Il Natale dell’emergenza

Natale emergenzaE allora godiamoci questo Natale. Austero, e quanto mai carico di incognite sul futuro, a livello locale come nazionale. Penso in primis alle tante emergenze sul fronte lavoro, sia pubblico che privato, che mantengono nell’incertezza in provincia migliaia di famiglie, soprattutto naturalmente tra coloro che sono più vulnerabili sul fronte economico. Insomma, i poveri, tanto per cambiare. O coloro che rischiano di diventare, o ritornare, tali, a seguito di questa crisi, badate bene, molto italiana e assolutamente strutturale. Con la quale, insomma, dovremo fare i conti a lungo, riprogettando modelli di business (parola che, fateci caso, da un paio d’anni si usa con grande pudore, quasi timore) e stili di vita.

E qui, senza stare a fare nomi e cognomi almeno a Natale, decisivo sarà, nel Paese come ad Alessandria, il ruolo della classe dirigente, che è chiamata a mostrarsi finalmente degna di questo nome. Politici, imprenditori, intellettuali (altra categoria di desaparecidos, almeno per autorevolezza) se ci sono battano un bel colpo. Forte e chiaro. Senza però necessariamente “lisciare il pelo” a tutti, come invece ahimé credo accadrà da qui al 24-25 febbraio, data delle elezioni politiche.

Quel di cui abbiamo bisogno, a livello locale e come sistema Paese, non è una “restaurazione”, che torni a dispensare certezze in forma di piccoli e grandi privilegi. Anche perché, date le mutate condizioni strutturali, pare francamente impossibile. Serve però un progetto vero, credibile, condiviso. Che coinvolga politica, circuiti economici, società civile. Senza quello (e senza persone credibili: perché sono gli uomini e le donne che fanno camminare le idee) sarà davvero difficile che si verifichi qualcosa di diverso da un’agonia lenta, magari assistita, ma senza sbocchi. Ma sarebbe folle, perché questo Paese ha un sacco di energie, risorse, persone perbene, preparare e oneste. E’ il meccanismo che è “stritolante”, e che le colloca in posizione subalterna rispetto ad un intreccio di mediocrità diffusa e di interessi di parte. Spingendole di fatto alla fuga, o alla marginalità.

A me piace pensare che, prima o poi, la “spallata” però arriverà, e con lei un nuovo processo “costituente”, una rifondazione vera e necessaria. Sono un illuso? Forse, ma meglio così della rassegnazione!

Intanto buon Natale a tutti. Ci prendiamo anche noi due giorni di pausa. Salvo esternazioni “urgenti”.

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