Partecipate: la bolla è scoppiata

Bolla speculativaUn anno fa, di questi tempi, mi dedicavo con altri colleghi ad una serie di approfondimenti sul mondo delle aziende pubbliche provinciali, controllate dai diversi comuni del territorio (ma anche dalla stessa Provincia). Con felice intuizione, almeno per l’epoca, parlammo di  grande ragnatela, a significare una serie di intrecci e ramificazioni certamente leciti, ma anche spesso ridondanti, costosi e superflui.

Un anno dopo, è giusto ora parlare di grande bolla: che è scoppiata in tutta la  sua drammaticità, sia pur con esiti diversi, in buona parte ancora da misurare. Le bocce, insomma, stanno ancora girando, ed è presto per capire come finirà la partita delle partecipate. Di certo però, in rapporto allle dimensioni e al ruolo del nostro territorio, negli ultimi vent’anni non ci siamo fatti mancare nulla, e i politici e partiti della cosiddetta seconda repubblica (viva e vegeta: basta guardare ai candidati premier delle prossime elezioni politiche) hanno sognato in grande, già che c’erano. Moltiplicando aziende, partecipazioni societarie, consigli di amministrazione magari non miliardari, ma comunque con un dignitoso giro di “argent de poche” con cui qualcuno si è “fatta bella la casa”, come dice sempre un mio amico, acuto osservatore.

Ma qual è la situazione a fine 2012? Alcune realtà, come il Comune di Tortona, hanno risolto parte dei problemi di liquidità cedendo le principali partecipate a soggetti privati, vogheresi nella fattispecie. Alessandria invece naviga a vista, fra ipotesi di cessione di quote delle partecipate di Palazzo Rosso, e tanti punti interrogativi.

C’è, naturalmente, la questione del personale, che sta trascorrendo feste natalizie amare, e col fiato sospeso. Perché è chiaro che, quando si ristruttura, lo si con l’obiettivo di “razionalizzare”, per usare un tenue eufemismo. D’altra parte , anche a voler tralasciare le modalità “clientelari” (normali in questo povero Paese, persino in molte realtà private: mica per niente siamo messi come siamo) con cui buona parte del personale delle partecipate è stato selezionato nei decenni, c’è chi sostiene che in molti casi si tratta di stipendi assai “generosi”, superiori ai loro corrispettivi comunali insomma. E che le trasformazioni societarie consentiranno di rivedere anche l’aspetto retributivo.

Un po’ troppo trascurato, però, c’è poi il povero cittadino contribuente. Ossia la gran parte di noi tutti, che non solo dal Comune e dalle partecipate non ricaviamo reddito, ma invece agli stessi elargiamo contributi “forzosi” sempre più consistenti, a fronte di servizi sempre più  precari. Allora, van bene l’emergenza e la solidarietà, ma è chiaro che non è che si può pensare di “consolidare” un sistema in cui le famiglie “strapagano” in maniera diretta e indiretta i servizi pubblici, per poi ritrovarsi con i cassonetti in strada sempre stracolmi, le strade “a gruviera” e via dicendo.

Insomma, situazione molto incasinata. Si faranno avanti privati interessati al business di realtà come Amiu, Amag, Aristor, Atm e così via? Sul fronte rifiuti, è stato giusto “rottamare”, da parte dell’attuale amministrazione comunale alessandrina, l’accordo Amiu/Iren promosso dal tandem Fabbio Vandone un anno fa, per ritrovarsi ora a “rastrellare” sul mercato altre soluzioni, certamente a condizioni assai meno convenienti di quelle di allora?
E il trasporto pubblico su gomma (Atm, ma in fondo anche Arfea, che sta in piedi grazie ai finanziamenti regionale e provinciali) quanto costa realmente, nel suo complesso, a tutti i singoli cittadini? E’ possibile pensare ad una sua radicale ed efficiente riorganizzazione?

Tutti temi dei quali torneremo ad occuparci: a quarant’anni dalla loro nascita, le partecipate alessandrine sono certamente arrivate ad un bivio decisivo.

4 thoughts on “Partecipate: la bolla è scoppiata

  1. Buon giorno, Sig. Grassano

    mi può dire se sbaglio nel seguente ragionamento.

    Una partecipata , per esempio, AMIU, fattura al Comune la sua prestazione (X €) aggiungendo il 21%X dovuto all’IVA.
    In totale fattura Y = X + 21%X
    Il Comune prende Y e lo “fattura” ai cittadini aggiungendogli il 21%Y dovuto all’IVA.

    Inoltre c’è una doppia (se non tripla) amministrazione : una da parte di AMIU ed una da parte del Comune (tramite Equitalia) per fare pagare al cittadino la prestazione dell’AMIU.

    Grazie in anticipo per una sua risposta.

  2. Dice bene Teresio, lei è un commentatore sempre acuto (oltre che mattiniero!). Peraltro il “giro” delle fatturazioni multiple sullo stesso prodotto o servizio è l’essenza di questo nostro sistema malato. Provi a pensare a quanto paghiamo un paio di scarpe, o un etto di prosciutto. E consideri i diversi passaggi della merce, con Iva al 21% (22% dal 1 gennaio, se non sbaglio), e vedrà che i nostri redditi se ne vanno essenzialmente in tasse. E mentre il meccanismo sta collassando, noi per due mesi ci godremo il teatrino della campagna elettorale, piena di slogan (via l’Imu, giù le tasse, occupazione per tutti, salario minimo garantito, ecc) senza che nessuno dica come. Si ricorda la vicenda dell’idraulico che in campagna elettorale “smascherò” Obama, confutandogli dati e numeri? Qui siamo al puro slogan ad effetto.

    E. G.

    • Grazie per la sua veloce risposta, che speravo negativa.

      Purtroppo devo prendere atto che ad Alessandria non ci sarà alcun risanamento dei conti del comune finchè sussisteranno situazioni come questa: è difficile capire come si possa gestire così male .

      Le auguro un sereno periodo natalizio ed un nuovo anno ricco di soddisfazioni.

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