A chi importa del Teatro comunale?

A quanti alessandrini importa davvero qualcosa del Teatro comunale, chiuso da due anni a seguito di una vicenda surreale e dilettantesca? Dieci per cento? Quindici?

Ho letto in questi giorni le riflessioni dell’ex direttore della struttura, Franco Ferrari, e la posizione espressa dal comitato Ridateciilteatro.

Assolutamente condivisibili. E continuo a credere che alla base della scarsa reattività nell’affrontare tutta la vicenda ci sia, ahimé, anche il fatto che, tra le tante emergenze che Alessandria sta vivendo (i servizi sociali, la spazzatura, il trasporto pubblico e altre ancora) la questione Teatro è considerata marginale dalla maggioranza della popolazione, e quindi per conseguenza neanche troppo “emergenziale” per la stessa classe politica.

Chiariamoci: se per una settimana l’Amiu non vuotasse i cassonetti andremmo anche noi (amanti della prosa e del cinema) su tutte le furie, e ancora peggio sarebbe se si finisse col sospendere servizi di sostegno alle fasce più deboli o a persone disagiate, oggi erogati per lo più da straordinarie cooperative sociali alla canna del gas.

Quindi capisco benissimo che ci siano delle priorità. Così come sono certo che il tandem costituito dal presidente Nuccio Lodato e dal direttore Anna Tripodi garantisca al Tra un bagaglio di competenza ed entusiasmo che sono risorse preziosissime, specie con le casse vuote.

Ben venga, dunque, una stagione teatrale di transizione, itinerante, costruita in virtuosa sinergia con le associazioni culturali ed artistiche del territorio. E per i film d’autore ci arrangeremo con le ottime proposte del Macallè, ma anche con qualcosa che “passa” ai Kristalli, e d’ora in poi a quanto pare anche al Sociale di Valenza, di imminente riapertura.

Ma è del futuro che vorremmo sentir parlare. A partire proprio dalla struttura, quel Teatro comunale che ha potenzialità straordinarie (certo, con le migliorìe e le modifiche che il tempo sempre impone), e che non può essere abbandonato così, simbolo di degrado cittadino che rischia di fare il paio con il degrado industriale dell’ex zuccherificio, o con quello militare della Valfrè e della Cittadella, o…..la lista si può allungare a dismisura, ed è credo un emblema della condizione del nostro territorio, anno di (dis)grazia 2012.

E naturalmente in tutto ciò va tenuto in adeguato rilievo che ci sono anche quindici dipendenti del Tra, attualmente in cassa integrazione (con qualche piccolo rientro a rotazione), che hanno diritto di sapere che ne sarà del loro futuro professionale, e se ce ne sarà uno. Così, tanto per potersi se non altro organizzare.

In questi giorni mi hanno mostrato progetti, datati diversi anni addietro, ma bellissimi. In cui il Teatro comunale è davvero multifunzionale, e con una serie di nuovi spazi si apre alla città, diventandone il vero baricentro culturale. Ci vorrebbero risorse, è vero. Ma rimango convinto che, a fronte di una vera volontà politica (a sua volta stimolata e supportata da un autentico consenso popolare sul tema) le risorse si trovano sempre.

Che ne pensate?

2 thoughts on “A chi importa del Teatro comunale?

  1. Mi sembra che le risposte siano già incluse nell’articolo:
    – classe politica ed elettori percepiscono altre priorità;
    – risorse scarse;
    – generale disinteresse verso la “cultura” che da molti, troppi, viene percepita come un pericoloso virus sperpera-denaro e che (Tremonti dixit) non riempie la pancia.
    Per invertire questo pericoloso intreccio bisognerebbe che qualcuno (il sindaco? uno o più assessori? magari anche qualcuno della provincia) decidessero di:
    -ipotizzare un progetto serio che rendesse il recupero un’operazione redditizia nell’immediato per quante più persone possibili (project financing? non lo so ma inventiamoci qualcosa);
    -minasse il credo tremontiano alla base, dimostrando che se il teatro funziona, può portare persone-interesse-risorse al sistema città e questo è nell’interesse di tutti.
    Ma, vista l’attuale situazione, sono il primo io ad avere perplessità.

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