E bilancio fu: e ora?

Bilancio ComuneUn bilancio storico, punto di partenza per il rilancio di Alessandria, oppure un ulteriore passo verso il baratro? Ieri il consiglio comunale di Palazzo Rosso ha approvato (maggioranza di centro sinistra compatta a favore, Pdl astenuto, Cinque Stelle contrari. Sarti della Lega e Barosini dell’Udc assenti) il bilancio riequilibrato 2012, che tanto ha fatto sospirare, e discutere, per settimane.

Smentite le voci di corridoio dei giorni scorsi, che volevano qualche membro della maggioranza assai perplesso, e propenso a “marcar visita”. Il clima in sala consiliare, garantisce chi c’era e l’ha vissuto, era assai natalizio, da “volemose bene”. Il che potrebbe essere anche un altro segnale del fatto che la campagna elettorale (lunghissima, estenuante) è ormai definitivamente archiviata, e si va verso un clima di “presa di responsabilità” generale che del resto, di fronte al percorso che attende l’ente e la città, appare l’unica strada percorribile.

Attenzione: non illudiamoci che da gennaio gli scontri siano archiviati, e forse non è neppure auspicabile. Ognuno, anzi, deve fare con trasparenza la propria parte, e rappresentare interessi e punti di vista diversi. Sul fronte partecipate, ad esempio, la situazione è tutt’ora incandescente, e serviranno razionalità e sangue freddo per trovare soluzioni capaci di garantire la continuità dei servizi da un lato, e un livello occupazionale il più possibile ampio dall’altro. Poi c’è la questione cooperative. Da gennaio, tra l’altro, dovrebbe andare in vigore la normativa che prevede da parte degli enti pubblici i pagamenti delle fatture a 30 giorni.

Che non è proprio una bazzeccola: se l’attuale sistema si è “incartato” fino quasi al collasso in buona parte lo si deve all’insana usanza dei “pagherò” sine die, o a babbo morto. Naturalmente sulla normativa  già cominciano ad aleggiare interpretazioni ed eccezioni: speriamo non troppe, queste ultime, o saremo da capo.

Ieri, intanto, i precari della Provincia hanno lanciato l’ennesimo grido d’allarme, ormai simile al canto del cigno. Ad una qualche soluzione positiva sembrano non crederci neppure più loro, e francamente un governo che lancia slogan sulle proroghe dei contratti in scadenza, ma al contempo taglia costantemente risorse alle periferie sembra davvero irresponsabile. E’ evidente che gli amministratori locali hanno le mani legate, e che sarebbero i primi a voler evitare di mettere il loro “marchio” su riduzioni di organico di qualsiasi tipo.

Intanto, però, sarebbe bello sapere dai principali candidati premier quali siano le loro reali intenzioni sul fronte della razionalizzazione/riorganizzazione della pubblica amministrazione. Ad oggi, abbiamo ascoltato sono generiche promesse: “rilanceremo l’occupazione”, “toglierò l’Imu” e via dicendo.  Se ci spiegassero anche come, potremmo forse sperare di avviarci ad essere un Paese normale.

E. G.

ps: nella bella copertina d’epoca offertaci  dal geniale Molotov, ci sono due dettagli tutti da scoprire: la foto/marchio dell’autore, e un errore di battitura che rende l’opera ancora più unica. Quale? Via al blog quiz!

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