Poteri forti e “mucchio selvaggio”

Dopo Monti, ancora Monti. E di nuovo senza passare per il rituale ormai consunto della legittimazione elettorale. A me pare davvero incredibile, eppure questo è uno degli scenari più probabili che si profilano all’orizzonte di questa povera italietta.

Del resto il professore piace alle grandi banche nazionali e internazionali, e piace ai tedeschi. Pretendere che abbia pure il consenso del salumiere dell’angolo, dei travet o dei disoccupati significa essere provocatori, me ne rendo conto. Altro che poteri forti, come si diceva una volta: qui siamo oltre.

Eppure, badate bene, anche i partiti tradizionali hanno bisogno di Monti per sopravvivere, per cui il cerchio si chiude. Nominato senatore a vita in maniera “preventiva” dal presidente della Repubblica Napolitano, l’attuale premier potrebbe pure tra pochi mesi fare il pensionato d’oro, e il mega consulente di gruppi finanziari: mica la sua sopravvivenza dipende dal risultato delle urne, come invece succede a tanti peones in scadenza come mozzarelle.

E tuttavia, la democrazia vera rimane un’altra cosa. Un sistema di espressione trasparente della volontà popolare che in Italia abbiamo certo praticato con non pochi distinguo anche in passato (dalla conventio ad excludendum in poi, per chi si diletta con la storia della prima repubblica), ma che oggi davvero appare lontanissima dall’essere applicata.

Sia chiaro, non è che sto dicendo che Monti è peggio di altri: per carità, lungi da me fare la classifica dei buoni e dei cattivi, e men che meno accordarmi al furore popolare da gogna e forconi. Però chiunque aspiri a governare il Paese dovrebbe presentarsi con trasparenza di fronte agli elettori, con un suo programma, e uno o più partiti dichiaramente al suo fianco e sostegno. Mi pare il minimo.

Qui invece lo scenario, temuto e previsto, è chiaro: il 35-40% degli italiani non voterà, e tra il rimanente 60% i 5 Stelle faranno “il botto”.
Quindi Pdl, Udc, Pd, montezemoliani e cespuglietti vari si riservano la possibilità di un altro bel “mucchio selvaggio”, guidato da Monti. Per fare cosa poi, lo vedremo. Finora, francamente, oltre all’aumento di tasse dirette e indirette, si è visto pochino, e il Paese reale della gente che lavora sta affondando, sia pur di uno sprofondamento lento, da sabbie mobili e non da precipizio. Ma questo solo grazie al salvagente dei risparmi famigliari, non certo per merito delle politiche governative.

Il Monti bis sarebbe il prolungamento agonizzante di questa fallimentare seconda repubblica, e della sua pessima classe dirigente. Di cui Monti fa parte a pienissimo titolo. Per l’Italia vera, delle persone che lavorano per vivere, e che oggi non sanno più vedere un orizzonte, un progetto collettivo (e di conseguenza poi personale) sarebbe il de profundis.

Ma che alternative ci sono? In questi mesi invernali i partiti di tutto l’arco costituzionale saranno in grado di rigenerarsi davvero, e di presentarsi in primavera all’elettorato con facce credibili e fresche, al posto dell’avvizzita, inguardabile nomenklatura? Mah, ne sarei assai sorpreso, però stiamo ad osservare.

E i 5 Stelle riusciranno a fronteggiare i tentativi di demolizione (ne verranno altri, statene certi) della loro credibilità/genuinità, e a dimostrare di avere competenze vere sui territori? La questione dei rimborsi elettorali, va riconosciuto, loro la sollevano da anni, per fare un esempio.

Prepariamoci a mesi incandescenti: può succedere di tutto. Persino che gli italiani decidano che astenersi equivale a gettare la spugna: e scelgano di farsi sentire davvero.

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Rimborsi di Palazzo Ghilini: non staremo esagerando?

