Grillo vicerè di Sicilia. O d’Italia?

Si vota in Sicilia, e qualcuno scrive che per Grillo è l’ora della verità. Ma per favore! L’ora della verità, semmai, è in arrivo per tutti coloro che finora hanno fatto ricorso a tutte le “gàbole” simil tecniche messe a disposizione dalla fantasia italica per rinviare il voto (anche quello nazionale) sperando di far “sbollire” il malanimo degli elettori, e di estrarre nel frattempo dal cilindro l’ennesima finta novità pro status quo, come fu Berlusconi nel 1994. Oggi è Renzi? Fate voi…

La strategia anti 5 Stelle dei grandi media mi pare tanto evidente quanto fallimentare: prima c’è stata la fase dello “sputtanamento”, con la scoperta che dietro Grillo esiste una vera macchina organizzativa (ma va?), in cui lavorano pericolosi professionisti della comunicazione che arrivano dal mondo dell’impresa, e non i soliti amici della compagnia “di giro”, da sottobosco della politica.

Poi, durante la campagna elettorale siciliana, il silenzio, se non un po’ di folklore per l’attraversata a nuoto dello Stretto: naturalmente di stampo mussoliniano, magari con un po’ di Saddam nel fiume Tigri.

Eppure Grillo in Sicilia ha riempito le piazze, e il suo sito è ormai una miniera di “controinformazione”, o meglio di informazione normale. Di quella che altrove, però, non si trova quasi mai, se non appunto come “rilancio”, dopo che l’ha detto Grillo.

Quanti voti prenderà il Movimento 5 Stelle in Sicilia? Un mese fa si diceva: se va oltre il 10% lì (terra di voto in gran parte “controllato” e di scambio, poche storie: lo sappiamo benissimo), poi fa il botto alle Politiche. Ora si parla addirittura di 17-20%: attenzione, alle regionali siciliane non esiste ballottaggio: ci potrebbe essere un presidente eletto con meno del 30% dei voti validi, a giudicare dai sondaggi.

Per Grillo, comunque vada, sarà un trionfo. E non è un caso che si stia tergiversando sia sul fronte della data delle elezioni regionali in Lazio e Lombardia, sia sulla riforma dell’ormai mitico porcellum. Riforma che, se ci sarà, avrà come principale obiettivo proprio quello di arginale “l’exploit” dei 5 Stelle, e sarà calibrata sulle esigenze dei partiti oggi presenti in Parlamento. Come in una repubblica delle banane che si rispetti, che diamine. Voi quanti Paesi occidentali evoluti conoscete che riformano la legge elettorale a ridosso del voto? A me pare davvero un segno di debolezza democratica incredibile, eppure in pochissimi lo rimarcano.

Del resto, tante volte abbiamo ribadito i limiti (di progetto, e di selezione del personale politico) del movimento di Grillo. E ne riparleremo. Ma oggi il Beppe piace alla gente comune, agli italiani normali disgustati dalla politica (anche talvolta facendo grossolanamente di tutt’erba un fascio) proprio perché sta ridendo in faccia all’ancien régime, gli sta dicendo che non gli riconosce nessuna autorità, o autorevolezza. Esattamente come fa, quotidianamente, la gran parte degli italiani.

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