Gli enti pubblici sono stipendifici?

Due notizie interessanti, dai giornali di ieri. La prima, su Atm Alessandria, ci riporta in pieno all’interno del dibattito sulla riorganizzazione della macchina pubblica alessandrina.

Il titolo dell’articolo (“si tagliano le corse per non tagliare i dipendenti”) è una bella sintesi di una questione centrale per il futuro di Palazzo Rosso, su cui sarebbe utile ascoltare dall’amministrazione alessandrina parole chiare, quali che siano. Perché è evidente che l’emergenza viene prima di tutto, e che i dipendenti del Comune e delle partecipate vanno pagati tutti i mesi, senza farli patire troppo.

Ma è altrettanto vero che la macchina pubblica dovrebbe esistere nella misura in cui è in grado di fornire alla cittadinanza servizi efficienti a costi sostenibili. Mentre la logica contraria (“taglio i servizi, per continuare a pagare gli stipendi”) è esattamente quella che ci ha condotti nel baratro, “scialando” denaro dei contribuenti alessandrini non per cinque anni, ma per almeno venti, giusto per fermarci lì e mettere un punto fisso.

Non mi va di accanirmi su Atm, perché credo che lì la situazione sia esattamente la stessa delle altre partecipate, o del Comune, della Provincia e di tanti altri enti pubblici, locali e non. Ad Alessandria: figuratevi nei ministeri romani, o al sud, dove in certi enti hanno più dipendenti che sedie.

Però insomma 233 dipendenti (di cui circa quaranta assunti nel quinquennio Fabbio) per far girare quei quattro “marcioni” che tutti conosciamo, e ora pure con orari e turni ridotti, non saranno un po’ troppi? Facile (e giusto) criticare, da casa nostra, i forestali siciliani, ma guardate che la logica è esattamente la stessa, chi vogliamo ancora prendere in giro? Noi stessi?

Riduttivo anche pensare che tutto si risolva sostituendo un presidente, o un direttore. Qui urge un piano complessivo, e appunto non solo per un singola partecipata. Attendiamo sempre fiduciosi una chiara strategia in merito. Mentre nel frattempo i giorni passano, e tra poco sarà emergenza per gli stipendi di settembre.

Seconda notizia, non meno interessante, e neppure così scollegata dalla precedente.
I dirigenti pubblici, almeno in Piemonte (ma altrove è uguale), sono gli autentici miracolati di questo sistema al collasso.

Non solo lavorano meno e con meno stress dei loro omologhi privati (almeno quelli che conosco io), ma ora guadagnano anche mediamente più di loro, oltre ad essere, almeno nei fatti, illicenziabili, ma al più “congelabili” o trasferibili (e con estrema delicatezza).

Insomma: brutta cosa l’invidia, dice sempre un mio amico saggio. Quindi non istighiamo certo all’odio sociale. Però, anche qui, in fase di ripensamento del sistema, magari qualche aggiustina…no? Sempre, naturalmente, che il sistema sia riformabile da questa classe dirigente. Ma qui si aprirebbe un altro capitolo.

2 thoughts on “Gli enti pubblici sono stipendifici?

  1. Visto che questo bell’articolo non piacerà a molti lettori, mi sento di apprezzarne il contenuto in modo manifesto.
    Se necessario, un’azienda pubblica dovrebbe tagliare i dipendenti per salvare i servizi, non viceversa. Lo dico senza voler accusare nello specifico i lavoratori (e i dirigenti) di scontanto nullafacentismo ma credo che per primi loro si rendano conto che un bilancio in pareggio passa attraverso una maggiore efficienza e questa non può che comportare un numero proporzionato di lavoratori. Nicola

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