Della vicenda dei rimborsi agli assessori provinciali alessandrini si sono già occupati in diversi, anche con titoloni a tutta pagina, e forse qualche inesattezza di troppo.

Magari quindi giova tornarci sopra per cercare di fare qualche riflessione pacata. Anche se la pacatezza non è, di questi tempi, certamente il sentimento popolare prevalente, a fronte di certi scenari nazionali di ruberie difficili da negare, e ad altri contesti locali di cronica mancanza di risorse e, forse, anche di carenza di vero indirizzo politico. Almeno percepito.

Ma stiamo sulla Provincia, cercando di non fare di tutt’erba un fascio: io non penso che gli amministratori locali (e spero neanche nazionali,ma sono lontani, ne ho solo una percezione mediatica: quindi alterata per definizione) siano tutti ladri. Anche se capisco pienamente che gli animi dei cittadini siano esacerbati, come sempre succede quando la coperta è corta. E quest’inverno a patire il freddo saranno davvero in tanti.

Però, appunto, non generalizziamo: un assessore mi ha spiegato che in quei rimborsi, almeno nel suo caso, sono compresi tutti gli spostamenti compiuti per conto dell’ente per incontri sul territorio, promozione, relazioni istituzionali. E io ci credo. Mi ha anche aggiunto che spesso paga di tasca propria pranzi di lavoro con ospiti, e che i costi di usura auto a suo carico arrivano a diverse migliaia di euro l’anno. E credo anche a questo. Così come è opportuno renderci conto che comunque i costi della politica incidono in maniera non così rilevante sul bilancio complessivo di Palazzo Ghilini. Anche se certo va di moda enfatizzarli.

Sono però anche convinto che:

1) nessun lavoratore beneficia di rimborsi benzina per raggiungere la sede di lavoro. Gli amministratori della Provincia sì, e se ben ricordo la questione emerse pure con Repetto sul fronte Amag: potremmo sapere se la stessa regola vige anche a Palazzo Rosso, e nelle altre partecipate pubbliche locali? E non sarebbe il caso di rivederla?

2) è sacrosanto che chi si sposta dalla sede di lavoro sul territorio lo faccia a spese dell’ente. Compreso il pagamento dei pranzi con gli ospiti (magari in pizzeria, dati i tempi). Però tutto andrebbe rendicontato con “pezze” d’appoggio, e non con semplice autodichiarazione. Per i comuni lavoratori, torno a ripetere, funziona così.

3) Non esistono, in Provincia e altrove, dirigenti preposti a gestire anche questi aspetti, “dettando” semplicemente regole chiare ai politici, che sono per loro natura pro tempore? Non so a voi, ma a me questa figura del dirigente pubblico inamovibile, strapagato e deresponsabilizzato inquieta un po’. E mi sembra un’altra anomalia su cui intervenire.

4) Non facciamo però facile qualunquismo: gli assessori provinciali, come quelli comunali o regionali, non sono tutti uguali. C’è chi corre e si “sbatte” (anche se la misurazione dei risultati è sempre piuttosto difficile, perché i percorsi sono spesso frammentati e poco lineari), e chi sta lì al caldo, “e non sa neanche più dove sia la propria sede di lavoro precedente”, se posso parafrasare il concetto espressomi, in camera caritatis, da un noto esponente politico locale.

5) Poiché non ci piace cavalcare proteste populiste, diciamo pure che la scarsa produttività di certi enti va però misurata non solo in testa, ma anche in coda. Certo, a rispondere dell’andamento di una struttura devono essere politici e dirigenti, ma se davvero si volesse (ed è lecito dubitarne) avviare una nuova stagione, forse sarebbero in tanti a dover “cambiare passo”.

6) Facciamo due scommesse, naturalmente con in palio un semplice caffè? Io sostengo che, entro fine anno, il governo Monti con un bel decreto o simili posticiperà di un anno qualsiasi procedimento di riforma legato alle Province.
Sono anche convinto che il presidente Filippi non si dimetterà, ma resterà alla guida dell’ente fino a scadenza di mandato. E questo lo scopriremo tra una decina di giorni: a meno che, leggendo queste note, non ci conceda uno “scoop” in anticipo.

