Esproprio (al) proletario

La notizia è di ieri: nessuno ha ancora potuto prendere visione del progetto esecutivo del Terzo Valico, ma in compenso gli espropri di terreni e immobili stanno cominciando.
Nella mia ingenuità, ho sempre pensato peraltro che si trattasse di proposte talmente al rialzo (tanto sull’opera ci “mangiano” in tanti, no?), da far sfregare le mani agli interessati. In realtà esiste anche una dimensione affettiva (soprattutto per le case), ma insomma se con quel che ti offrono puoi comprartene una molto più bella, o due da un’altra parte, la malinconia te la fai passare.

Invece, a quanto mi dicono persone direttamente coinvolte, non solo la procedura del Cociv (lettera con data e ora in cui devi sgomberare, e tanti saluti) è aberrante, ma questi grandi distruttori di natura, ambiente e paesaggi hanno pure il braccino corto, a volte cortissimo.

Per cui immagino che la reazione della popolazione (espropriata o no) non potrà che essere forte e compatta. L’esproprio (al) proletario è cominciato, ma non è scritto da nessuna parte che ci si debba rassegnare a fare la fine dei Navajos nelle riserve. Non prima almeno di aver provato a farsi rispettare: possibile che tutto sia consentito al moloch della burocrazia e della grande impresa, a dispetto della volontà dei cittadini?

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