Amiu e Aristor al capolinea?

Amiu e Aristor in liquidazione. Due storie diverse, e un diverso peso dell’azionista Palazzo Rosso (che controlla in maniera ampiamente maggioritaria la società della raccolta rifiuti, e ha solo il 15% di quella delle mense, ormai in mano al privato Compass). Ma anche altri due tasselli della frana in corso, a cui speriamo possa seguire, finalmente, un progetto industriale che guarda al futuro.

Mi pare di capire che, sul fronte Amiu, la situazione sia: l’azienda è decotta, e la causa principale delle sue difficoltà sta nel fatto che il Comune di Alessandria le deve uno sproposito (più di 20 milioni di euro, c’è chi dice 23 o 24), corrispettivo di servizi svolti (essenzialmente la raccolta della monnezza) e mai pagati. Una furbata durata diversi anni e con la complicità di tanti.

Io lavoro, e consento che i miei servizi siano pagati (cari e salati, ricordiamocelo) dai miei clienti finali, i cittadini di Alessandria, non a me ma ad un altro ente, ossia direttamente a Palazzo Rosso?  Naturalmente, come sempre, i piccoli comuni sono invece corretti e rigorosi, e rischiano di farne le spese pure loro, come nel caso del Cissaca. Sia detto non marginalmente.

Il giochino tra galantuomini (sì, insomma, fate voi) si è rotto nel momento in cui, per tenere in piedi la baracca, si è pensato bene di chiedere l’intervento di una banca. E qualcuno (meravigloso tocco di realismo alesssandrino) di recente ha avuto pure “il becco” di commentare, più o meno: “beh, io li avevo avvertiti. Quelli sono inglesi, gente precisa: i soldi li vogliono indietro davvero”. Pazzesco, una banca che ti presta del denaro e lo chiede indietro: i tempi son proprio cambiati.

Sic stantibus rebus (scrivo prima di conoscere l’esito dell’ultimo incontro con i sindacati, quindi seguiremo la vicenda via via che si dipana), l’ideuzza ora mi pare sia: liquidiamo la vecchia Amiu, e ne mettiamo in piedi una nuova. Ma che significa questo, ce lo dovranno spiegare bene. E’ un modo per non pagare i debiti vecchi, ripartendo da zero? E si può fare? Le banche creditrici acconsentono, o pignorano?

E ancora: qualcuno ricorda che di Amiu in circolazione già ce ne sono due, in realtà. E del resto leggete voi stessi cosa dice il sito ufficiale di Amiu. E’ solo (si fa per dire) inefficienza, o l’operazione alle porte, come spiega qualcuno, è il completamento formale e scontato di una procedura scontata da tempo? E non è che, alla fine, si sta pensando di rispolverare il vecchio progetto di privatizzazione del tandem Fabbio Vandone? Tutti quesiti rispetto ai quali certamente nei prossimi giorni ci verranno fornite risposte esaurienti. Ben avendo presente, naturalmente, che il fulcro della questione è un servizio essenziale che non si può interrompere, e che per conseguenza occorre fornire garanzie precise a chi lo svolge, ossia gli attuali dipendenti Amiu.

Su Aristor, invece, è il Comune di Alessandria a sentirsi, in qualche modo, parte lesa, e a mettere le mani avanti:  “Qualora le scelte dell’assemblea dei soci Aristor – ha dichiarato l’assessore alla Sostenibilità Economica, Pietro Bianchi – dovessero comportare disservizi nelle attività attualmente affidate all’azienda, il Comune di Alessandria si riserva ogni azione a tutela dei diritti del’Amministrazione e dei cittadini utenti del servizio”.  Occhi aperti sugli sviluppi dunque, sia su questi due fronti, che sui diversi altri.

Palazzo Rosso insomma è oggi un cantiere aperto e una voragine, ma forse anche una speranza di cambiamento vero, strutturale. O almeno vogliamo crederci.

Poiché, però, non siamo politici costretti a “lisciare il pelo” agli elettori, consentiteci un’osservazione a margine. Una parte cospicua degli alessandrini, di tutto il drammatico processo in atto, non ha capito un’emerita mazza, e in giro per bar e negozi il commento più frequente è: “ma tanto adesso sono arrivati i soldi da Roma”.

Colpa dei politici “incantatori” di serpenti (e allocchi)? Dei giornalisti “passacarte”? No no….un popolo che fa questa fine (e lo dico riferito all’Italia intera) è assai più complice che vittima. E l’ignoranza non è mai una scusante.

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