Socialisti alla riscossa, o patetico amarcord?

C’è movimento sotto il cielo socialista. Da Alessandria a Volpedo, si moltiplicano i segnali di “resurrezione” di un “marchio” politico che ha alle spalle un secolo di glorie, appena un po’ infangate da un decennio conclusivo non proprio glorioso, conclusosi con il “ciclone” Tangentopoli.

Da lì in poi, storie di scissioni per bande e gruppuscoli, anche se accompagnate da poderose ascese personali, un po’ ovunque, di virgulti provenienti dal vivaio craxiano.

Oggi, però, complice il naufragio della seconda repubblica, eccoli rispuntare, i vecchi socialisti, per riaffermare con tenacia la nobiltà del termine “politica”, e la necessità di riaffermazione di valori come drittura morale e solidarietà sociale.

Ripeto: sarebbe facile fare ironia spicciola, e ricordare che il Psi craxiano con la drittura morale c’entra come i cavoli a merenda, e che anzi tra i partiti d’antan è certamente riconoscibile come il padre culturale dei “mazzettari” di oggi. E’ così, naturalmente, ma andiamo oltre. Diamo per scontata la buona fede di tanti partecipanti ai raduni di Volpedo e Alessandria, e partiamo da lì.

Non vi sembra che i socialisti del 2012 siano gli stessi del 1992, con vent’anni di più sul groppone? La foto qui a fianco gira da giorni sulle bacheche virtuali di facebook, quindi speriamo che nessuno si risenta se la pubblichiamo. E’ bella, ma emblematica: raffigura un quarto Stato (mediamente con un paio di pensioni a testa, a voler proprio “spaccare il capello” in quattro) della terza età, che giustamente ha ancora voglia di esserci, e di farsi ascoltare, ma insomma immaginiamo che tra un’analisi socio politica e un amarcord a questi raduni ci si scambino anche consigli su cure reumatologiche e apparecchi acustici.

Idem con patate ad Alessandria, dove pare che l’ambizioso appello borgogliano “Che disastro, che fare?” sia stato accolto da un pubblico numeroso, ma un po’ incanutito. E le proposte? Poca roba per la verità: un richiamo alla centralità dei partiti, e una sorta di “lavorare meno (o “ancora meno”, diciamo) lavorare tutti”, riferito alla macchina pubblica, che non può che far sorridere.

Lasciamo perdere, naturalmente, definizioni alla moda, ma decisamente offensive, che fanno riferimento ormai stabilmente agli zombie della politica. Però un senso di dejà vu un po’ patetico è lecito provarlo. Ma dove può mai essere diretto un Paese che cammina con la testa (e le idee) costantemente rivolta all’indietro, se non a schiantarsi?
E non chiediamoci, per favore, perché i giovani (ossia i venti/trentenni, non i quaranta/cinquantenni) a queste iniziative non partecipano: sarebbe come chiedersi perché non passano il week end all’ospizio.

Chiediamoci, semmai, perché i ragazzi sono così silenziosi, passivi, rassegnati: quasi che la parola futuro non li riguardasse.

Cooperative: lavoratori di serie B?

Sono tutti uguali i lavoratori? Non si direbbe, almeno a misurare l’impatto mediatico della crisi. C’è un comparto, ad esempio, di cui mi sto occupando da qualche tempo, che pare storicamente giacere in un “cono d’ombra”, se non di completa indifferenza. Parlo delle cooperative, signori. Un universo che, nella sola provincia di Alessandria, se ho fatto bene i conti, dà lavoro complessivamente ad almeno 10 mila persone. Un esercito. Ma che, soprattutto, provvede ad elargire buona parte dei servizi sociali che noi, semplicisticamente, etichettiamo come “pubblici”. Ma che, appunto, molto spesso sono concretamente erogati da cooperative che gestiscono, per conto di Asl, Comuni, Consorzi socio assistenziali e quant’altro, case di riposo e comunità per persone in difficoltà, servizi culturali, pulizie, verde pubbblico e molto altro.

