Come sono “stanche” queste elezioni!

Berlusconi Bersani MontiAncora pochi giorni, e le liste dei candidati alle prossime elezioni politiche saranno complete. Con le loro tante conferme, e magari qualche piccola sorpresa dell’ultima ora. Soprattutto sul fronte del centro destra, dove l’incertezza (diciamo pure il caos) che ha regnato in questi mesi all’interno del Pdl nazionale ha condizionato non poco gli sviluppi anche territoriali.

Non so voi, ma io ho come l’impressione che queste saranno elezioni davvero in tono minore, e per nulla risolutive. Perché le persone in campo, all’interno dei diversi schieramenti, sono sempre quelle: solo più vecchie, e consumate. Come il Paese. E perchè appunto non si avverte, dal basso, nessuna reale spinta alla trasformazione, al cambiamento vero e drastico, come ci si aspetterebbe in un Paese in caduta libera come il nostro.

Invece niente, appunto. Il popolo italiano continua (minoranze rumorose a parte) a delegare, a consegnare ad altri, ossia a pochi consumatori mestieranti della politica, la definizione delle linee guida del Paese, e quindi il futuro della collettità. E’ un fenomeno di sostanziale disimpegno e menefreghismo autolesionista assolutamente interessante da osservare.

Voteremo con una legge che tutti ormai definiscono “Porcellum”, o porcata, e che però naturalmente in cinque anni nessuno ha davvero voluto modificare. Per cui a Roma ci vanno persone non realmente scelte dal popolo, ma dai vertici di partito (e in qualche caso da una sola persona).

Così come non si sono fatte riforme di altro tipo peraltro, e ci si è ben guardati dal “toccare” i privilegi di quasi mille parlamentari tra i più pagati, inutili e improduttivi d’Occidente. Tutte affermazioni, appunto, su cui credo almeno il 90% dei cittadini italiani sia d’accordo da tempo. E tuttavia (qui sta la curiosità del fenomeno) in pochissimi davvero sono, siamo, pronti a metterci in gioco per modificare lo status quo.

I tre principali competitor per la premiership del Paese sono vecchi, anagraficamente e ancor più culturalmente. Tutta gente che “trafficava” già nella prima repubblica, a testimonianza di un Paese che non solo non ama le rivoluzioni, ma cerca sempre la soluzione ai propri problemi nel passato, glorioso solo a posteriori.

Certo, per gli scontenti ci sono Grillo e Ingroia. Ma costoro già si pongono, e vengono vissuti dagli italiani, come testimonianza, grilli parlanti appunto. Nulla più.

Quanto al legame tra politica e territorio: è semplicemente scomparso.
Eleggeremo senatori e parlamentari che in buona parte, se si presentassero alle urne a qualsiasi livello, chiedendo preferenze personali, prenderebbero i voti di amici, parenti, in qualche caso aficionados di partito (vedasi parlamentarie del centro sinistra).

Del resto, fateci caso, coloro che in passato hanno preso preferenze vere, legate alla persona, in questo “giro” hanno preferito non esserci, piuttosto che accettare di essere “infilati” come riempitivi, oppure di dover sottostare a scelte di partito effettuate da pochissimi decisori nazionali.

La nostra democrazia, diciamocelo, non vive uno dei suoi momenti migliori. E il guaio è che il popolo, rendendosi conto di non contare granchè (poichè le decisioni vere vengono prese sempre altrove, a prescindere: il governo Monti ne è stata la dimostrazione più eclatante), non si indigna, non rovescia il tavolo. Si ritrae invece, come se fosse una partita persa, o che comunque non gli interessa più giocare. Fino a quando, e con quali conseguenze, però? E’ un tema su cui ci piacerebbe tornare: anche con i vostri contributi.

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