Se Roma piange, figuriamoci Alessandria!

Comune di AlessandriaChe sbornia, vero? Non so se queste elezioni siano state epocali, o invece solo un altro tassello distruttivo rispetto al vecchio sistema, e null’altro. Sta di fatto che continuo ad avvertire una tensione, e dei rancori, che non mi piacciono per niente. Spero che sia soltanto colpa dell’osservatorio a volte un po’ obliquo del web, e degli addetti ai lavori. E insomma mi auguro che l’Italia reale sia davvero “avanti”, già di nuovo alle prese con i problemi (ma anche i piaceri) della vita reale, e che dalla politica arrivino segnali di dialogo e di distensione. Che naturalmente non significa per forza inciucio, ma neppure scontri all’arma bianca.

Sul nostro territorio, fra i pochi a non avere tempo per distrarsi sono certamente gli amministratori locali. A cominciare dal sindaco di Alessandria e dalla sua giunta, alle prese oggi con un’altra giornata delicatissima, in particolare sul fronte Aspal, partecipata la cui sorte sembra davvero appesa a un filo. Ma è tutto il sistema delle aziende comunali a “boccheggiare” sotto i riflettori, in attesa di interventi di razionalizzazione più volte annunciati nei mesi scorsi, e ora resi a quanto pare ancora più ineludibili dalle nuove osservazioni ministeriali divulgate l’altro giorno.

Di fronte ad esse, il sindaco Rita Rossa non poteva essere più esplicita: “Sono disposta a mettere in dubbio la mia ricandidatura, ma voglio riconsegnare alla città un Comune con i conti in ordine”.

Indietro, insomma, non si torna: a costo di un rimpasto di giunta anche sostanzioso, e di non pochi attacchi che arriveranno soprattutto dal “fronte interno”. Mentre le opposizioni di centro destra e del Movimento 5 Stelle, al momento, non appaiono particolarmente incisive, probabilmente rendendosi conto che i margini di manovra sono davvero esigui.

La riorganizzazione delle partecipate è partita dai cda: dopo quello del Cissaca, ieri è stata la volta dell’Atm, con un presidente a sorpresa: non Gian Piero Borsi (come in tanti sembravano dare per scontato: e sarebbe stato un “cavallo di ritorno”) ma Gian Franco Cermelli, consigliere provinciale dei Moderati.

A cui spetterà il compito di provare a “rimettere in moto” un’azienda che quest’anno compie quarant’anni, e li dimostra tutti.

Si rimane in attesa del nuovo presidente di Amag (diamo per scontato che sarà l’assessore Bianchi? Così pare, sempre che anche su quel fronte non spunti la sorpresa dell’ultima ora), e di capire quale sarà il futuro di Amiu.

Ma anche di sapere se il taglio di quasi quattro milioni di euro (da 26 milioni nel 2013 a 22 milioni nel 2014) per le spese del personale di Palazzo Rosso significherà riduzione generalizzata di orari e stipendi (“lavorare meno, lavorare tutti”), o tagli selettivi in determinati comparti. Nel frattempo, a quanto pare, si metterà mano in maniera drastica agli stipendi dei dirigenti.

E i sindacati? La luna di miele col sindaco è davvero finita, e arriveremo allo scontro duro, o al di là dell’inevitabile gioco delle parti si sta già ragionando su tutte le forme possibili di ammortizzatori sociali, e magari su forme incentivate di reinserimento professionale?

Di certo c’è una cosa: le note del Ministero, ma soprattutto l’andamento delle elezioni e la precarietà assoluta della vittoria di Bersani, credo abbiano definitivamente sgombrato il campo: a Roma sono alle prese con tante di quelle “grane” di ogni tipo che illudersi di poter ricevere un qualche trattamento privilegiato o ad hoc (che poi è un modo diverso per dire la stessa cosa) è ormai impossibile. Alessandria deve fare da sola, e il mestiere di primo cittadino di Palazzo Rosso, oggi, è fra i meno invidiabili in assoluto. L’amministrazione comunale si dia una mossa,  dicono due autorevoli osservatori di centro sinistra come Alfio Brina e Delmo Maestri. E’ il momento di spingere sull’acceleratore dunque? E succederà? Lo scopriremo presto.