Gran parte di queste cooperative è ad un passo dal collasso. Eppure pochi ne parlano, anche se qualcosa per fortuna sembra muoversi, se non altro sul fronte della visibilità.

Ci sono settori dell’economia che stanno crollando per mancanza di “commesse”. Le cooperative, e quelle  sociali in particolare, no: di lavoro ne hanno “a bizzeffe”. Ma è lavoro che, già storicamente sotto pagato, sta diventando puro volontariato, per insolvenza dei committenti. Pubblici, appunto. E non parliamo solo del Comune di Alessandria, i cui debiti rischiano davvero, nel comparto socio assistenziale, di generare un terribile “effetto valanga”.

Ci riferiamo anche a Provincia, Asl e altri soggetti pubblici. Fanno eccezione i comuni piccoli e piccolissimi: quelli non solo pagano, ma sembrano essere gli unici ad aver capito davvero la valenza sociale e di integrazione di certi servizi.
Non per niente sono nel mirino della spending review di mister Monti. Uno che, mi dicono, si è presentato dal presidente degli Stati Uniti garantendo che l’Italia è ormai fuori dal tunnel. D’accordo che l’ottimismo è il sale della vita, ma a noi, da qui, la situazione (economica ed etica) del nostro Paese appare francamente un po’ meno tranquillizzante.

E le cooperative rischiano di fare la parte del vaso di coccio, e “rimetterci le penne” per prime. Con conseguenze sociali drammatiche soprattutto per le fasce più deboli della comunità. Qualcuno avvisi mister Monti!

La società della Conoscenza (e delle conoscenze)

Chiamiamole coincidenze, o spirito dei tempi. In questi giorni continuo ad imbattermi in storie di persone (amici, amici di amici, conoscenti) che hanno già deciso, o stanno decidendo, di chiudere la loro attività, e vivere di (magari modesta) rendita di famiglia, o giocarsi la carta dell’estero.

Attenzione: non sto parlando di ventenni, neo laureati o comunque giovani alle prime esperienze di lavoro, che scelgono di fare il gran salto, constatando che in questo Paese per vecchi rimarrebbero fermi ai nastri di partenza.

No, mi riferisco a uomini e donne di 40/50 anni, che per ragioni e valutazioni personali stanno arrivando alla medesima conclusione: via da qui, prima possibile. E basta con attività professionali che non danno più da vivere, e anzi rischiano di erodere i capitali di famiglia.

Esagero? Li conosco tutti io? Sarà, ma qualche anno fa storie così non ne sentivo mica girare tante. Anzi, praticamente nessuna.
Per contro, ieri mi è arrivato dalla Provincia di Alessandria un comunicato di cui, confesso, lì per lì ho capito pochissimo. Tanto che ve lo incollo in fondo, così valutate da soli.

Poi, chiedendo a chi ne sa più di me, ho scoperto che, sostanzialmente, si tratta di un bel progetto quadriennale di “sviluppo del capitale umano”, che probabilmente nessuno dei miei conoscenti ha avuto modo di frequentare. Altrimenti a quest’ora, ragazzi, altro che partire per l’Australia o la Thailandia..

Certo, non è stato un investimento da poco, a quanto pare: 1 milione di euro in 4 anni, per un progetto affidato ad una consulente esterna, che dovrebbe aver “certificato” le competenze dei nostri disoccupati, trasformandoli appunto in disoccupati Iso 9000 e qualcosa. Come? Attraverso un percorso “di validazione delle competenze dei lavoratori, in particolare di quelle acquisite in contesti non formali”. Insomma, se uno ha imparato da solo a coltivare le rose, per dire, ora ha un attestato che certifica il suo talento.

