Palazzo Rosso: i rischi dell’immobilismo

Comune di AlessandriaSecondo voi quante possibilità hanno i 1.971 creditori del Comune di Alessandria di incassare, in tempi ragionevoli, una parte significativa dei propri denari?
Diciamocelo, pochissime. Chi ha esposizioni che incidono in maniera rilevante sul proprio fatturato rischia probabilmente di fallire prima di arrivare all’incasso, e a quanto si legge buona parte di queste aziende (che supponiamo grandi, medie, ma anche piccolissime) probabilmente incasserà zero, se come si è letto “una quota significativa dei 216 milioni di euro non sarebbe ammissibile. Si tratterebbe infatti di crediti nei confronti di aziende partecipate o soggetti diversi dal Comune di Alessandria, e quindi insussistenti perché privi di titolo giuridico o della prova dell’avvenuta esecuzione delle prestazioni o delle forniture”.

Naturalmente ogni caso farà poi storia a sé, ma i presupposti sono pessimi. Non solo: a quanto ci risulta, per citare un unico esempio gravissimo, le cooperative vantano nei confronti di Palazzo Rosso, Cissaca e Amiu un credito che, aggiornato, è arrivato a 10 milioni di euro. E rischiano di non pagare stipendi di novembre, dicembre e tredicesime ad un migliaio di lavoratori, mediamente non certo abbienti.

A fronte di uno scenario così terribile, è lecito attendersi chiarezza sugli strumenti con i quali gli attuali amministratori del comune del capoluogo intendono affrontare la situazione. Voi avete capito come equilibreranno entrate ed uscite del bilancio nei prossimi anni, ad esempio? Si percepisce ancora troppa incertezza, eppure il quadro è chiaro: o si aumentano in maniera considerevole le entrate (e come? Altre tasse?), o si riducono le uscite. Il che significa intervenire sugli organici delle partecipate, ma forse non solo su quelli. Perché non affrontare la situazione con la necessaria decisione e chiarezza, continuando a girare attorno alle questioni essenziali?

La galassia di Palazzo Rosso non è fallita a causa delle rose moldave o delle penne “da ambasciatore” (sperperi gravi, di disarmante ingenuità e forse anche peggio:  avete letto la storia del week end in Moldavia?), e neppure per qualche concerto strapagato. Il sistema Alessandria è fallito per una gestione scellerata durata vent’anni, con la complicità di quasi tutti. E, guardate, è purtroppo una situazione simile a quella di Parma, di Torino, di Palermo, di Roma, di Napoli….potremmo continuare, l’elenco è sterminato.

Non ci sono vie d’uscita semplici a questa situazione. E non si vedono ad oggi geni, a livello nazionale come locale, purtroppo. Solo figli e figlie della vecchia politica, costretti a gestire una catastrofe, con strumenti e forma mentis forse troppo tradizionali, e una serie di vincoli, e interlocutori sociali, un po’ datati e un po’ irresponsabili. Onestamente, gli amministratori locali di questo fine 2012 non possono non meritare solidarietà, per la drammaticità delle scelte che devono compiere. Ma è necessario anche esortarli: scegliete, fate presto e non temere di bruciarvi la carriera. Osate. Scontenterete un sacco di persone, comunque. Ma stare fermi, aspettando magari di capire cosa succederà a Roma in primavera, potrebbe avere nel frattempo, per il territorio, costi devastanti.

2 thoughts on “Palazzo Rosso: i rischi dell’immobilismo

  1. Buon giorno, Sig. Grassano

    mi tolga una curiosità, se lei fosse Sindaco di Alessandria quali dieci iniziative prioritarie prenderebbe ?
    (per la risposta sono disponibili solo due righe per iniziativa)

    Cordiali saluti

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