Bersani, Berlusconi, Montezemolo: il nuovo che avanza?

Bersani PierluigiCome da copione, sarà Pierluigi Bersani (nella foto) il candidato premier del centro sinistra alle prossime elezioni di primavera. E al suo posto dormiremmo davvero un sonno poco tranquillo, come sempre quando si parte con i grandi favori del pronostico.

Le primarie del centro sinistra (supportate da un’enfasi mediatica non trascurabile) hanno dimostrato quel che già si sapeva: ossia che il Pd è l’unico partito organizzato sopravvissuto alla disgregazione della politica sul territorio, anche grazie alla “cinghia di trasmissione” delle organizzazioni sindacali. Ma, attenzione, i toni e le modalità della competizione hanno anche evidenziato che Bersani e Renzi sono portatori di approcci e visioni molto diversi, più da partiti contrapposti che da compagni di strada in disaccordo su virgole e punti e virgola.

Occhi puntati dunque, nelle prossime settimane, sulle mosse del sindaco di Firenze, i cui toni di queste ore peraltro sono assolutamente concilianti, da onore delle armi.

Del resto, se le primarie del centro sinistra non sono state un noioso rito burocratico, ma una kermesse in grado di catalizzare l’attenzione di una platea assai più vasta dei partecipanti al voto, il merito è in gran parte di Renzi. Oltre che dei tanti media “amici” sopra citati. Quindi è lecito prevedere che ora si passi alla fase della contrattazione, più o meno diretta. Che significa (fuori dai denti, e con questo o un altro simile sistema elettorale, che lasciasse alle stanze del potere romano la designazione dei parlamentari): caro Bersani, quanti “renziani” sei disposto a far entrare in Parlamento? Badate bene, da oggi tutti diranno che non è questo il punto, proprio perché invece lo è.

Renzi troverà un accordo soddisfacente, che gli consenta di “pesare” in maniera significativa, oppure prenderà in considerazione anche la possibilità di abbandonare il Pd prima delle elezioni, e di creare un suo partito?

Più probabile la prima soluzione, decisamente: ma in un clima di “pace armata” che rischia di prolungare fino alle urne il clima da “guerra intestina” che ci siamo sorbiti in queste settimane, soprattutto sui social network.

Ma al di fuori dell’orto del Pd, e dei suoi alleati più o meno allineati (Sel, Socialisti, Moderati, se abbiamo ben compreso Comunisti Italiani ma non Rifondazione) che succede?

Il caos del Pdl ormai rasenta le comiche, e basta ascoltare le battute della gente comune sul “povero” Alfano per rendersene conto: fare il segretario di un partito che non c’è più, e in cui comunque le decisioni le prende un signore anziano e un po’ ondivago, non è davvero un bel mestiere. “Una promessa di Alfano è come un assegno a vuoto”, ho letto ieri su facebook. Sintesi crudele, ma molto efficace.

Gli addetti ai lavori sono pronti a garantire che, alla fine, ci troveremo un cartello di centro destra molto ampio, ma appunto coalizzato: La Destra, Lega Nord, Forza Silvio o come si chiamerà, Pdl con o senza primarie. E, a quel punto, un nuovo/vecchio centro a guida Montezemolo/Casini che potrebbe decidere all’ultimo con chi fare “comunella”, tra destra e sinistra, sperando di essere l’ago della bilancia.

Come sempre, l’oste sono però gli elettori, che da qui a marzo (o febbraio? Non si capisce) avranno tanti di quei grattacapi reali e concreti da affrontare, che potrebbero in massa essere tentati non tanto di astenersi (non ci credo), ma di mettere in mano a Grillo e al Movimento 5 Stelle una potente “ramazza”, perché faccia piazza pulita di cotanti “innovatori”.

Avremo modo di riparlarne.

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