Centro contro periferia, o tutti contro tutti?

Apriti cielo: Rita Rossa e Paolo Filippi aderiscono alla raccolta firme della Lega Nord, con cui si chiede che il 75% delle tasse rimangano nelle regioni di origine, e parte il dibattito. Anzi, via con gli slogan. Scelta scabrosa e indecente? I debiti danno alla testa? Ricordo che, negli anni Ottanta, girava una delle tante facezie di Andreotti: “i Verdi sono come i pomdodori: col tempo diventano rossi”. Sindaco di Alessandria e presidente della Provincia stanno invece diventando verde padano, per necessità? Oppure semplicemente hanno interpretato un’esigenza e un sentimento oggi assolutamente trasversali?

Naturalmente propendiamo per la seconda ipotesi. Anche se è evidente che la Lega Nord, dopo un annetto di massacro mediatico mica male (che naturalmente si è in gran parte meritata) sta provando con la gestione Maroni a tornare a far politica vera, sul territorio. E naturalmente le vicende di casa nostra, tra dissesto e “indifferenza” delle istituzioni centrali, non possono che offrire a simili iniziative un ampio consenso.

Ma la vicenda del rapporto tra centro e periferia è seria davvero, soprattutto in questa fase drammatica per le finanze pubbliche del Paese, e ancor più per un numero crescente di cittadini: la coperta è corta, sempre di più. Per cui l’atteggiamento alla Ponzio Pilato del governo Monti, che sta “scaricando” sugli enti locali il costo reale della crisi, non può che generare alleanze trasversali tra forze politiche e amministratori che stanno sperimentando “sul campo” l’impossibilità di far quadrare i conti, al contempo continuando a rispondere alle esigenze minime di prestazioni e servizi destinati al territorio.

Parliamoci chiaro: gli enti locali non possono esistere solo per dispensare stipendi. La loro funzione primaria deve essere quella di offrire ai contribuenti che in quella data città o provincia pagano le tasse una serie di servizi pubblici, individuali e collettivi, di adeguato livello. Per farlo, ovviamente, ci vuole personale in misura adeguata (e non sovradimensionata). E appunto il punto di partenza non può essere: “devo pagare i dipendenti”, ma “devo fornire questi servizi, nel modo migliore”.

Tutto ciò, però, senza risorse non si può fare. E i quattrini sono sempre meno. Il rischio, attenzione, a questo punto è davvero il tutti contro tutti. E sta al governo, in primis, assumersi serie responsabilità. Ma per ora Monti e i suoi tecnici si sono mostrati solo maestri di “scaricabarile”. Domani, vedremo.

2 thoughts on “Centro contro periferia, o tutti contro tutti?

  1. Parlo come elettore di Rossa e Filippi: francamente non comprendo la scelta di sottoscrivere la proposta di legge della Lega Nord.
    Anche se il tema è condivisibile ma non per questo l’unica e sola soluzione ai nostri problemi (del federalismo di sono innamorati in tanti in questi anni, salvo rendersi conto che non è una ricetta salvavita come sembrava – vogliamo guardare la Catalogna? o l’uso del denaro pubblico in regioni come la Sicilia, o la Valle d’Aosta?), la scelta mi pare di mera convenienza. Roma non mi paga i debiti? E io divento federalista! La coerenza di una scelta politica non si può basare sulla contingenza del momento. E se non dovessero condannare Fabbio che fanno, diventano giustizialisti e invocano la pena di morte? Nel merito possiamo discutere di federalismo quanto si vuole, ma questo “appoggio” proprio non lo capisco (o preferisco non capirlo…).

  2. Anch’io sono stato elettore di entrambi ed anch’io sono rimasto allibito. Ma come si fa gridare giustamente contro l’antipolitica (Filippi) o ergersi come l’ultima rappresentante di spicco della sinistra alessandrina (Rossa), se poi lancio questi segnali?
    Ci ricordiamo cosa han significato 10 anni di Calvo (lega) ad Alessandria? Non ci ha insegnato nulla lo scandalo del “trota”?
    Paolo e Rita credono nella giustezza di quel referendum, allora si facciano promotori a sinistra di una battaglia per ottenerlo, ma mai e sottolineo, poi mai, mischiare la loro firma con chi …………
    Altrimenti caro Paolo fai dell’antipolitica, altrimenti cara Rita non sei più di sinistra.

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