“Parlamentarie” centrosinistra: chi ha vinto, e chi ha perso?

Bersani PierluigiOra diranno che hanno vinto tutti, a cominciare dagli elettori. Il che è anche mezza verità, naturalmente. Però, come sempre, dalle “parlamentarie” (e dalle precedenti primarie) del centro sinistra escono in realtà vincitori e vinti. Ma quali?

Ha vinto, in primo luogo, il Pd. Il Partito Democratico esce dalla doppia liturgia (primarie più parlamentarie) con una centralità assoluta. Sia mediatica, che in quel che resta del dibattito pubblico: popolare, si sarebbe detto un tempo. Il Pd è l’unico vero partito organizzato di questo Paese, là dove un centro destra completamente annichilito da 5 anni di (mal) governo rimane aggrappato alla “macchietta” di Berlusconi, a questo punto però più carnefice che salvatore. Solo liberandosi definitivamente del Cavaliere, e passando attraverso almeno 5 anni di opposizione purificatrice, il centro destra italiano potrà tentare di diventare una cosa seria. Il che, badate bene, è assolutamente necessario, rimanendo l’Italia sempre e comunque un Paese a maggioranza popolare di centro destra, con rappresentanza politica allo sbando. Di Monti (altro uomo di destra, ma elitaria, attorno a cui si sta cercando di costruire un consenso artificiale e artificioso) e di Grillo abbiamo detto spesso, per cui rimaniano sulle Primarie del centro sinistra.

Dentro il Pd, e attorno a Bersani, ha vinto l’apparato del vecchio Pci, che regna sovrano praticamente ovunque, sia pure con un graduale e intelligente rinnovo generazionale. Doveva essere, il Partito Democratico, la sintesi delle culture del Pci e della Dc. Ma i cattolici sono rimasti  foglia di fico, con alcuni vecchi arnesi (Bindi, Fioroni, ecc: sempre quelli insomma) imposti con atti di forza, e nulla più.

Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, sta tra i vincitori o gli sconfitti? Ha vinto, certamente, a livello personale, poiché ha imposto il suo nome praticamente in ogni casa italiana, e saprà capitalizzare la notorietà. Ha perso il suo progetto di rinnovamento non tanto generazionale (lì kronos e “la livella” faranno via via il loro corso), ma di metodo e approccio su tanti temi. Che questo sia un bene o un male, e che Renzi sia o meno di sinistra, è altra complessa questione.

Tra gli sconfitti di questa fase politica c’è sicuramente, invece, Nichi Vendola. Non più di due anni fa, e forse anche meno, Vendola sembrava davvero sul punto di riscrivere il percorso della sinistra italiana, e il Pd impaurito era in procinto di sfaldarsi al suo cospetto. Due anni fa, insomma, alle primarie tra Vendola e Bersani non ci sarebbe stata storia, ma a parti invertite. Oggi Sel si appresta a diventare niente più che un cespuglio del Pd, e magari ad esserne “fagocitata” nel corso della prossima legislatura. Mentre buona parte dell’elettorato potenziale di quell’area ondeggia senza convinzione tra movimento Arancione (un flop annunciato?), Grillo (ma senza crederci davvero) e astensione.

Poi ci sono le donne. E’ un successo avere imposto un’ampia quota rosa, con l’obbligo di votare necessariamente un candidato e una candidata alle parlamentarie? Solo apparentemente: il successo vero si avrà quando le donne faranno in massa politica perché ci credono (ma io continuo a pensare che, nella vita, spesso le donne stesse preferiscano fare scelte più qualitative), e quando gli elettori le voteranno perché le preferiscono agli uomini sul piano delle proposte. Nel frattempo, via libera a questo “giro” di “miracolate”, detto naturalmente senza astio, ma con oggettività: le prossime parlamentari del centro sinistra saranno tante, ma “diversamente elette”.

E a casa nostra? Le parlamentarie del Pd “incoronano” un politico di lungo corso come Daniele Borioli, con alle spalle esperienze importanti in Provincia e Regione. E con lui la casalese Cristina Bargero, che ha fatto un bell’exploit superando (e non so quanti se l’aspettassero) la favorita della vigilia, Oria Trifoglio. Un po’ di amarezza (ma anche porte ancora aperte: dipenderà dal risultato delle urne, e anche dalla distribuzione delle candidature tra Camera e Senato) per l’altro “uomo forte” del partito, il sindaco di Castelletto d’Orba (e vice segretario regionale del Pd) Federico Fornaro.

Solo “piazzati”, invece, i candidati renziani, che erano Germano Marubbi (ha fatto l’exploit, ma solo nel novese), Piero Mega, Cristina Mazzoni.

Da non dimenticare: alle primarie hanno votato in Provincia circa 18 mila elettori, alle parlamentarie 6622. Che comunque è il massimo coinvolgimento pre elettorale sperimentato ad oggi: i prossimi parlamentari dei 5 Stelle, per dire hanno raccolto un numero di preferenze personali estremamente esiguo (ma là votavano solo gli iscritti al Movimento, alle primarie del centro sinistra potevano partecipare tutti i simpatizzanti).

In ultimo, ma non per importanza, una riflessione sulla decisione di Paolo Filippi di uscire dal Pd. “Distacco” maturato nel tempo, e nell’aria da un po’. Con grande scelta mediatica, il presidente della Provincia si è guadagnato la scena proprio nel week end che (se fosse stato candidato) avrebbe potuto vederlo tra i vincitori delle parlamentarie. Filippi ha ampiamente chiarito le motivazioni politiche della sua scelta: “Il Pd se ne frega di noi e io me ne frego del Pd”, per sintetizzare la protesta sull’atteggiamento del Partito Democratico nei confronti degli enti locali. Ma naturalmente i percorsi politici sono fatti anche di legittime ambizioni personali, e di delusioni rispetto a scelte altrui. Certo, a posteriori fa un po’ sorridere che il Pd, dopo aver “scaricato” Paolo Filippi come possibile parlamentare del territorio (perchè è chiaro che se il partito lo avesse sostenuto con decisione Filippi si sarebbe candidato, e avrebbe vinto), pare abbia deciso di non candidare i ministri finti tecnici del finto governo tecnico di Monti. Ergo: è out (ripescato dal centro montiano?) anche quel Renato Balduzzi da mesi oggetto delle ironie e del sarcasmo del Presidente della Provincia.
Ma ora Filippi resterà presidente di Palazzo Ghilini per un altro anno? E il Pd lo sosterrà ancora, o gli toglierà la fiducia? Il presidente della Provincia parla di “forte senso di responsabilità”, ma poi non nega che “se il Pd mi molla, pazienza. Mi dimetterei subito probabilmente”. Ma per lasciare la politica, oppure….Torneremo a parlarne presto.

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