Alessandria avanguardia d’Italia?

Comune di AlessandriaUn’idea mi gira in testa da qualche tempo: ossia che Alessandria una volta tanto rischi di essere davvero avanguardia d’Italia, sia pur sul fronte poco gratificante dell’emergenza occupazionale, e sociale.

Avevo già pensato e scritto il titolo/sintesi di questo post, quando ho guardato su AlessandriaNews una video intervista all’assessore comunale Nuccio Puleio, che utilizza la stessa esatta espressione: segno evidente che comincia ad essere un sentire diffuso.

Scioperi, fischietti, sindacalisti che attaccanno i dirigenti comunali che guadagnano più dei primari ospedalieri, e francamente si fa fatica a capire perché: tutto sacrosanto, e condivisibile. Comprensibili anche, ma francamente per nulla eccitanti, certi slogan, tipo “Rita Rossa di vergogna”, invece. Non sono mai stato e non sono del partito del sindaco, in maniera acritica: né con Rita Rossa, né tantomeno prima con Piercarlo Fabbio. Ma quello che oggi i lavoratori vorrebbero, ossia la conservazione assoluta dello status quo, in termini di piena occupazione a Palazzo Rosso e nelle partecipate, e alle stesse condizioni salariali, mi pare francamente un miraggio. Naturalmente ognuno deve fare la propria parte, a partire dai diretti interessati, ossia i dipendenti che difendono con le unghie e con i denti il posto di lavoro (facciamolo però diventare, e sempre, lavoro vero e non solo posto, ok?). E dai sindacati, che fanno il loro mestiere.

Ma se critica si può avanzare a questa amministrazione è di aver atteso anche troppo prima di muoversi con un progetto organico, e anzi di non avere ancora chiarito adeguatamente come davvero intende riorganizzare la galassia comunale. Tanto che i gestori delle partecipate “brancolano” nel buio. E, naturalmente, c’è stata un po’ troppa demagogia in campagna elettorale (ma chi non lo fa? Guardate cosa sta succedendo in queste settimane a livello nazionale), lasciando intendere ciò che ognuno ha voluto intendere. Ma anche lì, bastava fare due più due, cari contestatori del 2013.

Però oggi non si scappa, la coperta è davvero troppo corta. E, come dice anche Puleio, l’impressione è che siano centinaia gli enti locali messi più o meno come Alessandria. Per cui, nei prossimi mesi, altro che ripresa: chiunque vinca le elezioni (e avremo, vedrete, un minestrone tale per cui alla fine Pd e Pdl governeranno insieme, con Monti: ossia come oggi), dovrà assumere decisioni drammatiche, e far fronte al dilagare dell’emergenza, e della protesta. Puleio, da sindacalista di provata esperienza qual è, invoca una risposta politica centrale, a tutela della piena occupazione pubblica. Io però temo che si tratti di una ricetta inapplicabile su vasta scala (altro, naturalmente, sarebbe considerare Alessandria un unicum: ma perché dovrebbero scusate? Per essere la Nusco della terza repubblica dovremmo almeno partorire un De Mita, non vi pare?), e che per forza di cose, considerato come sta andando l’economia reale del Paese, dipendenti pubblici e pensionati non potranno più essere le isole di piena tutela che sono state finora. Perché tutt’attorno, nell’economia reale, infuria uno tsunami di dimensioni epocali, e ci sono aziende che chiudono quotidianamente, nella quasi indifferenza generale. E’ chiaro che “il contagio” toccherà presto anche la PA, e i pensionati.

Ma, naturalmente, non fatelo sapere agli italiani per altre due settimane. Anzi, dite loro che “la ripresa partirà nel secondo semestre”. Senza specificare di che anno, of course.

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