naturalmente con molta maggior articolazione e raffinatezza di argomenti: io qui vado al sodo) il messaggio che è arrivato ieri mattina dagli Stati Generali dell’economia di Palazzo Monferrato, organizzati dalla Provincia di Alessandria con la partecipazione di rappresentanti istituzionali locali e non, di associazioni di imprese, del mondo universitario e dei sindacati.

Mi è piaciuto il piglio combattivo di Silvana Tiberti, segretaria provinciale della Cgil che ha ricordato come non manchino analisi di scenario di valore e affidabili, come quella elaborata dallo studio Ambrosetti. Quel che serve davvero è invece la concreta volontà dei soggetti, pubblici e privati, di rimboccarsi le maniche, e di fare davvero squadra, e non solo, diciamocelo, chiacchiere da convegno.

La logistica (e Slala, che doveva esserne il perno) va ormai considerata un’occasione perduta, oppure ci sono spazi per rilanciare in quella direzione?

Il Terzo Valico (anche ammesso che vengano superati ostacoli enormi legati al danneggiamento del territorio, ai rischi idrogeologici e da amianto, e così via) può essere davvero un’opportunità, e per chi? Insomma, sarà certamente un fiume di denaro pubblico destinato a correre: ma in quale direzione, e verso quali tasche? Il mercato del lavoro locale ne trarrà davvero vantaggio?

Mi ha colpito, ieri mattina, anche il lamento del sindaco di Ovada, Andrea Oddone, che ha raccontato come anche una piccola amministrazione sana e con i conti in ordine sia di fatto ormai impossibilitata ad investimenti pur minimi, e al più, non potendo per legge accendere mutui, “può coprire qualche buco nelle strade”. E se per un appalto edilizio da poco più di 200 mila euro si presenta un numero di aziende tale “per cui espletare il bando di selezione richiederà più tempo che realizzare l’opera”, beh, fate un po’ voi e ditemi come siamo messi.

Io ho amici impresari edili che per lavorare stanno girando mari e monti, e si accontentano, con le pubbliche amministrazioni, di poco tranquillizzanti “pagherò”. Un altro amico proprio ieri mi raccontava di quanti laureati suoi conoscenti diretti, fra i 25 e i 35 anni, hanno preso o si apprestano a prendere strade che portano in ogni parte del mondo, “purché lontano da qui”.

“Sono i nuovi emigranti”, ha aggiunto, e va anche sottolineato che stavolta non esportiamo braccia, ma cervelli che il sistema economico e produttivo locale e nazionale, completamente “incartato” su se stesso, non è in grado di valorizzare.

Stiamo pagando, e pagheremo, ad Alessandria come in Italia il risultato di trent’anni di incompetenza della classe dirigente pubblica e privata. Questo ieri mattina agli Stati Generali dell’economia alessandrina non lo ha detto nessuno, ma sono certo che lo pensassero in diversi. Il punto è, semplicemente, come uscirne senza franare.

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