Ma quale terza repubblica..

Monti perplessoSiamo seri, per favore. L’Italia non si appresta per niente a gira pagina, e ad entare nella cosiddetta terza repubblica. Archiviato un pietoso governo “tecnico” (termine davvero fuori luogo: quello di Monti è stato un governo iper politico, portatore dell’ideologia delle grandi banche in primis), torniamo alle urne. Rito che a noi italiani un po’ ci “ringalluzisce” sempre, questo è innegabile. Ma come ci torniamo? Dopo 5 anni fallimentari, in primis. In cui è vero che si è scatenata la crisi internazionale,  ma è altrettanto innegabile che alla stessa l’Italia ha risposto nel modo peggiore: qualunquismo, barzellette, ruberie generalizzate e ormai vissute dal popolo come “scontate”, nessuno straccio di riforma utile al Paese reale. E badate bene: chiunque abbia amici negli States, in Francia o in Germania sa benissimo che la situazione là per non nulla paragonabile alla nostra. Altro mondo, altre classi dirigenti e, sicuramente, anche altri popoli.

Del resto, quelli son Paesi che han fatto rivoluzioni quando è stato necessario. Noi, quando siamo in difficoltà, guardiamo al nostro passato glorioso (solo perché è passato, naturalmente) e restauriamo.

Come leggere, se non come una patetica fuga  verso il passato, la proposta politica complessiva con cui ci apprestiamo a confrontarci alle urne? Berlusconi e Bersani (in seconda fila, all’epoca: ma di quelle seconde file che contano quanto le prime) erano già lì nel 1994, mentre i leader politici francesi, inglesi o americani dell’epoca oggi che stanno facendo? Sicuramente attività importanti, ma del tutto “altre” rispetto ad allora. Qui, insomma, l’osso non lo molla mai nessuno, salvo poi dire che tanto si voleva scendere da cavallo, quando raramente si viene disarcionati. Ma siamo noi elettori, in fondo, a legittimare tutto ciò, perché nella nostra gran parte scegliamo sempre l’usato sicuro (va beh, sicuro di che decidetelo voi), e girar pagina non ci piace quasi mai.

Monti, a quanto pare, non si candiderà a guidare il Paese. Perché qualcuno, finalmente, deve avergli spiegato che, in una consultazione popolare, il suo appeal personale sarebbe simile a quello di una qualsiasi terza fila del Pd, o del Pdl. Quindi, chi glielo fa fare di farsi umiliare nell’unica consultazione popolare della sua vita? Ai vertici del sistema finanzario internazionale c’è da sempre, e come senatore a vita è a disposizione, sia per “risalvare” la patria in caso (probabile) di caos post elettorale, sia per salire al colle più alto in sostituzione di Napolitano.

E Berlusconi? Lui sta tenendo il Paese di buon umore, in un momento difficile, e quindi non lo crocifiggerei. Ma non corre per vincere, sa benissimo di non potercela fare. Corre per esserci, e per contare ancora. Il fantasma di Hammamet (magari in versione Malindi) e le aziende di famiglia in seria difficoltà sono comunque un doppio stimolo ad impegnarsi. E gli italiani sono un popolo generoso con chi ha saputo farli sognare, non dimentichiamolo.

Con il passo indietro di Monti, a restare col cerino in mano saranno i sognatori del grande centro, ridotti come sempre a tanti centrini? Sì, ma è tutta gente di mondo, capace di riallinearsi in un battito di ciglia, non temete.

Così stando le cose, è difficile immaginare uno scenario diverso rispetto ad una vittoria del centro sinistra. Anche perché il Pd rimane oggi l’unico vero partito organizzato, in possesso di una cultura politica e di un apparato rodato e funzionante. Le primarie per la premiership lo hanno ampiamente dimostrato,  e così sarà probabilmente anche per le “parlamentarie” di fine dicembre. Ma di quelle riparleremo.

Quindi, nel 2013 l’Italia si confronterà, in sostanza, con un’offerta politica simile a quella del 1994, con i 5 Stelle a fare da “aggregatore” del sempre più ampio elettorato di protesta, esattamente come fece la Lega vent’anni fa.

Sul tappeto, però, rimangono alcune piccole questioni, a margine del circo barnum elettorale: ossia crolla la produzione industriale, vola la disoccupazione, le previsioni di Bankitalia e del Fondo monetario sul futuro dell’Italia sono critiche. E noi come rispondiamo? Con l’Iva al 22% dal 1 gennaio, con la moltiplicazione dei balzelli locali (e noi ad Alessandria non ci facciamo e faremo mancare nulla) e con due mesi di battibecchi finto ideologici. In cui come sempre non capiremo gran che della proposta concreta di governo per i prossimi anni (forse perché non c’è?), ma ci divideremo fra tifosi sempre più scettici, e poco disposti a mettersi in gioco personalmente. Un po’ appunto come quegli appassionati di calcio che, ormai, allo stadio non ci vanno più, perché sanno che è tutto truccato, ma non rinunciano a guardarsi la partita in tv.

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