Attenta Ilva, o si riuniscono i sindaci….

Son così tante le emergenze che coinvolgono il nostro territorio (in ordine sparso: Amiu, Aspal e partecipate comunali alessandrine tutte, ma pure i Grigi, e l’Ilva, e troppo altro) che qualche volta la voglia di parlar d’altro viene, per forza. Oppure di tacere, ma non si può.

Torniamo, allora, su questa devastante vicenda dell’Ilva di Taranto, ma anche di Genova, e di Novi Ligure.

“Ma come, lì non fate nulla?”, mi ha detto ieri al telefono un’amica genovese, “qui si sta scatenando il finimondo!”. “Va beh, Genova è terra di portuali, di camalli e di  lotte, dai”, le ho risposto. E poi ho chiesto a colleghi più informati di me come Novi si stesse attrezzando alla “madre di tutte le battaglie”.

E questo, non ridete please, è quanto è emerso ieri pomeriggio: “I Sindaci di Novi Ligure, Lorenzo Robbiano e di Racconigi, Gianpiero Brunetti, hanno concordato che, nel caso l’incontro di giovedì prossimo a Roma non dovesse portare risultati positivi, promuoveranno una riunione dei Sindaci delle città in cui hanno sede gli stabilimenti Ilva”.

E se fanno una riunione questi qui, signori dell’Ilva, tremate perché davvero non ce n’è più per nessuno!

Ironie a parte (strameritate però: non si possono fare comunicazioni del genere, dai. Meglio un dignitoso silenzio), come non sottolineare che, a noi della provincia alessandrina, le emergenze ambientali ci fanno un baffo, ma pure di fronte ad eventuali licenziamenti di massa sappiamo prenderla calma, e filosofeggiarci sopra?

Lo so, quella della proprietà Ilva è una strategia ricattatoria, che troverà qualche soluzione politica conveniente per tutti (tranne che per i morti di ieri, di oggi e di domani, si intende). C’è pure chi, in quel caleidoscopio di news vere e false e di opinioni in libertà che è facebook, lancia ipotesi complottistiche di passaggi di proprietà prossimi venturi, per cui questa operazione sarebbe finalizzata ad abbassare il prezzo del gruppo industriale.

Sia come sia, a noi basterebbe che, per una volta almeno, si spezzasse il circuito perverso “se vuoi lavorare taci, e se ti ammali arrangiati”, e che la dignità dei lavoratori non fosse posta come alternativa al diritto alla salute di intere comunità territoriali. E chi pensa che ci riferiamo soltanto all’Ilva si sbaglia di grosso! Ma è un tema, lo diciamo spesso, che qui da noi appassiona meno del taglio di 50 centesimi ai buoni pasto degli impiegati comunali. E chi è causa del suo mal…

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