Bersani apre a Grillo: “‘O famo strano?”

'O famo strano!Sarà pure un discorso furbo, da politico di vecchia scuola, ma Bersani (con il supporto di Vendola) mi pare abbia giocato, dopo un silenzio prolungato, una carta spiazzante: meglio con Grillo che con Berlusconi“, mentre non si capisce quale potrà essere il rapporto con il malconcio drappello di Monti.

Ammettendo “Non abbiamo vinto anche se siamo i primi” Bersani guadagna un milione di punti agli occhi degli italiani stanchi della partitocrazia, diciamocelo. L’alternativa era ammettere la sconfitta, e dimettersi, aprendo la strada a Renzi, ma anche ad una nuova fase di instabilità.

E anche se rimane un esponente di rilievo di quella partitocrazia contestata da chi ha votato Grillo (e anche da chi è stato a casa), il segretario del Pd mostra di aver capito che il centro sinistra deve uscire dal recinto, se vuole fermare l’emorragia di consenso reale, al di là delle alchimie del porcellum. Ma è una strada percorribile, e a quali costi?

Il punto sarà prima di tutto capire come reagisce il Movimento 5 Stelle, e quali margini ci sono per un governo “strano”, in qualche modo sperimentale. E, naturalmente, cosa quel governo si propone di fare, concretamente. Senza l’ossessione della Germania (se aspiriamo a tornare ad essere un Paese sovrano), ma anche senza voli pindarici come l’uscita dall’euro, che temo significherebbe harakiri garantito.

Al di là insomma della boutade di Grillo su Dario Fo presidente della Repubblica (se non sono ottuagenari non li votiamo insomma: meno male che il premio Nobel ha ancora la lucidità necessaria per dire “no grazie”), è chiaro che siamo ad uno snodo.

Se Bersani “aprisse” a Berlusconi, dovrebbe mettere in conto il “curiale” Gianni Letta al posto di Napolitano, ma anche ragionare su non meglio precisati inciuci di altro tipo. E, soprattutto, il rischio, che evidentemente il centro sinistra percepisce chiaro, sarebbe dare al Paese reale l’ennesimo segnale del vecchio che avanza, della partitocrazia che si rinchiude nel Palazzo, per una strenua resistenza.
Per cui quella frase di Grillo, “arrendetevi e uscite con le mani alzate: ve lo chiede il popolo italiano” rischierebbe, tra pochi mesi, di essere ancora più profetica, e veritiera.

Mettiamola così: se Grillo ci casca, quella di Bersani è una mossa da scacco matto. E non lo dico sottintendendo che I 5 Stelle debbano per forza rifiutare: anche se tocca a loro a questo punto la scelta più delicata. Accettare “l’abbraccio mortale” del centro sinistra, ma ponendo condizioni precise e concrete, o scegliere la strada delle barricate e dell’opposizione dura e pura, rilanciando la patata bollente tra le mani del Pd? A quel punto, Bersani sarebbe costretto obtorto collo (ma la realpolitik è questo e altro) a riaprire il dialogo col Pdl, e a confrontarsi con scenari già noti, e già dimostratisi consunti.

Eh sì: Bersani (e Vendola) hanno fatto proprio una mossa spiazzante, che personalmente non mi sarei aspettato. E voi? e ora, cosa succederà? Sono solo schermaglie post elettorali, oppure….

E. G.

Ps: al prossimo giro, promesso, torniamo ad occuparci anche delle mille grane di Alessandria, promesso. Per oggi concediamoci ancora un piccolo “svago” nazionale….ah: naturalmente l’immagine geniale è di Molotov: ma che ve lo dico a fare? Ormai lo sapete!

Gli italiani “smacchiano” Bersani. E ora il caos?

