Cooperative e Tra: il Comune dov’è?

Cooperative striscioneCosa dovranno fare per farsi ascoltare? Occupare un ponte, bloccare l’autostrada o addirittura interrompere l’erogazione dei loro servizi, in molti casi davvero essenziali per la vita di anziani, bambini, portatori di handicap?

Stamattina le tre rappresentanze delle cooperative alessandrine (Legacoop, Confcooperative e Agci) insieme all’Alleanza delle cooperative italiane, lanciano con una nuova assemblea pubblica (alle 11, alla ex Taglieria del Pelo) l’ennesimo, disperato grido d’allarme. Denunciando il “totale silenzio” delle istituzioni, e del sistema socio economico.

Il Comune di Alessandria (incluse realtà comunque collegate, come Cissaca o Amiu) ha con le cooperative un debito di circa 10 milioni di euro. E, quel che è peggio, non risponde alle sollecitazioni, non offre nessun “piano di rientro”, o nessuna minima garanzia che le cose possano migliorare. Tanto che, dicono le cooperative stesse, “Fate presto, così non si va avanti”. Il che significa che stipendi e contributi a circa 1.000 (mille!) addetti sono più che a rischio, a partire dalla mensilità di novembre, non ancora erogata.

Stiamo parlando di 17 cooperative (ossia aziende) che da tempo (anni, in qualche caso) lavorano per realtà pubbliche che non le pagano. Uno scandalo enorme, se si considera che, nel frattempo, lo Stato sta intimando (adeguandosi giustamente alle normative europee) alle aziende private (quindi anche alle cooperative stesse) di pagare sempre i loro fornitori a 30 giorni, pena multe salatissime. E gli amministratori pubblici, chi li multa, o almeno li caccia se palesemente inadeguati al ruolo? Nessuno, pare.

Le cooperative oggi in assemblea ad Alessandria sono oltretutto in particolare cooperative sociali di tipo B (quelle che danno lavoro a soggetti appartenenti alle fasce più deboli) o di tipo A (comunque quasi sempre lavoratori monoreddito). Non sono quasi mai persone, insomma, che possono permettersi di pagare affitto e bollette, e di sfamare i figli “a prescindere” dallo stipendio.

Tra personaleMa le situazioni drammatiche, guardandoci attorno, pare si stiano moltiplicando: e non possiamo non citare anche i 15 dipendenti del Tra, ieri emblematicamente in piazza, al freddo, davanti al “loro” (e nostro) Teatro chiuso e umiliato da più di due anni. E con dinanzi uno scenario sicuramente non roseo.

Urgono risposte, subito. Ci vuole un progetto che sappia ridare slancio e credibilità a questa città. Ma all’orizzonte c’è solo nebbia, e gelo.

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