Quanti lavoratori alessandrini hanno beneficiato di questo “libretto delle competenze”, che “in altri paesi europei è un sistema già riconosciuto, in Italia non ancora ma ci auguriamo che lo diventi anche grazie a questo contributo”? Una cinquantina, a quanto leggo. Ossia un costo di circa 20 mila euro a testa: praticamente come un master post universitario di alto livello. Insomma, i disoccupati di casa nostra non hanno proprio di che lamentarsi, vi pare?

Giuro, poi, che mi sono tappato le orecchie quando qualche serpe ha provato ad insinuare che il giochino ha consentito di far lavorare la fidanzata del figlio del nipote del tale e del tal altro…Ma figuriamoci ragazzi: Alessandria non è mica la Ciociaria, eddai. Comunque, appunto, essendomi tappato le orecchie non sono riuscito a saperne di più.

Eppure nei corridoi della Provincia volano coltelli, e si aggirano precari inviperiti: chissà se saranno pure loro beneficiari di un ipotetico secondo round del progetto formativo di questa nostra bella società della Conoscenza, e delle conoscenze!

 

Ps: naturalmente il progetto in questione è a costo zero per le casse di Palazzo Ghilini, come precisato dai politici locali. Paga l’Unione Europea: cioè sempre noi, ma prendendo gli euri da un altro cassetto.

IL PROGETTO COMP.CARD: UN’ESPERIENZA  INNOVATIVA VERSO UN SISTEMA  INTEGRATO DI SVILUPPO DEL CAPITALE UMANO NELLA  SOCIETA’ DELLA CONOSCENZA

Il 27 SETTEMBRE 2012 alle ore 14.00, ad ALESSANDRIA presso SALONE D’ONORE DELL’ALA DEL PRINCIPE di PALAZZO GUASCO, avrà luogo l’evento transnazionale “Valorizzare la performance lavorativa con CompCard Lab”, promosso dalla Provincia di Alessandria, in occasione della chiusura del Progetto Europeo CompCard.

Come noto, nello scenario che fa da sfondo alla società complessa in cui viviamo, basato sull’economia della conoscenza, il ruolo che istruzione e formazione svolgono per il conseguimento degli obiettivi di carattere economico e sociale che l’Europa si è prefissata è centrale.
In quest’ottica, la validazione delle competenze assume un carattere molto rilevante perché un sistema basato sulla possibilità di certificare non solo titoli, ma anche nuclei di competenze ovunque acquisite, rappresenta la chiave di svolta per dare risposte congrue con il rinnovamento del mondo del lavoro e delle professioni” afferma il Project manager – dott.ssa Gloria Zenari.

Il progetto, finanziato con risorse comunitarie, si pone l’obiettivo di trasferire metodi e strumenti innovativi sviluppati in Spagna, unitamente ad altri due sviluppati in Italia dalla Regione Piemonte e dal Settore dell’edilizia,  in materia di validazione delle competenze dei lavoratori disoccupati e occupati, in particolare di quelle acquisite in contesti non formali, al fine di tutelare il loro diritto a vedere riconosciuto il proprio bagaglio professionale favorendo il loro acceso ai sistemi produttivi e di formazione.

Il progetto Comp.card, coerentemente con gli obiettivi di Lisbona, – sottolinea Massimo Barbadoro, Assessore della Provincia di Alessandria all’Istruzione Formazione Professionale e Lavoro –  esprime la volontà di portare avanti una politica finalizzata a favorire la libera circolazione delle persone all’interno dei processi occupazionali  locali e transnazionali, creando nuove opportunità educative e professionali per un miglioramento dei livelli di competenza dei lavoratori, col fine di cogliere appieno i vantaggi dell’integrazione europea”.