Giaguaro 1Che botta, ragazzi! Gli smacchiatori del giaguaro fanno più o meno la fine della gioiosa macchina da guerra di Occhetto, anno di grazia 1994. E, considerato che le loro facce sono poi sostanzialmente sempre quelle, c’è da chiedersi se non fosse possibile intuirlo in anticipo. Nei giorni scorsi ho incontrato diverse persone, che non si conoscono tra loro e in contesti diversi, che mi hanno detto: “Avrei votato Renzi, ma col cavolo che voterò Bersani“. Ed è successo, paro paro. La chiave di lettura di queste elezioni è tutta qui: il centro sinistra si è suicidato. Per difendere vecchi interessi corporativi e di bottega, ha rinunciato a rinnovarsi, e a rinnovare il Paese. Resuscitando Berlusconi, simpatica maschera di cera. “Contaballe” professionista, che ci restituirà l’Imu attraverso la Cassa Depositi e Prestiti. Ossia con i nostri risparmi: per dire il personaggio.

Non mi si dica però adesso che è stata decisiva la lettera di Silvio alle famiglie italiane: quelle sono frescacce, lo sappiamo tutti. Gli elettori hanno votato centro destra come un tempo votavano Dc: turandosi il naso, pensando che  l’alternativa fosse peggio, e comunque non li rappresentasse.

Ma il dato più rilevante è il ciclone 5 Stelle, straordinario: l’unica, autentica forza politica davvero popolare che oggi c’è in Italia. Nel senso di movimento che non ha dalla sua “cinghie di trasmissione” di carattere professionale, corporativo, sindacale, mediatico o quant’altro.

Anche qui: evidentemente non li conosco tutti io gli elettori 5 Stelle, e sono milioni gli italiani, del tutto estranei alla politica, che si sono “sfregati” le mani sorridenti, in attesa dell’atto liberatorio delle urne.

SorpassoE Monti? Il suo è un flop ampiamente annunciato, nonostante un imponente spiegamento di sostegni da parte del mondo mediatico e industriale. E’ la dimostrazione che i leader non si inventano, e che il vecchio detto milanese “ofele’ fa el to mesté” (“pasticcere fa il tuo mestiere”) ha sempre un suo fondamento. E il mestiere di Monti non è, palesemente, la politica.

Un altro che tornerà a fare il suo mestiere è il giudice Ingroia: persona corretta e perbene, che si è ritrovato a capo di un caravanserraglio onestamente indigesto. Un autobus che si illudeva di riportare a Roma una compagnia di giro un po’ datata, e soprattutto davvero troppo disomogenea (“siamo alleati certamente fino al 25 febbraio”, mi disse qualcuno settimane fa). La corriera si è fermata in aperta campagna, senza raggiungere la meta. Da lì, ognuno ripartirà a piedi e in ordine sparso, vedremo verso dove. Ma, prima o poi, si dovrà pure parlare di tutti questi giudici che entrano in politica: legittimo, sia chiaro, in base alla normativa corrente. Ma forse occorrebbe appunto rivederla, che dite?

Giannino invece si è fatto fuori da solo, poveretto: ma qualche direzione di medio livello nel mondo dei media, sull’onda dell’esposizione mediatica, verrà fuori anche per lui, tempo al tempo.

E i dati di casa nostra? Il perfetto equilibrio in provincia tra Pd, Pdl e 5 Stelle è uno “spaccato” significativo della situazione di tutto il Paese.

E adesso? Adesso, signori, sarà il caos: se non è ingovernabilità “alla greca”, poco ci manca.
Calato il sipario sul teatrino elettorale, la strada per l’Italia, e soprattutto per le fasce più deboli della popolazione, è tutta in salita. E’ troppo sperare che si abbandoni la logica della guerra (o dell’alleanza) per “bande”, e si cominci a guardare davvero agli interessi collettivi? Ed è possibile che ci riesca questa classe dirigente? O, più probabilmente, si tornerà a votare tra qualche mese, e il Movimento 5 Stelle continuerà a crescere, seppellendo una partitocrazia assolutamente incapace di rigenerarsi?

E. G.

Ps: un enorme grazie, come sempre, alla genialità del compagno Molotov, autore delle due immagini.

Aspettando il responso delle urne

Elezioni politicheForza, ancora qualche ora e poi noi, malati di politica, potremo scatenarci in analisi, interpretazioni, “io l’avevo detto”, e chi più ne sa più ne dica.

Solo, consiglierei alle 15 qualche ora di riflessione supplementare, per evitare di sparare sentenze che martedì mattina potrebbe già risultare già vecchie, o clamorosamente errate. Naturalmente poi sarò tra i primi a non rispettare questa regola di prudenza, per la famosa questione del calzolaio che va con le scarpe rotte.

