La società della Conoscenza (e delle conoscenze)

Chiamiamole coincidenze, o spirito dei tempi. In questi giorni continuo ad imbattermi in storie di persone (amici, amici di amici, conoscenti) che hanno già deciso, o stanno decidendo, di chiudere la loro attività, e vivere di (magari modesta) rendita di famiglia, o giocarsi la carta dell’estero.

Attenzione: non sto parlando di ventenni, neo laureati o comunque giovani alle prime esperienze di lavoro, che scelgono di fare il gran salto, constatando che in questo Paese per vecchi rimarrebbero fermi ai nastri di partenza.

No, mi riferisco a uomini e donne di 40/50 anni, che per ragioni e valutazioni personali stanno arrivando alla medesima conclusione: via da qui, prima possibile. E basta con attività professionali che non danno più da vivere, e anzi rischiano di erodere i capitali di famiglia.

Esagero? Li conosco tutti io? Sarà, ma qualche anno fa storie così non ne sentivo mica girare tante. Anzi, praticamente nessuna.
Per contro, ieri mi è arrivato dalla Provincia di Alessandria un comunicato di cui, confesso, lì per lì ho capito pochissimo. Tanto che ve lo incollo in fondo, così valutate da soli.

Poi, chiedendo a chi ne sa più di me, ho scoperto che, sostanzialmente, si tratta di un bel progetto quadriennale di “sviluppo del capitale umano”, che probabilmente nessuno dei miei conoscenti ha avuto modo di frequentare. Altrimenti a quest’ora, ragazzi, altro che partire per l’Australia o la Thailandia..

Certo, non è stato un investimento da poco, a quanto pare: 1 milione di euro in 4 anni, per un progetto affidato ad una consulente esterna, che dovrebbe aver “certificato” le competenze dei nostri disoccupati, trasformandoli appunto in disoccupati Iso 9000 e qualcosa. Come? Attraverso un percorso “di validazione delle competenze dei lavoratori, in particolare di quelle acquisite in contesti non formali”. Insomma, se uno ha imparato da solo a coltivare le rose, per dire, ora ha un attestato che certifica il suo talento.

Quanti lavoratori alessandrini hanno beneficiato di questo “libretto delle competenze”, che “in altri paesi europei è un sistema già riconosciuto, in Italia non ancora ma ci auguriamo che lo diventi anche grazie a questo contributo”? Una cinquantina, a quanto leggo. Ossia un costo di circa 20 mila euro a testa: praticamente come un master post universitario di alto livello. Insomma, i disoccupati di casa nostra non hanno proprio di che lamentarsi, vi pare?

Giuro, poi, che mi sono tappato le orecchie quando qualche serpe ha provato ad insinuare che il giochino ha consentito di far lavorare la fidanzata del figlio del nipote del tale e del tal altro…Ma figuriamoci ragazzi: Alessandria non è mica la Ciociaria, eddai. Comunque, appunto, essendomi tappato le orecchie non sono riuscito a saperne di più.

Eppure nei corridoi della Provincia volano coltelli, e si aggirano precari inviperiti: chissà se saranno pure loro beneficiari di un ipotetico secondo round del progetto formativo di questa nostra bella società della Conoscenza, e delle conoscenze!

 

Ps: naturalmente il progetto in questione è a costo zero per le casse di Palazzo Ghilini, come precisato dai politici locali. Paga l’Unione Europea: cioè sempre noi, ma prendendo gli euri da un altro cassetto.

IL PROGETTO COMP.CARD: UN’ESPERIENZA  INNOVATIVA VERSO UN SISTEMA  INTEGRATO DI SVILUPPO DEL CAPITALE UMANO NELLA  SOCIETA’ DELLA CONOSCENZA

Il 27 SETTEMBRE 2012 alle ore 14.00, ad ALESSANDRIA presso SALONE D’ONORE DELL’ALA DEL PRINCIPE di PALAZZO GUASCO, avrà luogo l’evento transnazionale “Valorizzare la performance lavorativa con CompCard Lab”, promosso dalla Provincia di Alessandria, in occasione della chiusura del Progetto Europeo CompCard.

Come noto, nello scenario che fa da sfondo alla società complessa in cui viviamo, basato sull’economia della conoscenza, il ruolo che istruzione e formazione svolgono per il conseguimento degli obiettivi di carattere economico e sociale che l’Europa si è prefissata è centrale.
In quest’ottica, la validazione delle competenze assume un carattere molto rilevante perché un sistema basato sulla possibilità di certificare non solo titoli, ma anche nuclei di competenze ovunque acquisite, rappresenta la chiave di svolta per dare risposte congrue con il rinnovamento del mondo del lavoro e delle professioni” afferma il Project manager – dott.ssa Gloria Zenari.

Il progetto, finanziato con risorse comunitarie, si pone l’obiettivo di trasferire metodi e strumenti innovativi sviluppati in Spagna, unitamente ad altri due sviluppati in Italia dalla Regione Piemonte e dal Settore dell’edilizia,  in materia di validazione delle competenze dei lavoratori disoccupati e occupati, in particolare di quelle acquisite in contesti non formali, al fine di tutelare il loro diritto a vedere riconosciuto il proprio bagaglio professionale favorendo il loro acceso ai sistemi produttivi e di formazione.

Il progetto Comp.card, coerentemente con gli obiettivi di Lisbona, – sottolinea Massimo Barbadoro, Assessore della Provincia di Alessandria all’Istruzione Formazione Professionale e Lavoro –  esprime la volontà di portare avanti una politica finalizzata a favorire la libera circolazione delle persone all’interno dei processi occupazionali  locali e transnazionali, creando nuove opportunità educative e professionali per un miglioramento dei livelli di competenza dei lavoratori, col fine di cogliere appieno i vantaggi dell’integrazione europea”.

Dal punto di vista locale il valore aggiunto si è verificato nell’azione quotidiana dei partner, che hanno sperimentato e utilizzato lo strumento con successo  presso i Centri per l’impiego provinciali, il Sistema delle imprese (tra cui:  Chemtex Italia, Solvay,  Guala Dispensing, Guala Closures , AMAG , Plastics Academy, Gruppo TÜV SÜD, ADECCO Training)  e le  Agenzie formative (tra le quali: Scuola Edile di Alessandria – Cuneo – Torino, FOR.AL, Casa di Carità).

2 thoughts on “La società della Conoscenza (e delle conoscenze)

  1. Non commento le opinioni riportate che ognuno, ovviamente, è libero di esprimere e che, parzialmente, condivido. Voglio, tuttavia, sottolineare che è fuorviante e capzioso ridurre il valore della sperimentazione al risultato di una divisione tra il finanziamento e il numero delle applicazioni. Credo sia chiaro a tutti che il valore della messa a punto di uno strumento di certificazione delle competenze, o di un qualsiasi altro prodotto, si misura nei risultati che potrà ottenere ex post.
    Il negarlo vorrebbe dire rifiutare ogni tentativo di ricerca e di innovazione, quindi di progresso.

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