Dal punto di vista locale il valore aggiunto si è verificato nell’azione quotidiana dei partner, che hanno sperimentato e utilizzato lo strumento con successo  presso i Centri per l’impiego provinciali, il Sistema delle imprese (tra cui:  Chemtex Italia, Solvay,  Guala Dispensing, Guala Closures , AMAG , Plastics Academy, Gruppo TÜV SÜD, ADECCO Training)  e le  Agenzie formative (tra le quali: Scuola Edile di Alessandria – Cuneo – Torino, FOR.AL, Casa di Carità).

“Limonti” da spremere e coperta corta

Lunedì mattina in piazzetta della Lega va in scena l‘ennesima rappresentazione della “coperta corta”. Ossia la Cisl che protesta contro una spending review che “colpisce solo i lavoratori degli enti pubblici”. Seguiranno nei giorni successivi, a macchia di leopardo in tutto il Paese, analoghe iniziative con diverse matrici, e immagino anche qualche sciopero (che non va più di moda però: si perde la giornata di paga, e non si ottiene gran che).

Allora, sul fatto che siamo messi malisssimo, credo si sia tutti più o meno d’accordo. Il bluff di Monti, e dei partiti che lo sostengono, immagino ben concordato con la cancelliera Merkel che è ormai il vero premier del nostro Paese, è arrivare “cheti cheti” fino alle elezioni. Creare altro allarmismo (meglio: dire come stanno davvero le cose) rischierebbe di far arrabbiare persino un gregge di pecore, diciamo così. Quindi la prossima tosatura è rinviata all’immediato post elezioni. Quando naturalmente, saremo chiamati a prendere atto che la situazione è drammatica, che se ne esce solo tutti insieme, stringendo i denti ecc ecc…..

Lasciamo stare qui le ruberie, che ne parlano già ovunque. Concentriamoci invece sulla coperta corta.

La tesi della Cisl è probabimente anche fondata, se si intende dire che, all’interno dell’enorme carrozzone pubblico, ci sono anche altre voci di spreco (a partire dal Quirinale e dai Ministeri, aggiungo io) su cui ci sarebbe altro che da limare. E del resto ognuno fa il proprio mestiere, e sindacati che stanno in piedi grazie a dipendenti pubblici e pensionati di che altro pretendete che si preoccupino?
Ma sono battaglie di retroguardia: da sistema in crollo, in cui anziché guardare avanti ognuno cerca di difendere, finché ce la fa, il suo piccolo particulare.

Così la Cisl parla degli impiegati pubblici come di “limonti” da spremere (e offre il fianco a non poche ironie, suvvia…quanti lavoratori privati di tutto il mondo sognerebbero di essere “spremuti” come i dipendenti pubblici italiani?), la Cgil picchia i pugni sul tavolo e chiede il pagamento dei buoni pasto degli impiegati di Palazzo Rosso, la cui erogazione è stata sospesa da qualche mese. Dieta dissesto?

Istanze tutte legittime, sia chiaro. Ma quando i sindacati, come i politici e la classe dirigente in genere, cominceranno a fare i conti con la realtà vera, sarà sempre troppo tardi.

La macchina pubblica italiana è indebitata fino al collo, e pensare che la dissestata Alessandria stia messa peggio della gran parte degli altri comuni, province o regioni è un po’ ipocrita. Sono tutti debiti virtuali, “partite di giro” procrastinabili all’infinito? In buona parte no, perché una quota significativa di quella voragine di denaro è dovuta ad aziende, cooperative e fornitori vari, prossimi al collasso, o già collassati.

In più, quest’anno il nostro Pil ufficiale è crollato, mentre un anno fa si diceva che il 2012 sarebbe stato un anno di stabilità. Ora si prevede un leggero ulteriore calo per il 2013, quindi fate voi due conti. E, tragicamente, non sta meglio neppure l’economia “in nero”, su cui si è fondata negli ultimi trent’anni la crescita di questo Paese. Alzi la mano chi non lo sapeva, e chi non ha partecipato alla festa, se non altro eludendo l’iva sui lavori edilizi, idraulici, ristoranti ecc ecc…

Insomma ragazzi, qui bisogna alzare la testa, prendere atto di un fallimento ed esigere un cambiamento vero. Si è mai visto che la stessa classe dirigente (non solo politica, attenzione) che causa il disastro poi si candida per ricostruire? Altrove nel mondo sarebbe impensabile, ma in Italia, ahimé, è sempre stata la norma. Persino dopo il 25 aprile, a pensarci bene.

