Primarie, tutti al voto…o no?

Quanti di noi, in queste ore, si accingono a partecipare alle primarie del centro sinistra per individuarne il potenziale premier? Quello pre elezioni, si intende, giacché per il dopo c’è già pronto mister Monti, in base al nuovo rituale post democratico che abbiamo inaugurato un anno fa, e che magari non è gradito proprio a tutti, ma certamente “piace alla gente che piace”, e che conta.

Parliamo di primarie però. Che sono certamente un progetto, un rito, un evento tutto ascrivibile al centro sinistra, a cui ora a quanto pare anche un centro destra ormai privo di identità e progetti tenterà disperatamente di aggrapparsi. Niente di male, per carità: solo l’impressione che si vada a cercare di imitare un modello altrui, nel momento tra l’altro in cui anche presso la “casa madre” quel modello mostra la corda, e sembra ormai inadeguato.

Vadano come vadano, purché finiscano, queste primarie del centro sinistra. Non so voi, ma io di leggere bisticci, ripicche e battibecchi tra bersaniani e renziani su facebook mi sono davvero stancato. D’accordo, ai tempi di Prodi c’erano: il candidato unico (il professore, appunto), il grande nemico (Silvio), e l’entusiasmo per uno strumento nuovo, capace di riportare una vasta platea elettorale al rito della partecipazione. Era il 2005, e sembra un’altra era politica, vero?

Ma oggi? Vinca chi vuole, l’impressione è che di queste primarie di centro sinistra importi soltanto ad una minoranza della minoranza del Paese. Per non dire appunto di quelle di centro destra, che mi sembrano francamente un caravanserraglio un po’ da dilettanti.

Parliamoci chiaro: solo pochi anni fa Pd e Pdl erano straconvinti di essere ormai avviati verso una logica bipolare. Che, tradotto in politichese italico, significa che speravano di potersi spartire “a due” la torta del potere e degli incarichi, e di continuare a dividere gli italiani tra guelfi e ghibellini.

Ma non si sono resi conto, costoro, che quello che stavamo vivendo non era certamente bipolarismo: semplicemente gli italiani, per un po’ di anni, hanno trovato in Berlusconi il loro elemento cardine. Pro Silvio, o contro Silvio. Quanti ne avete conosciuti, negli anni, di elettori del centro sinistra che vi dicevano, “sì, noi abbiamo troppi difetti ma Berlusconi è peggio”? Io tantissimi: un po’ la versione della seconda Repubblica del “turiamoci il naso” di montanelliana memoria. Insomma, essere anti berlusconiani è stato il vero “collante” del voto di centro sinistra nella seconda repubblica.

Oggi però anche il Pd (e non solo il Pdl) deve fare i conti con un’emorragia di consenso da paura. Basta confrontare il numero di voti assoluti (non le percentuali, please) di qualsiasi competizione elettorale con la precedente “omogenea” per rendersene conto. Nel 2005, alle primarie che “incoronarono” Prodi come candidato premier, votarono 4 milioni e 311 mila italiani. Se domani si arrivasse alla metà, si parlerebbe di clamoroso successo di partecipazione. E a me questa capacità di mistificare la realtà (non mi si venga a dire che ci credono davvero, please: non quelli che attivano il meccanismo, almeno) fa davvero impazzire, mi diverte da matti.

La realtà è che Pd e Pdl, nati per alternarsi alla guida del Paese, oggi anche alleati (e attualmente lo sono, nel sostegno a Monti: ma con un consenso datato 2008) sarebbero minoranza nel Paese. Se qualcuno ha il coraggio di sostenere che questo non si chiama fallimento politico, parliamone.

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