Cervelli in fuga, o in movimento?

Cervelli in fugaNei giorni scorsi, sui principali media, è circolata una notizia assai semplificata, sul tema “fuga dei cervelli”. Si sono citati dati Istat un po’ a sproposito, e si è scritto che il 27,6% dei neodottori del 2011 è andato a cercare fortuna (o meglio, semplice realizzazione professionale) all’estero. Nel 2002 era l’11,9%. Dieci anni prima probabilmente assai meno, un dato trascurabile.

La situazione è più complessa, in realtà, e qui trovate un’analisi un po’ più di dettaglio.
Non sempre, insomma, si può parlare di fuga, ma forse più propriamente di generazioni in maggior movimento rispetto al passato, il che ha aspetti indubbiamente anche positivi.

Tuttavia, sarebbe sciocco trascurare un dato di fondo, che emerge anche da questo editoriale/monito  di Paolo Madron, direttore del quotidiano on line Lettera43. Ossia: l’Italia è un Paese per vecchi, da sempre terra di inciuci e privilegi grandi e piccoli, in cui merito è solo una parola retorica da spendere a costo zero, per fare bella figura.

Siamo tra i peggio messi d’Europa, anzi, proprio perché del merito ce ne siamo sempre strafottuti, tra sorrisini e favori interessati agli amici, e agli amici degli amici.

Il collega Madron punta il dito sulle responsabilità della classe dirigente, e politica in primis. Il che forse è anche atteggiamento facile e populista. Ma chiunque si sia sorbito anche solo una parte dell’inutile, stucchevole, irritante retorica del discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (qui “stralci” dell’originale, ma sul web trovate anche divertenti divagazioni sul tema) deve convenire che nell’analisi del direttore di Lettera43 c’è del vero. Siamo sudditi di un regime retto da ipocriti, che hanno sempre “ciurlato nel manico” facendosi gli affaracci loro, e che non hanno nessuna intenzione di smettere.

Dissento, però, dalla conclusione di Madron, che esorta i giovani, preparati e “figli del popolo” (si sarebbe detto una volta) a prender su armi e bagagli ed emigrare in massa. A me sembra una fuga, e da sempre invece mi diverte assai di più la lotta, il sapore della battaglia. Voi cosa ne pensate?

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