Pd: la fuga dei cattolici?

Filippi PaoloPaolo Filippi (nella foto) potrebbe non essere un caso isolato: secondo voci dei bene informati, nei prossimi giorni altri nomi di peso del Pd alessandrino e provinciale potrebbero uscire dal partito, o comunque prenderne le distanze sul piano elettorale, magari facendo anche (al contrario dello stesso Filippi) dichiarazioni pro Balduzzi-Monti. Ezio Brusasco ad esempio, scuola democristiana come Filippi, e come lui piuttosto a disagio dopo che la componente ex Pci (a dire il vero maggioritaria da sempre, anche sul piano dei consensi) sembra ormai aver acquisito, a livello nazionale come locale, il controllo assoluto del Partito Democratico. E magari anche Oria Trifoglio, la vice sindaco che (si dice obtorto collo) accettò di candidarsi alle “parlamentarie”, e per quanto formalmente in lista (ma defilata) nel Piemonte 2, pare abbia mal digerito il mancato sostegno di una parte dei militanti alessandrini, con conseguente exploit tra le candidate donne della casalese Cristina Bargero. Del resto, anche a livello nazionale, la matrice cattolica del Pd si è alquanta affievolita: rimane Rosi Bindi, “foglia di fico” generosamente parcheggiata in Calabria, e qualche altro nome meno eclatante, Ma, di fatto, primarie e parlamentarie delle scorse settimane hanno sancito la definitiva fine del Pd come progetto di integrazione (zoppicante dall’inizio, a dire il vero) delle due maggiori “scuole” di cultura politica della prima repubblica: quella comunista e quella democristiana.

Paradossalmente (o forse no) proprio nel momento in cui il Pd pare ad un passo dall’agognato traguardo di diventare primo partito del Paese, e principale forza di governo (ma mai dire gatto..), i cattolici se ne vanno. Di fatto messi alla porta, anche se formalmente sono loro a scegliere di sfilarsi, uno dopo l’altro, e ognuno col proprio stile. E forse proprio questo loro procedere in ordine sparso (e non senza scontri interni: quello tra i cattolici Filippi e Balduzzi, a casa nostra, ne è un bell’esempio) li ha nel tempo ulteriormente indeboliti, anche se certamente partivano da un consenso popolare, ribadiamolo, minoritario rispetto agli eredi del Pci.

A proposito di Filippi, delle sue scelte passate e del suo (eventuale) futuro politico, leggetevi le belle riflessioni di Agostino Pietrasanta. Uno che il mondo dei cattolici “di sinistra” lo conosce come pochi, essendone stato per lungo tempo uno dei principali protagonisti alessandrini.

Riguardo alla querelle tra Filippi e Balduzzi (paradossamente culminata, ricordiamolo, di fatto con l’uscita di entrambi dal Pd: altro che “una poltrona per due”) Pietrasanta parla di guerra dichiarata da una parte sola, ma francamente di questo è lecito dubitare: le guerre (o anche semplicemente le battaglie) si possono combattere, o possono essere generate, anche in maniera sotterranea, senza dichiararle. Siamo pur sempre il Paese di Machiavelli...e Dc e Pci, da questo punto di vista, non si sono fatti mai mancare nulla.

Dove rivedremo Filippi, ma soprattutto dove finirà l’elettorato cattolico nel suo insieme, è una bella domanda. A me pare che in questa fase (lo dimostrano persino le spaccature della un tempo “monolitica” Comunione e Liberazione) anche i cattolici siano prima di tutto cittadini italiani, tutti delusi e un po’ disgustati, e poco propensi a farsi “spostare” di qua e di là come fossero “parco buoi”. E sono convinto che le prossime elezioni, anche da questo punto di vista, non saranno per niente risolutive. Perchè ripropongono in toto, da una parte e dall’altra, la classe politica “bollita”, arrivista e incompetente che ha guidato il Paese negli ultimi vent’anni, portandolo fin qui. Può il male essere anche la cura? No, e infatti quello di febbraio è un ulteriore passo su vecchi, usurati sentieri, e questo la gente lo sa. I politici più saggi, oggi, sono quelli che rimangono alla finestra, e osservano il caos, per capire se, e come, riposizionarsi domani.

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