Crollano i consumi? Negozi sempre aperti!

Anziana cassonettoL’Italia risponde al crollo dei consumi puntando sul “sempre aperto” dei negozi e delle attività commerciali?  A me certe notizie  sembrano francamente più che altro riempitivi per mancanza di idee, che non specchio dei tempi. Spacciare alcune esperienze metropolitane (peraltro assai minoritarie anche a Milano o Roma) come “tendenza” del Paese mi pare francamente una forzatura. Anche perchè, volendo commentare quell’altra iniziativa di apertura “lunga” per gli sportelli bancari, mi chiedo se qualcuno di questi geniali “innovatori” si sia accorto che in banca, nel tradizionale orario diurno feriali, non c’è praticamente più nessuno, almeno da noi in provincia. Per cui che senso abbia pensare ad un ampliamento degli orari proprio non lo capisco.

Più interessante, invece, ragionare sulla “radiografia” che Findomestic Banca ha fatto sul consumo dei beni durevoli in Piemonte nel 2012.

Da lì emerge un quadro che mi pare realistico. Ossia: Alessandria si conferma provincia con un dignitoso reddito procapite (20.116 nel 2011 e 19.693 nel 2012), anche se ovviamente solo grazie al fatto che sul nostro territorio pensioni e lavoro pubblico la fanno da padroni, e su quelli, checchè se ne dica, la scure non è ancora stata calata. Se non in maniera indiretta naturalmente, ossia a posteriori attraverso tasse e balzelli nazionali e locali.

Nonostante ciò, gli alessandrini non spendono più, se non per l’essenziale: crolla la vendita di automobili  (15.879  nuove vetture immatricolate nel 2010, 13.954 nel 2011, 10.717 nel 2012. Non ho dati precedenti, ma suppongo che il calo fosse già cominciato), come di arredo per la casa. “Reggono” le tecnologie domestiche, dalle tv all’informatica, mentre crolla l’acquisto di mobili e arredi per la casa, ma anche un po’ tutto il resto. E anche qui, ci vuol poco a capire che le famiglie si difendono come possono: se massacri il ceto medio (piccola borghesia, si diceva una volta) con imposizioni fiscali di ogni tipo, dalla casa alla benzina, è ovvio che la gente si difende come può, ossia contrae i consumi.

Senza contare naturalmente che sempre più persone scivolano verso la povertà, nel silenzio imbarazzato. Proletariato, si diceva una volta: ma sarebbe fuorviante ora utilizzare quel termine, perché letteralmente ciò significava ricchi (soltanto) di prole, mentre oggi non fare figli o limitarsi ad uno solo (trattato poi in genere come una santa reliquia, con effetti devastanti sul percorso di vita del pargolo stesso) è un’altra delle strade per difendersi dal nuovo che avanza.

Leggevo ieri su facebook (nuovo “sfogatoio” di molti di noi,come il bar sport di paese di una volta) la storia di un alessandrino fra i tanti, un anziano che con 560 euro al mese deve campare, in dignitosa povertà, e ce la fa soltanto grazie all’aiuto (non solo economico) e alla solidarietà di amici e conoscenti. Il rischio che questo sia, già domani, uno scenario di massa è significativo. Tra vent’anni, poi, chi vivrà vedrà, ma qualche realistica deduzione già si può azzardare. E sul futuro di questo territorio si proiettano ombre davvero inquietanti: possiamo intervenire in tempo, per invertire la tendenza?

One thought on “Crollano i consumi? Negozi sempre aperti!

  1. Buon giorno Sig. Grassano

    vorrei aggiungere qualche altra opinabile considerazione alle sue , come sempre ricche di buon senso e concretezza e che quindi possono anche apparire banali.
    Non sarei così sicuro che ci sia un “crollo” dei consumi : Potrebbe anche essere che si stia cominciando ad evidenziare un diverso modo di consumare legato alla presenza di quel potente mezzo di consumo che è il Web.
    Un esempio banale è Alessandrianews che permette a tutte le famiglie della provincia di non spendere più un euro per informarsi (prima si comprava “Il Piccolo”, l’Avvenire, ecc) su quanto accade localmente e non solo localmente (prima si comprava “La Stampa” oggi si legge “La Stampa.it”).
    Per finire l’esempio, se un sondaggista va da diversi giornalai e chiede loro se vendono di più o di meno , ovviamente avrà un risposta che indirizza a pensare che i consumi di giornali sta diminuendo.
    Allargando l’esempio a tutti i possibili consumi che non richiedono la presenza fisica del prodotto da consumare ovvero consumi che non richiedono la presenza fisica del venditore/negoziante (cioè acquisto/consumo tramite Amazon, e-bay , o altro) si può erroneamente dedurre che i consumi diminuiscono.
    Ovviamente, come lei osserva, bisogna inoltre tenere in conto che aumenta la chiera dei pensionati, cassa integrati e dei lavoratori saltuari ma penso che anno per anno vadano a sparire attività rese superflue dal “negozio” Internet.
    A proposito di banca, ogni giorno cresce il numero di utenti bancari che utilizzando Internet si sostituiscono allo sportellista bancario nell’effettuate transazioni MAV, RAV, bonifici, ecc. : pertanto non deve stupire se ogni tanto una banca lascia a casa un certo numero di dipendenti (penso che quando sarà sparita la generazione dei “senza computer” ciascuna banca si ridurrà a poche persone che terranno in esercizio il server che permette alla banca di funzionare).
    Bisogna anche ricordare che quando la riforma pensionistica attuale (e quelle future che si succederanno) avrà pieno effetto, la pensione si ridurrà ad un ammontare sufficiente a mangiare e scaldarsi e , forse, a pagare l’affitto.
    A fronte di quanto sopra, concordo con lei che non ha molto senso per una banca allungareoggi fino alle ore 20 la propria apertura (tra non molto non avrà neanche più senso tenere “aperta al pubblico” una banca).
    E si arriva alle “ombre che si proiettano sul nostro territorio”. Sarebbe più giusto dire sul territorio nazionale.
    Siamo in crisi da parecchi anni perchè non si crea più ricchezza ma si mangia solo quella creata.
    Si esce dalla crisi ovvero si crea ricchezza facendo un prodotto competitivo a livello qualitativo ed di costoche permette di essere acquistato tramite Internet in tutto il mondo.
    Si fa un prodotto competitivo aumentandone la qualità ( ossia le capacità/conoscenze di chi lo produce) e diminuendone il costo (cioè diminuendo il costo che lo compone: manodopera, energia,tasse, ecc.).

    Sono stato troppo prolisso, banale ed opinabile per cui mi fermo e le auguro buona giornata.

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