Torna Superclassifica Show: ma gli anni Ottanta sono lontani!

Oscar supertelegattoneL’altro giorno, per puro caso, ascolto dal televisore la notizia: “Torna Superclassifica Show”, e mi parte una risata,e un sarcastico “No, dopo Bersani e Berlusconi, pure Oscar, il supertelegattone“. Chiunque sia stato ragazzo negli anni Ottanta non ha bisogno che gli si ricordi di cosa si sta parlando.

Essenzialmente, direi, nostalgia allo stato puro: come quella del mio amico quarantenne che, dopo una dieta ferrea, finalmente riesce di nuovo ad infilarsi i jeans e le camicie di quando andava a far nottata al Majerling. E pure qui, scusate, non c’è bisogno di tante spiegazioni.

Il fatto è che, se i quarantenni di vent’anni fa, quelli immortalati dallatrilogia della fuga di Salvatores, sognavano l’altrove, quelli di oggi anelano  “all’indietro”. E non solo loro, direi: un po’ tutto il Paese mi pare acchiappare farfalle, sognando la serenità e il posto fisso che non c’è più, o è a rischio pure negli enti pubblici, col crollo un altro caposaldo dell’ideologia nazionale: “ho vinto il concorso, sono a posto per sempre”.

Quell’Italia, badate bene, era in realtà ben più povera di quella di oggi, ma credeva, con entusiasmo un po’ naif, nel futuro.  Mentre oggi siamo tutti lì, terrorizzati dall’idea di perdere l’acquisito: e meno è, più si ha paura di non averlo domani, paradossalmente.

La politica è l’emblema forse più palese di questa condizione di smarrimento: i suoi protagonisti, nazionali e locali, hanno spesso perso la bussola, lo slancio, il senso del loro impegno. Ma nessuno se ne va volontariamente, tra deroghe, giochetti dialettici per cerebrolesi (pensano loro, almeno) e lifting facciali. E i primi a volerli comunque lì, presenza rassicurante da disprezzare in maniera puramente rituale, è l’italiano medio.

Che naturalmente li insulta se li vede in tv, ma se poi ha la fortuna di conoscerne uno di persona, anche di seconda fila, beh allora cambia tutto. Omaggi, ossequi, vanterie con gli amici.

Ma, soprattutto, se domani ci svegliassimo senza Berlusconi, Bersani, Casini e Rosi Bindi, mamma mia ragazzi, che panico sarebbe, no? Così, invece, ci illudiamo che gli anni Ottanta non siano mai finiti. E se ci serve un moralizzatore dove andiamo a cercarlo? Ma in un comico di quei tempi là, è chiaro, che nel 1986 già gliele cantava chiare ai socialisti dell’epoca, un po’ troppo furbetti.  E allora viva l’Italia di Oscar, il supertelegattone!

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