A quando la marcia dei camici bianchi?

Ormai siamo al contagio. Non chiedetemi come sia stato possibile non prevederlo, perché non so spiegarmelo. Ma la macchina pubblica italiana ha scoperto, in questa seconda metà del 2012, di non avere più le risorse per stare in piedi, erogare servizi, e addirittura pagare stipendi. Siamo partiti da casi marginali (sia pur a noi ben noti) come comuni in dissesto e simili, ma basta guardare all’emergenza delle Province, o alla Regione Piemonte in pre bancarotta (ma che non si dica, per carità), per capire che il fenomeno non è marginale, ma strutturale. E sta dilagando.

Nel mentre, il governo si lancia in proclami ottimistici poco credibili  (“la ripresa partirà nel 2013”, ma nella seconda metà si intende: prima votate italiani, e votate bene..), e in altrettante smentite (“ma no, la ripresa non ci sarà prima del 2015”).
E, naturalmente, i tecnici fattisi politici ne hanno assunto immediatamente i difetti più gravi, tipo non spiegarci assolutamente  in cosa consisterebbe la ripresa, e in base a quali indicatori oggettivi e misurabili se ne parla. Insomma, il catastrofismo non paga, ma neppure raccontare frottole ad oltranza, sperando che si autorealizzino, mi pare possa essere una strategia credibile. O no?

Ma torniamo alle risorse pubbliche: la Regione Piemonte ha smesso da mesi di adempiere ai suoi obblighi verso le periferie. Naturale: quando il soldo si fa insufficiente, pensi prima alle strutture centrali, e tagli il resto. Così zero trasferimenti al trasporto locale (sopravvissuto fino ad oggi grazie agli anticipi delle Province), parchi e riserve naturali che dichiarano “sopravviviamo grazie alle banche, ma fino a quando?” e soprattutto allarme sanità.

Eh già, perchè Regione significa in primo luogo ospedali, Asl, assistenza territoriale. E anche su quel fronte l’allarme è ormai forte: accanto ai ritardi consolidati nel pagamento dei servizi alle cooperative e ai fornitori in generale (a cui peraltro si impongono continui tagli di  budget nel rinnovo dei contratti, che incideranno sulla qualità dei servizi), ora cominciano ad emergere le voci sulle difficoltà a pagare gli stipendi al personale in organico. Vedremo presto in piazza anche medici, infermieri e personale sanitario al completo? Si avvicina la marcia dei camici bianchi? Tanto per fare qualche numero, la Asl provinciale di Alessandria, con i suoi oltre 4.000 dipendenti, è la più grande azienda del territorio. E L’azienda ospedaliera Santi Antonio e Biagio di Alessandria è un’altra primaria realtà, centrale per la vita di tutta la collettività alessandrina. Se andassero in sofferenza strutture simili, quali pesantissime conseguenze dovremmo subire tutti noi, a partire dai malati e dalle loro famiglie?

Ho l’impressione che lo stato di salute dei palazzi del potere pubblico torinese sia stato finora un po’ troppo colpevolmente trascurato dai media. Teniamo d’occhio la Regione Piemonte, che significa in primis sanità pubblica!

2 thoughts on “A quando la marcia dei camici bianchi?

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