AAA ‘ndranghetisti cercansi

Ndrangheta piemonteLo abbiamo scritto più volte: siamo innocentisti convinti, soprattutto quando a farsi anni di carcere preventivo (un obbrobrio che andrebbe riservato a casi davvero eclatanti, e di conclamato pericolo) sono muratori, ciabattini o poveri cristi in genere. E tuttavia le motivazioni della sentenza di assoluzione  (in primo grado) dei 17 imputati nell’operazione Albachiara (ma Vasco Rossi non c’entra nulla), accusati di aver formato una “locale” della ‘ndrangheta dalle nostre parti, va sicuramente discutere. E’ la vecchia formula dell’insufficienza di prove, ma ancora più “stiracchiata”. Nel senso che, se ben comprendiamo (anche lasciando agli esperti analisi più raffinate) la conclusione è che la ‘ndrangheta nell’alessandrino c’è, sì, ma ad un livello molto soft, embrionale, senza arrivare a mettere in campo intimidazione, e ad incidere realmente sul territorio.

Messa così, sembra in effetti che si stia parlando di un’associazione culturale un po’ velleitaria, con i suoi rituali linguistici ed enogastronomici, e nulla più. Però qualcuno fa notare che qualche esercizio commerciale costoro comunque lo gestivano, e che uno di loro, Giuseppe Caridi, era all’epoca dei fatti pure consigliere comunale. Insomma, in tanti speravamo in motivazioni più convincenti, in un bel “vi siete sbagliati” a tutto tondo piuttosto, che pure avrebbe prestato il fianco ad un altro tipo di considerazioni e polemiche.

Tra l’altro (ma speriamo siamo solo un falso allarme) proprio nei giorni scorsi un lettore di questo blog mi ha raccontato, in privato, una storia di tentata estorsione, qui in provincia, ai danni di una famiglia comune, da parte di personaggi non meglio identificati. Che avrebbero parlato di una sorta di “assicurazione sulla casa” che consigliano caldamente di pagare. Speriamo che simili segnalazioni giungano puntuali anche alle forze dell’ordine, e non vengano mai, dicesi mai, sottovalutate. Perché in genere si comincia così, e si arriva a quel pizzo “ufficiale” che, al sud, è in ampi territori ormai prassi consolidata non solo per gli esercizi commerciali, ma anche per tanti privati cittadini.

Ma ora che succederà, sul fronte giudiziario? E’ probabile che ci troveremo di fronte ad un processo di secondo grado ricco di tensioni ed incognite. Ma anche, nel frattempo, ad una sorta di toto ‘ndranghetista, già lanciato dall’ex consigliere comunale alessandrino Paolo Bellotti, che dichiara: “Rimane un dato ancora inquietante: visto che è stata comunque accertata la presenza di una ‘locale’ nell’Alessandrino, considerando che la ‘locale’ di norma è costituita da 49 persone, gli altri suoi esponenti della provincia dove sono?”. Già, dove sono?

E. G.

Comune di AlessandriaPs: so che alcuni di voi si aspetteranno anche una riflessione sulla classifica del Sole 24 Ore, riguardo al crollo dell’indice di gradimento del sindaco di Alessandria.
Molto onestamente: tra i tanti motivi che Rita Rossa ha per rimboccarsi le maniche, e anche per preoccuparsi il giusto, direi che queste classifiche stanno in fondo alla lista. Sono spesso “farlocche”, e comunque un amministratore che prende in mano un ente nella situazione di Palazzo Rosso deve mettere in campo, per tre anni almeno, un progetto serio e radicale, spiegandolo alla popolazione, ma anche sapendo tenere la barra ben dritta nella tempesta.
Che gli alessandrini siano insoddisfatti è indubbio. Ma è altrettanto vero che, se citate l’ex sindaco Fabbio ai suoi ex elettori, li vedrete diventare verdi di bile. C’è quindi da recuperare, nel suo complesso, un rapporto di fiducia tra amministratori locali e cittadinanza. E ci si può riuscire solo con un disegno di riorganizzazione intelligente e ambizioso, che vada oltre l’emergenza quotidiana. Insomma: un comune e le sue partecipate esistono per erogare servizi alla cittadinanza al giusto prezzo, e non solo per elargire stipendi. Rita Rossa mostri nei fatti di aver capito che è così, e che sa dove vuole andare, e il consenso salirà, eccome. In caso contrario….

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