La (finta) chiusura dei tribunali

La soppressione dei tribunali è un’opera buffa all’italiana, e lo sanno tutti. A stare alle disposizioni governative, da noi sembra una rivoluzione. Cancellati Casale, Tortona, Acqui e Novi, che già è un distaccamento. Tutti ad Alessandria dunque, per risparmiare.

Per chi, come noi persone comuni, spera di interagire con i tribunali il meno possibile, ossia al più una volta nella vita, cambia pochissimo. Ma per chi lavora nelle sopra citate strutture, e per gli avvocati abituati ad “andare e venire” dallo studio al tribunale più volte al giorno, è un autentico disastro.

Anzi, lo sarebbe, se la riforma mai fosse attuata. Non sarà così però. Anche perché, se lo fosse, ciò significherebbe probabilmente spendere di più, e non di meno.

Ce ne siamo già anche marginalmente occupati: ad Alessandria spazio non ce n’è, quindi si tratterebbe di affittare nuovi spazi, o di affrontare ingenti spese di ristrutturazione di edifici pubblici. Già circolano le ipotesi: ex sede della Banca d’Italia, caserma Valfré, Don Soria. Ci manca la Cittadella e poi la fiera delle banalità è al completo.

Il sindaco Rossa, prima di partire per qualche giorno di vacanza, ha precisato che il tutto per il Comune deve essere a costo zero, e non poteva essere altrimenti, data la situazione complessiva.

Immagino che, oltretutto, alcune delle strutture di Casale, Tortona, Novi e Acqui siano di proprietà: per cui verrebbero abbandonate al loro destino, per andare a pagare onerosi trasferimenti e affitti altrove.

Ma, soprattutto, questa spending review della pubblica amministrazione targata Monti è una autentica sòla semplicemente perché, in partenza, parte dal presupposto (e dall’esigenza) di non licenziare nessuno. Ma voi quante ristrutturazioni di aziende private avete mai visto fare, mantenendo inalterato il numero di dipendenti, scusate?

Sia chiaro: non sto inneggiando al licenziamento di nessuno anche se, per contro, rimango convinto che il numero di dipendenti pubblici complessivi rimane sproporzionato in rapporto al valore dei servizi erogati. Quindi il tutto andrebbe ripensato davvero.

Sto invece dicendo che operazioni estive come l’accorpamento dei tribunali (o delle Province), buttate lì così, senza valutare esattamente conseguenze e costi, fanno più danno che altro.

Peraltro, tranquilli. Riguardo ai tempi di attuazione si parla di 12/18 mesi dalla data di pubblicazione del decreto legge. Ma il ministro competente potrebbe poi accordare discrezionalmente 5 anni di ulteriore proroga. Chi se la sente di dire che ne sarà di Monti, dei suoi “tecnici” (ormai tutti in corsa per una poltrona da parlamentare nel 2013) e soprattutto  dell’Italietta nel 2017-2018?
Dai, siamo seri per una volta. Lunga vita ai tribunali di Casale, Acqui, Tortona e Novi.

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