Cooperative e Cgil: confronto trasparente o “imboscata”?

Assemblea cooperativeQuando si dice trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Non per fiuto giornalistico, sia chiaro, ma per pura fortuna. Ieri all’ora di pranzo sono riuscito, proveniente da un altro impegno professionale non meno interessante, ad arrivare alla Taglieria del Pelo, dove stava volgendo al termine l’intensa assemblea delle cooperative, di cui trovate dettagliato resoconto su AlNews.

Ebbene, giungo giusto in tempo per assistere ad una “piccata” uscita di scena di Silvana Tiberti, segretaria provinciale della Cgil, che vedo alzarsi dal pubblico, congedarsi con parole severe rivolte al tavolo dei relatori, e poi soffermarsi con altri interlocutori nell’atrio. E sono parole di fuoco. Non avendo seguito che l’epilogo, mi sono limitato ad ascoltare il punto di vista della Tiberti (persona capace e di valore, credo che questo lo riconoscano tutti: e naturalmente anche di temperamento), e poi il confronto informale tra lei irata, e gli organizzatori quasi imbarazzati. Ma cos’era successo? Confesso che, lì per lì, ho pensato (da vera carogna, lo so) ad una sorta di “lesa maestà” nei confronti della Cgil: ossia, si organizza un dibattito pubblico su un’emergenza vera, pulsante, e non si mette  il sindadato al centro della scena. Limitandosi ad invitarlo come comprimario seduto in platea. Dove, peraltro, c’era anche il sindaco di Alessandria, Rita Rossa, a cui si possono muovere tante critiche, ma non sostenere che si sottragga ai confronti pubblici più spinosi. Anzi, semmai qualcuno ritiene che finora il primo cittadino (al femminile? boh, fate voi..) sia stato anche troppo sindacalista e “agit prop”, e troppo poco decisore. Più emergenza che progetto insomma: ma da gennaio si vedrà.

Torniamo alla Cgil. Scavando appena un po’, è emerso che i motivi di ira (“mi avete teso un’imboscata”) di Silvana Tiberti erano e sono assolutamente di sostanza politico-sindacale, e non di vanità.

Ossia nel corso della pubblica assemblea è stata formulata la proposta di “ricomprendere anche i lavoratori delle cooperative nello stesso paniere di quello dei dipendenti pubblici”, con frasi tipo “Se ci saranno risorse vanno divise equamente tra tutti”, ed è qui credo che alla Tiberti è andata la mosca al naso. Per cui, in maniera in effetti un po’ burocratica, si è congedata ribadendo in sostanza che La Cgil rappresenta i lavoratori, mentre le cooperative sono aziende, ossia i datori di lavoro, ossia la controparte”, e se vogliono dialogare lo si farà insomma con la forma della trattativa sindacale più classica.

Ma qual è il punto vero? Il punto vero è che un certo modello organizzativo basato su una visione in cui l’ente pubblico svolge un essenziale ruolo di coordinamento centralizzato dei servizi (in questo caso sociali), e ne appalta poi la gestione a terzi, ossia alle cooperative, alla Cgil fa orrore. Perché, naturalmente, il sindacato vede quale può essere, in un contesto come quello alessandrino, il passo successivo: ossia dismettere una parte piccola o grande dell’attuale apparato parastatale (di Palazzo Rosso in primis: ma in prospettiva magari anche di Palazzo Ghilini), per affidare certe attività “in service”.

Così credo si possa spiegare la reazione di Silvana Tiberti, e il suo riferimento “all’imboscata”. Naturalmente magari mi sbaglio, e ben vengano altre interpretazioni.

Rimane però la sostanza indiscutibile: ad Alessandria ci sono 1.000 lavoratori di cooperative sociali A e B che lavorano senza essere pagati, che con quel salario (quasi sempre modesto) ci vivono. I loro datori di lavoro (le cooperative) hanno le casse vuote e il “niet” a nuovi crediti bancari perché il committente pubblico (ossia il Comune di Alessandria, e quindi il Cissaca, l’Amiu ecc) non paga.
Ma c’è di più, ossia un modello di città, Alessandria, che negli ultimi anni ha investito enormemente sull’impiego pubblico (Comune, Provincia, e loro partecipate varie. Ma anche Asl, ospedale ecc), e ora scopre che quel modello si è “incartato”.

Come se ne esce? Giusto che chi non viene pagato protesti. Legittimo anche che ognuno cerchi di tutelare i propri diritti contrattuali. Ma c’è qualcuno che ha idee e proposte, che non siano solo slogan?

Ho l’impressione che il 2013 imporrà a questo Paese (e a realtà locali come la nostra in particolare) comunque scelte dolorose.

E. G.

2 thoughts on “Cooperative e Cgil: confronto trasparente o “imboscata”?

  1. Secondo me e molti altri… la Tiberti-cgil si è IRATA non perchè come sindacato si è sentita ‘in una imboscata’ o ‘non al centro della scena’… ma si è IRATA per essere stata messa davanti alla realtà, alla realtà che rifiuta di accettare. Il sindacato si trova assolutamente INDIETRO rispetto la situazione presente, INDIETRO DI QUALCHE ANNO, e rifiuta (per ordini ricevuti a livello nazionale) di aprire gli occhi e cambiare il tipo di operato per ottenere anzichè cedere sempre…
    La Tiberti e il sindacato vedono la lotta fra dipendenti e titolare, fra mano d’opera e Capitale, ma nelle COOPERATIVE… SI PUO’ PENSARE ANCORA COSI’? Non sono SOCI i dipendenti delle Cooperative?
    E il sindacato anzichè rafforzare la cultura partecipativa alla direzione aziendale (anche le cooperativa sono aziende) INCITA LA DIVISIONE, INCITA IL FRAZIONAMENTO DELLE FORZE, MA QUESTE FORZE HANNO LO STESSO OBIETTIVO!
    QUESTO E’ ASSOLUTAMENTE INDEGNO per un SINDACATO, PERCHE’ OSTACOLA IL RAGGIUNGIMENTO DELL’OBIETTIVO, E NON SI PUO’ PENSARE CHE SIA UN CASO….
    Questo DNA della CGIL E’ ASSOLUTAMENTE FUORI POSTO E DELETERIO per ottenere il pagamento del debito verso le cooperative e di conseguenza gli stipendi dei dipendenti delle Cooperative.

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