Il fantasma del nuovo ospedale

Chi si ricorda il progetto del nuovo ospedale di Alessandria? Qualche anno fa sul territorio non si parlava d’altro, sembrava una priorità assoluta, e una necessità impellente.

Il Comune aveva anche espresso, oltre al parere favorevole, indicazione di preferenza per un’area in zona Cristo, verso Casalbagliano.

Poi tutto si è incagliato in Regione: erano i tempi della campagna elettorale 2010, conclusasi con il “siluramento” di Mercedes Bresso, e l’ascesa di Cota. Da allora del nuovo ospedale di Alessandria non si parlò più, complice la crisi (si trattava comunque di un investimento da più di 300 milioni di euro, se ben ricordo) e secondo alcuni anche per una certa visione Novara-centrica del governatore leghista.

Poi, improvvisamente, qualche giorno fa l’argomento è tornato di attualità. Anche se i media locali hanno un po’ snobbato la notizia, invece puntualmente segnalata tramite il suo profilo facebook dal presidente della Provincia Paolo Filippi. Delle cui scelte politiche molto si chiacchiera in questi giorni, per cui noi ci asteniamo, in attesa di sviluppi concreti.

Allora, cosa ha detto, anzi scritto Filippi? Cito testualmente, così non sbaglio: “Ho sentito giusto ieri al Collegio Costruttori il Sindaco di Alessandria rilanciare la proposta del nuovo ospedale, anche in risposta alla situazione di dissesto. Opera prevista dalla Giunta Regionale Bresso. Ma proprio contemporaneamente……”

Dal ministro Balduzzi rassicurazioni sulla Cittadella della Salute

NOVARA, 18 SET – Elementi importanti per il futuro della “Città della salute” di Novara sono emersi lunedì pomeriggio, 17 settembre, in occasione del convegno sulle nuove forme di democrazia per la coesione sociale e territoriale. Un evento cui hanno preso parte il ministro alla Salute, Renato Balduzzi e il ministro alla Coesione sociale, Fabrizio Barca.
Interpellato dai giornalisti, Balduzzi ha spiegato come «la Regione sta preparando tutta la documentazione richiesta dagli uffici del Ministero. Per il governo non ci sono problemi di alcun tipo». Quindi si va avanti. «L’importante è che ci siano le necessarie garanzie economiche utili al progetto. Questo è quanto ci premeva. Ci pare aver avuto buone garanzie». Quanto al timore paventato da più parti di un ‘blocco’ dei fondi, che possano fermarsi nel capoluogo regionale per il progetto dell’analoga cittadella della salute di Torino, il ministro ha escluso questo rischio. «Si tratta, infatti, di due progetti indipendenti, autonomi. Entrambi importanti, ma dove quello novarese ha un iter decisamente più avanzato. I fondi ci sono. Sono due iniziative che vanno avanti indipendentemente, ciascuno con i propri tempi e per nessuno dei due esistono ostacoli».

“Cenando con il ministro della Salute Renato Balduzzi, ieri a Novara per un convegno, ho ricevuto garanzia che, non appena sarà disponibile tutta la documentazione necessaria, il Ministero è pronto a finanziare la costruzione dell’ospedale di Novara. Balduzzi ha assicurato che le risorse non finiranno alle Molinette, poiché quello del nosocomio torinese è un progetto distinto e l’iter del progetto per il nuovo ospedale novarese è in fase più avanzata.
La Provincia farà la sua parte perché quanto prima tutto sia in regola per l’erogazione dei finanziamenti. Novara, grazie alla sinergia tra l’Università e il nuovo ospedale, potrà diventare a tutti gli effetti una Citta della Salute.”

Insomma, Rita Rossa prova a rilanciare, ma Balduzzi guarda verso Torino e Novara, anziché a questo territorio “dissestato”, e quindi ancor più bisognoso di investimenti?

Seguiremo i prossimi sviluppi, se ce ne saranno. Voi cosa ne pensate?

2 thoughts on “Il fantasma del nuovo ospedale

  1. Vero che un investimento sul territorio oggi sarebbe grasso che cola, ma siamo sicuri che la via d’uscita sia di costruire un nuovo ospedale? Ci fosse accanto una facoltà di medicina da lanciare, o comunque un’esigenza concreta in questo senso… non mi pare peraltro che la struttura ospedaliera attuale sia così fatiscente. Ma non so, magari mi sbaglio. Preferirei comunque un investimento più proiettato al futuro e magari un po’ meno legato alle costruzioni (che, vogliamo ricordarcelo, sono soprattutto enormi lavatrici di denaro delle ‘ndrine). Tecnologia, ricerca, sfruttare per una buona volta l’individabile posizione geografica (e le infrastrutture, che nonostante tutto, abbiamo) per potenziare la logistica dei grandi centri… mi sembra tutte carte preferibili all’ennesimo cantiere…

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