La giostra dell’incertezza

“Attento a non farti confondere le idee: mescolare i diritti dei dipendenti comunali e quelli dei lavoratori delle partecipate significa, giuridicamente, fare una marmellata indigesta di mele e pere!” Chi me lo ha detto sa il fatto suo, e a me piace sempre ascoltare chi ha più competenze di me su temi così specifici. D’altra parte però, giusto ieri, un impiegato di Palazzo Rosso mi spiegava: “tranquilli un piffero: a parte che non sappiamo se incasseremo lo stipendio di novembre e dicembre, ma continuano a dirci che i tagli saranno sulla spesa corrente, e noi dipendenti quello siamo”.

Benvenuti sulla giostra, terribile, dell’incertezza alessandrina di questa fine 2012. Dove i dipendenti degli enti locali (la Provincia ha, sia pur diluiti un po’ più in là ne tempo, la sua bella fetta di problemi) stanno scoprendo di aver sempre creduto ad un ritornello, “vinto il concorso sei a posto tutta la vita”, che si sta dimostando una verità assai relativa, in un contesto sociale ed economico in continua evoluzione/peggioramento. Ripeto: piena solidarietà a chi ha mutui, e bimbi da crescere. Credo che nessuno debba essere “buttato a mare”, e men che meno chi ha alle spalle realtà fragili, famiglie deboli.
Ma rendiamoci conto che la stessa solidarietà meritano anche tutti gli altri. Ossia chi lavora nel privato, nelle cooperative, i disoccupati e i precari già messi alla porta. E, soprattutto, che tutta la pubblica amministrazione deve aprirsi ad una nuova stagione di vera efficienza: che significa lavorare (tutti, non solo i più fessi) davvero, e lavorare producendo valore per la collettività. Chi scava la buca e riempie la buca, non mi stanco di ripeterlo, magari fa una fatica bestia, ma purtroppo riproduce un circuito sterile.

Per ora l’agenda di giornata mostra soltanto crepe preoccupanti: tagli di fondi all’Atm, e Amiu verso la liquidazione, con un brutto punto interrogativo sul futuro. Una bomba dietro l’altra insomma. Lo sapevamo che prima o poi sarebbe successo, perché il contesto anche extra alessandrino è quello che è, e perché è ovvio che, in un sistema in implosione, il centro tenta di conservare se stesso, sacrificando in prima battute le periferie.
Per uscire da questa spirale ci vuole un nuovo, vero, grande progetto. Lo ha Alessandria, e lo ha l’Italia?

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