Monti se ne va: cosa cambia per Alessandria?

Monti perplessoChe fine farà ora il (maldestro e mal impostato) processo di riorganizzazione delle Province? E cambierà qualcosa per Palazzo Rosso, “dissestato” e in attesa del mega prestito governativo?

Queste sono solo le prime domande “locali” che scattano alla mente, a fronte della notizia delle prossime dimissioni di Mario Monti. Che, attenzione, per ora sono solo annunciate, all’italiana. Per cui prima di dire gatto, come diceva Trapattoni, aspettiamo di averlo nel sacco.

In ogni caso: il decreto sulla riorganizzazione delle Province (enti che vivono “fra color che son sospesi” da un anno, fra tagli di bilanci e totale incertezza sul domani) dovrebbe approdare in Senato mercoledì. Con emendamenti, modidiche, discussioni e interessi di bottega, tutto può ancora succedere. Anche che venga congelato, e in fin dei conti tutto resti com’è? Al punto in cui siamo, signori, vietato stupirsi di qualsiasi cosa. Anche se (si interpelli per informazioni di dettaglio il presidente Paolo Filippi) il dramma di quell’ente oggi si chiama risorse di bilancio. Quindi più che al decreto occorrerà guardare probabilmente proprio alla legge di stabilità. La vendita di villa Figoli ha consentito di far quadrare, in extremis, i conti del 2012, ma se venissero confermati da Monti, prima di andarsene, gli ulteriori tagli previsti per il 2013 (altri 7,7 milioni di euro, pare, da sommarsi a quelli “tamponati” una tantum quest’anno) è evidente che la situazione sarebbe esplosiva, e ingestibile.

La vicenda Province, peraltro, rappresenta uno dei fallimenti dell’attuale esecutivo di “tecnici”, che non ha saputo nel corso di tutto il 2012 prendere una decisione forte e definitiva, e ha abbandonato gli amministratori locali nell’incertezza più totale. Un bel 3 in pagella al professor Monti.

Sul fronte di Palazzo Rosso, si legge ora che il famoso prestito, da restituire in tre anni senza interessi, potrà essere al massimo di 20 e non di 40 milioni di euro, a cui però va aggiunta l’elevazione da 3 a 5 dodicesimi (dei precedenti bilanci) dell’anticipazione di cassa: ossia altri “9 milioni in più di respiro per spese urgenti, ma solo per sei mesi”.

Attenzione però: la legge andrà firmata da Napolitano, e pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Il Comune di Alessandria dovrà poi presentare domanda…insomma, i denari arriveranno non prima di gennaio.

Ma soprattutto, attenti alla disinformazione, please: giusto sabato sera mi sono sentito dire “allora è tutto a posto, arrivano i soldi da Roma”. Qualcuno dovrebbe chiarire meglio quindi che ogni euro richiesto andrà restituito, dai contribuenti alessandrini, nei prossimi tre anni in forma di nuovi balzelli. E che rimane il “piccolo” problema di come riequilibrare un bilancio comunale che vede  circa 90 milioni di entrate annue, e 115 milioni di uscite. A fronte di servizi erogati ai cittadini sempre più costosi e deficitari. Insomma, la situazione è disastrosa, altro che storie. E si attendono dagli amministratori scelte coraggiose, e soprattutto massima chiarezza sulle intenzioni, ad oggi nebulose e cerchiobottiste.

Poi, a guardar bene, ci sarebbe anche l’emergenza Ilva: altra situazione con forte impatto anche nella nostra Provincia. Il decreto che dispone il dissequestro degli impianti di Taranto e riprina l’attività produttiva, dando al contempo il via alla bonifica (sulla carta, nei fatti vedremo) verrà trasformato in legge? Lo vedremo.

Così come, naturalmente, avremo modo di tornare a tracciare un bilancio del Governo Monti, e ad analizzare gli scenari politici futuri. Italia grande Grecia del 2013?

E. G.

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