Legalità ad Alessandria: riflessioni sparse

Anche se me ne sono dovuto andare prima della fine, alcune impressioni dalla serata sulla Legalità organizzata venerdì sera ad Alessandria (di cui abbiamo parlato anche ante evento) ve le giro volentieri. A voi di completarle e commentarle, perchè sono davvero solo”flash” e suggestioni.

1) non è vero, per fortuna, che questi temi non interessano più nessuno. C’era un sacco di gente, con volti anonimi e attenti, da cittadini che forse si sono rotti di stare a guardare la tv, e hanno deciso che è il tempo di essere un po’ più attivi. Erano facce per me assolutamente nuove: non la solita compagnia di giro di addetti ai lavori insomma.

2) C’erano anche, disseminati qua e là, alcuni esponenti della politica cittadina (oltre ai 5 Stelle intendo, che erano tra gli organizzatori della serata): il presidente del consiglio comunale Enrico Mazzoni, il consigliere del Pdl Emanuele Locci, l’esponente Idv Giancarlo Cattaneo. E forse altri che mi sono sfuggiti. Segno che il tema Legalità ha per fortuna una “presa” trasversale, oppure che semplicemente gli altri partiti si sono resi conto che i 5 Stelle non sono solo un fenomeno da social network, ma gente comune, in carne ed ossa, e con un bel seguito. E provano a studiarli un po’ più da vicino.

3) La serata ha mescolato diversi temi, e buttato lì alcune certezze (es: la malavita organizzata opera ormai, consolidata e articolata, anche su tutto il nostro territorio provinciale), ma anche suggestioni e illazioni tutte da dimostrare.

Il nesso tra autorizzazioni edilizie comunali per nuove edificazioni collinari a Valle San Bartolomeo, e ‘ndrangheta, ad esempio, è ad oggi (per fortuna) assolutamente indimostrabile. E speriamo che tale rimanga, anche se naturalmente tutto l’intreccio di rapporti tra società (anche di primario livello) e altre piccole realtà del mondo edilizio riferibili a famiglie malavitose raccontato con tanto di grafici e mappe da Christian Abbonanza (Casa della Legalità) una “pulce nell’orecchio” l’ha messa a tutti quanti. Il che però non deve portarci a generalizzazioni perverse, e pericolose.

4) è vero, come sostengono Paolo Bellotti e il Comitato Noi di Valle, che il progetto di nuova edificazione della collina porterà al Comune di Alessandria zero euro di introiti di urbanizzazione? Questo è un punto che sarebbe bene chiarire, con tutti i perché e i per come, no?
Ed è vero che il dirigente che ha firmato l’ok definitivo del progetto, trasformandolo in legge irrevocabile (ma va là: ma cosa c’è di irrevocabile in questo Paese, a parte la morte? Volere è potere, dai..) due giorni prima del ballottaggio elettorale Rossa/Fabbio, avrebbe anche potuto attendere, e su una vicenda così controversa rimettersi alla valutazione della nuova giunta? A chi ha giovato tutto ciò?

5) Politici onesti, a livello locale e forse persino nazionale, ne esistono ancora. Sono pochi, ma ci sono. E il loro è davvero un mestieraccio infame, perché la categoria ha fatto davvero di tutto per auto sputtanarsi e crocifiggersi. E tuttavia, è tempo che davvero gli onesti, sotto qualsiasi bandiera, facciano non uno ma tre passi avanti, e si “smarchino” con i fatti da questo andazzo indecente. A costo persino di perdere qualche privilegio personale, e magari dover tornare a lavorare.