Questo è un piano per la crescita?

Non so se vi siete presi la briga di buttare un’occhio al “piano per la crescita” presentato nei giorni scorsi dal governo Monti, e se ci ci sia tra voi qualcuno così appassionato da essersi procurato e letto il documento integrale, in 18 paginette.

Accontentandosi del sunto dei giornali, il risultato mi pare imbarazzante. Le tasse rimarranno le più care d’Europa (e parliamo di quelle dirette, senza metterci dentro benzina, Iva ecc), e saranno assunti altri dipendenti pubblici, nel comparto scuola e non solo. Va beh, sono balle pre elettorali, diciamo che bandiranno i concorsi: perché nel frattempo l’Europa nei prossimi mesi boccerà di nuovo i nostri conti, e se non altro impedirà un’altra infornata di statali. Ma sviluppo per Monti e Passera significa anche social card (elemosina di Stato insomma) e impegno a lottare contro la corruzione e l’evasione fiscale. Impegno, capito? Giurin giuretto, naturalmente con le dita incrociate, così non vale.

Insomma, l’impressione è che l’analisi politico-economica più complessa e veritiera di questo caldissimo agosto sia quella di Beppe Grillo, quando sintetizza più o meno “gli italiani affondano e questi li prendono pure per il culo”. Il linguaggio non sarà aulico, ma fotografa esattamente lo scenario di queste settimane, e le imbarazzanti dichiarazioni di ottimismo e uscita dal tunnel della crisi che ci siamo dovuti sciroppare nei giorni scorsi dal pulpito del meeting ciellino di Rimini.

Monti è fesso, e non capisce? Eh no, Monti  è un volpone di prim’ordine, ci mancherebbe altro. Ha imparato in quattro e quattr’otto come si governa un Paese come questo: accordi internazionali con le poche lobby che contano e decidono, e demagogia a piene mani da buttare in pasto al popolo, insieme ad una rete assistenziale che gli garantisca il consenso necessario a ripresentarsi come salvatore della patria anche dopo alle elezioni di primavera 2013. Del resto, guardate, c’è un’Italia comunque più interessata al campionato di calcio in partenza che al futuro dei propri figli, quindi questo modo di fare politica ha ancora certamente terreno molto fertile.

Ma io faccio una domanda semplice semplice: secondo voi, il “piano per la crescita” appena presentato convincerà anche un solo imprenditore privato che vale la pena tornare ad investire in questo Paese, anziché continuare a portare i soldi in Svizzera, o dove altro gli riesce?

E. G.

Ps: lunedì mattina, non temete, torneremo ad occuparci anche dei fatti di casa nostra: la cronaca incalza…

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