Aria da neve, e da campagna elettorale

Berlusconi Bersani MontiTira aria da neve in questi giorni, e da campagna elettorale.  Più ci avviciniamo alla data fatidica, più dobbiamo aspettarci toni da scontro epico, e colpi bassi. E se ogni analisi lascia il tempo che trova (come del resto i sondaggi), in tanti ci cimentiamo, per passione o per divertimento.

Sul web si moltiplicano commenti e considerazioni attorno all’ipotesi: “se avesse vinto Renzi, sarebbe tutto diverso”, e mancando la controprova è difficile capire se davvero il sindaco di Firenze alla guida del centro sinistra avrebbe condizionato tutto lo scenario politico.

Forse è una pia illusione, perchè siamo comunque il Paese che siamo, e perchè lo stesso Renzi è uno di noi, un italiano vero e furbo, non illudiamoci. E tuttavia lo penso anch’io: il centro sinistra di Bersani è roba vecchia, stantìa. Un mix di retorica d’antan e di “attenti, votate noi altrimenti torna il Cavaliere babau”, spauracchio che ha davvero fatto il suo tempo. Il centro sinistra vincerà le elezioni, intendiamoci: o meglio prenderà il premio di maggioranza alla Camera, che è cosa diversa. Ma le elezioni di febbraio sono un’occasione mancata, l’ennesima. Il mondo va avanti, e l’Italia resta al palo, in mano a personaggi con una logica da pensionati. E il più vispo tra loro è sempre lui, Silvietto “faccia di tolla”. Che sia uno che mente sapendo di mentire è evidente: è un bugiardo da guinness dei primati. Ma intanto anche gli altri due candidati premier, espressione della maggioranza che ci ha governati e massacrati negli ultimi 13 mesi, sono costretti a sforzarsi di presentare i loro progetti in caso di vittoria solo da quando Berlusconi è tornato in campo, e ha cominciato a rilanciare slogan sull’eliminazione dell’Imu, la riduzione delle imposte e dei lacciuoli per le imprese e quant’altro.

Non che si tratti di programmi credibili, intendiamoci. Perché nessuno dei tre candidati ci dice chiaramente, ad esempio, che il primo passo del nuovo governo dovrà essere comunque una nuova, pesante manovra finanziaria, e su quali spalle intendono caricarla?
L’Italia (ossia lorsignori) ha garantito all’Europa il pareggio di bilancio per il 2013, e i conti ancora non tornano: c’è chi dice che manchino all’appello 7 miliardi di euro, chi di più.

Bene: dichiarino i candidati dove li troveranno. Nelle (altre) democrazie funziona così, almeno. Taglieranno pensioni e stipendi pubblici? Metteranno una patrimoniale sui soliti noti, ossia chi ha un po’ di risparmi e qualche immobile, giacché i ricchi veri e il mondo della finanza sono intoccabili, e dispongono comunque di mille escamotages “quasi legali” per aggirare il fisco?

Ma no: più comodo dare del fascista a Pannella, o a Grillo. Più facile fingere di arrovellarsi sulle candidature più o meno etiche: come se ci fosse qualcosa di etico nel sistema elettorale “porcata” con cui voteremo.

A proposito di tagli, una riflessione approfondita torneremo a fare sulle Regioni, e sulla sanità. “Buco nero” prossimo all’esplosione, si dice, e con effetti devastanti sulle classi popolari. Per ora, gli stessi partiti che a Roma governano, sul territorio promuovono cortei per difendere i presidi ospedalieri (che non sono veri ospedali, ma la gente non lo deve sapere) in ogni cittadina. Con quali risorse pensino di tenerli aperti, e qualitativamente funzionanti, attendiamo di saperlo. Non con i miliardi di euro destinati alle grandi opere, pare di capire: quelle non si toccano, saranno il motore per lo sviluppo del Paese. O così ci raccontano.

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