Che a fermare gli italiani possa essere il maltempo (che peraltro non è così generalizzato: roba del nord, guardate la cartina d’Italia sui siti meteo) io però non ci credo per niente: chi non andrà a votare, molto anziani a parte, sarà perché ritiene di non farlo per altre, rispettabilissime, ragioni.

Noi che, invece, alle urne ci siamo andati o ci stiamo andando, è perché comunque alla partecipazione ancora ci crediamo, e perché ogni volta (quindi pure ora) abbiamo l’impressione che il momento sia topico, il Paese in bilico, un impegno diretto quanto mai necessario. Poi, in genere, ci accorgiamo dopo pochi giorni che tutto è cambiato perché tutto potesse rimanere uguale. Sarà così anche stavolta?

E. G.

Ma l’appello al voto dov’è?

ElettriceNon so se avete notato, ma ad oggi manca, rispetto allo scenario elettorale classico, un elemento. Ossia l’accorato appello al voto da parte delle più alte e sussiegose autorità dello Stato, e dei partiti in genere. Insomma, gli alfieri della partecipazione popolare e i loro media (compresi tutti coloro che contribuirono a trasformare le primarie del centro sinistra in un vero e proprio evento) ora tacciono, distratti. A completare il quadretto ci vorrebbe l’esortazione ad andare al mare (anzi, in montagna, data la stagione) di craxiana memoria. Ma quella in fondo portò sfiga, quindi nessuno la rispolvera.

Come mai dunque, secondo voi, a questo giro non si è cercato di responsabilizzare gli italiani? E la famosa “gente”, alla fine, nonostante la neve e il gelo in arrivo, a votare ci andrà o no?

Buone elezioni a tutti.

Rimborso Imu e code immaginarie

Lettera rimborso ImuIeri ho chiesto ad un paio di addetti ai lavori che operano all’interno degli uffici postali del nostro territorio quali fossero stati gli effetti della lettera di Berlusconi sul promesso rimborso Imu (del 2012), e si sono messi a ridere: “qui da noi non è passato nessuno: in compenso c’è la coda per pagare le bollette”.

Diciamocelo: alla lettera-propaganda di Silvio ha subito risposto la contropropaganda del regime mediatico in mano al Pd e ai suoi amici, con effetti altrettanto comico/ridicoli.

Il punto, signori miei, è che in campagna elettorale i politici e i partiti la tendenza compulsiva a considerare noi elettori un parco buoi dirottabile a piacimento ce l’hanno tutti, poche storie. Ognuno col suo stile, e con i suoi metodi, tutti cercano di mostrarci asini volanti, e non si rendono conto che il re nudo ormai gli italiani lo vedono tutti, e non hanno neppure il pudore di dirlo a mezza voce. Lo urlano proprio, tanto che i politici più avveduti, credetemi, sono quelli che hanno scelto un ruolo, più o meno temporaneo, di osservatori.

La lettera del Berlusca, comunque, io l’ho ricevuta mercoledì, ed è tanto esilarante quanto un po’ “datata”. Ma Silvio non si rivolge mica a noi maniaci del web, che viviamo ormai connessi 15 ore al giorno, e ci rincoglioniamo in tempo reale con notizie flash e slogan “rimbalzati” dai social network. Berlusconi con la sua letterina parla ai pensionati, che sono una valanga, e nella loro gran parte di Internet sentono parlare in tv. Oppure a quella tipologia di lavoratori di mezza età (io ne conosco diversi) che Internet lo usa giusto per controllare l’e-mail una volta al giorno: e magari sono più “sani” loro di noi web-dipendenti, sia chiaro!

Al suo target di riferimento, centrato dunque con la consueta professionalità, l’imbonitore un po’ invecchiato e “bollito”, ma sempre gran combattente, racconta la sua verità. Ossia fa promesse al vento, finalizzate al recupero di qualche punto percentuale, utile a meglio “riposizionarsi”, e a pesare, eccome, sullo scenario post elettorale.

