Commercio: a chi giova il “mucchio selvaggio”?

Negozi sempre apertiDice un mio amico: “ma cosa vogliono questi sindaci, perché pretendono di regolamentare gli orari di apertura dei negozi? Ormai per tanti di noi andare all’ipermercato il sabato o la domenica è una grande comodità”.

E’ un punto di vista che nei giorni scorsi ha trovato una sponda importante: perché la Corte dei Conti, come avrete letto, ha dichiarato “non fondate le questioni di legittimità costituzionale relative alla deregulation degli orari e aperture inserite nel decreto Salva Italia”.

Insomma, stop ai ricorsi di diverse regioni, tra cui il Piemonte. E tana liberi tutti, ossia ognuno apre quando vuole, e come vuole.

E’ giusto, o è sbagliato? Davvero è questa la strada per stimolare una sana concorrenza, e per andare incontro alle esigenze dei clienti?

Preciso: io non sono imparziale. Sto con il commercio tradizionale, e mi fanno quasi paura queste grandi strutture che mirano a far soldi (legittimamente), ma attraverso modalità che spingono le persone a investire in semplice consumo (o contemplazione dello stesso, in mancanza di sghei) tutto il loro tempo libero.

Mi torna alla mente la vecchia storiella di quel padre di famiglia che, a fronte di una povertà dignitosa ma oggettiva, proponeva a moglie e figli: “domani vi porto a guardare mangiare il gelato”. A quei tempi là speriamo di non tornare, ma insomma i segnali di una sorta di “voyerismo da consumo” ci sono tutti.

Dopo di che, il mio amico mi dice: “senti, i commercianti in Italia si sono ingrassati per trent’anni evadendo bellamente le tasse, e imponendo regole e prezzi al mercato. Ora per loro la festa è finita, ma non trasformiamoli in vittime”.

E pure lì c’è naturalmente del vero, sia sul fronte dell’evasione che del “cartello” dei prezzi. Ma se ci mettiamo a discutere di queste (e altre) “storture” da prima repubblica non ne usciamo più.

In questi casi, è sempre più interessante guardare avanti, al futuro. Vedremo, intanto, quale sarà (al di dell’enfasi mediatica dei primi giorni, in buona parte per retorica “da format”: alla Befana si scrive e parla di saldi, punto. Facile e indolore) il comportamento dei consumatori. A fronte di un “caro vita”, tra tasse e bollette, che rischia davvero di bloccare i consumi, come elementare antidoto a cui ogni famiglia dotata di un po’ di razionalità farà ricorso.

A quesoto punto però, mi pare di capire, andranno a decadere iniziative  “di territorio” come quella dei sindaci di Alessandria e Casale, che avevano optato per un elenco (invero limitato, e di assoluto buon senso) di giornate festive con chiusura obbligatoria.

Quanto tutto ciò possa aiutare la società italiana, anche in semplici termini di crescita del Pil (ma, ripeto, esistono altri aspetti non meno importanti da considerare), è tutto da verificare. Chi mai prevede di spendere di più, di questi tempi, solo perché i negozi sono aperti 7 giorni su 7, anziché soltanto 6?

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