Già autonominatosi “nuovo ministro dell’Economia e dello Sviluppo”, Berlusconi preannuncia l’arrivo della lettera vera, quella ufficiale e post elettorale, con cui ufficializzerà il rimborso del maltolto, e porrà freno all’oppressione fiscale, giudiziaria e burocratica. E poi ne ha per tutti, naturalmente, ma particolarmente divertente è quel “più dell’ottanta per cento dei suoi candidati (parla del Movimento 5 Stelle, ndr) ha già fatto politica, e proviene dai circoli dell’estrema sinistra, dei centri sociali e dei no Tav”. Dove i no Tav per assonanza sembrano tout court no global o pericolosi “autonomi” degli anni Settanta, e non il popolo delle valli piemontesi in lotta per difendere la propria terra.

Berlusconi racconta palle da sempre, e oggi lo fa in maniera tutto sommato più simpatica e innocua che in passato. Soprattutto sa benissimo che buona parte del suo vecchio elettorato domenica e lunedì voterà per Beppe Grillo, per cui prova ad usare tutte le cartucce che ancora ha per dissuaderlo. Pazienza se sono cartucce a salve: magari qualcuno, nella quantità, si spaventerà anche solo per il botto.

In sostanza: il Berlusconi del 2013 politicamente punta a ritagliarsi un suo spazio di trattativa (anche per scongiurare qualsiasi necessità di fuga alla Craxi: oltretutto Hammamet non è più di moda, e pare che a Malindi la situazione non sia proprio tranquillissima), e per la simpatia che ormai trasmette, secondo me, è oggi uno dei pochi showman in grado di rilanciare, con la propria presenza, una tv generalista in caduta libera.

Quanto alle previsioni di voto, quasi quasi vi propongo di fare i vostri pronostici: se provate a sommare le percentuali che circolano sui diversi candidati, schieramenti e partiti, arriverete tranquillamente al 130-140%. Qualcuno non la racconta giusta, e lunedì sera si ritroverà con il cerino acceso in mano. Ma chi sarà?

E. G.

Vi piace questa democrazia?

Urna elettorale8 candidati al prossimo Parlamento, e più o meno 25 elettori ad ascoltarli. Il dato, relativo ad un recente confronto pubblico organizzato dall’Api di Alessandria, mi ha colpito perchè certamente significativo dell’appeal che, anche grazie a questa legge elettorale, i prossimi potenziali senatori e deputati della Repubblica esercitano sull’elettorato, non solo imprenditoriale.

Del resto, e non per colpa loro, sono figure scelte dalle segreterie dei partiti, al più (nel caso del centro sinistra) estendendo il placet ad uno zoccolo duro di militanti. Gli elettori attribuiscono loro scarso potere, e scarsa autorevolezza. Non saranno neppure davvero scelti dal popolo: perché quindi perdere tempo ad ascoltare le loro analisi sempre uguali, le loro proposte convenzionali e scontate?

Viviamo in un Paese logoro, e voteremo con un sistema elettorale che gli addetti ai lavori definiscono “porcata”. E c’è una contraddizione evidente, palpabile in questi giorni: da un lato tanti comparti (penso agli enti locali e all’editoria: ma solo perché li frequento da vicino) sono immobili, e prima di dare il via ad una raffica di licenziamenti di massa aspettano di capire cosa succederà lunedì sera. Come se ancora potesse, dalle urne, uscire “‘o miracolo”, un percorso imaginifico (e probabilmente immaginario) che rappresenti un’inversione di tendenza rispetto allo scenario di “tagli” e ridimensionamenti anche dolorosi.

Dall’altro lato però, appunto, c’è la consapevolezza che a contare davvero sono soltanto alcune persone o entità (vale persino per l’opposizione popolare, che si incarna in una singola figura, Beppe Grillo), non certo un’idea di politica come dinamica collettiva e condivisa. Da qui il fatto che i parlamentari siano percepiti come dei “due di picche”, personaggi che, al più, il jolly lo hanno pescato a livello individuale, e beati loro.

Questa è una democrazia matura e compiuta secondo voi? Funziona così anche altrove, o l’Italia è un unicum (non troppo positivo)? Sono domande che vi giro, alla ricerca di confronto e risposte.

E. G.